Padoan, l'uomo che piace ai mercati (e a D'Alema)

Chi è la figura in pole per Palazzo Chigi - Cosa succede dopo le dimissioni di Renzi

Padoan, l'uomo che piace ai mercati (e a D'Alema)
 Piercarlo Padoan

Roma - Un tecnico dalla formazione politica, apprezzato dai mercati, ministro nel governo Renzi, ma legato anche a Massimo D'Alema e a quella sinistra dem che si è schierata contro il premier. Il nome di Pier Carlo Padoan, che circola da settimane come possibile successore a Palazzo Chigi, potrebbe tranquillizzare la finanza internazionale, che guarda con apprensione alle turbolenze italiane, ma allo stesso tempo tenere insieme un partito uscito lacerato dalla prova referendaria.

L'ex collaboratore di 'Critica Marxista' divenuto professore di Economia a La Sapienza

Nato a Roma nel 1950, Padoan studia e si laurea in economia a La Sapienza. Legato al Partito comunista, nel 1975, a 25 anni, pubblica su 'Critica Marxista' un articolo in cui attacca, da sinistra, le politiche keynesiane. Pochi anni più tardi, insieme ad altri colleghi, scrive il saggio 'Afferrare Prometeo' in cui cerca di indicare una terza via tra capitalismo e socialismo. Prosegue la sua carriera nell'ateneo della capitale dove diventa ordinario di Economia.

Gli incarichi politici con D'Alema e Amato

Con gli anni, il rosso acceso della gioventù si attenua: è l'esempio del laburista britannico Tony Blair ad attirare la sua attenzione. Nel 1998 escono 'Proposte per l'economia italiana', un pamphlet a firma di Pier Carlo Padoan, Nicola Rossi e Marcello Messori, chiamati velenosamente nel Pds di allora i "blairiani alle vongole". La prefazione è di Massimo D'Alema che proprio quell'anno chiama a Palazzo Chigi il professore come consulente economico, una carica che mantiene anche sotto il successore Giuliamo Amato, insediatosi alla guida del governo nel 2000. In quegli anni, è anche responsabile per il coordinamento della posizione italiana nei negoziati dell'Agenda 2000 per il bilancio Ue, l'Agenda di Lisbona, il Consiglio Europeo, gli incontri bilaterali e i vertici del G8. Nel 2001, finita l'esperienza di governo, Padoan viene nominato alla guida della Fondazione Italianieuropei, il noto think tank di cultura politica di D'Alema.

La carriera all'Ocse e al Fondo monetario internazionale

Parallelamente decolla la carriera negli organismi internazionli con l'incarico, dal 2001 al 2005, di direttore esecutivo italiano al Fondo Monetario Internazionale (Fmi), anche per conto di Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est. Nel 2007 diviene vice segretario generale dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), e due anni più tardi assume le funzioni anche di capo economista. E' inoltre rappresentante dell'Ocse al G20 Finanza e capo della Risposta Strategica e della 'Green Growth and Innovation Initiative' dell'organizzazione.

La nomina a ministro dell'Economia del governo Renzi

Nel 2013, Enrico Letta lo nomina alla guida dell'Istat, dopo la mancata chiamata al governo come responsabile dell'Economia, incarico per il quale viene scelto Fabrizio Saccomanni, che resta in carica meno di un anno. Con l'arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, Padoan torna in pole per il dicastero di Via XX Settembre, che viene chiamato a guidare nel febbraio 2014. Una notizia che lo trova in Australia e che lo porterà a giurare con due giorni di ritardo. 

Già allora, il suo nome è indicato come anello di congiunzione tra il governo e quell'ala del partito destinata ad accogliere prima i 'rottamati' da Renzi e poi a trasformarsi in quella minoranza dem che ha rappresentato il fronte del No all'interno del Pd nella battaglia referendaria. In un'intervista del febbraio 2014, D'alema sottolineava che "Pier Carlo Padoan è persona di grande credibilità internazionale, che tutti riconosceranno alle runioni di Ecofin. E' uomo di grande passione e impegno". "E' un esponente dell'Ocse la cui competenza è riconosciuta da tutti", aggiungeva, senza commentare la definizione di "contributo d'alemiano al governo". 

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