Che farà il Parlamento se vince Sì e se vince No

Dal tema della legge elettorale ai regolamenti parlamentari fino alla composizione della Corte costituzionale: le questioni da affrontare dopo la cosultazione

Che farà il Parlamento se vince Sì e se vince No
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di Marvin Ceccato

Roma. - A meno di due settimane dal referendum costituzionale è il momento di prendere in esame anche gli aspetti tecnici dell'attuazione della riforma, sia nel caso di vittoria del Sì sia del No. Quali saranno i principali adempimenti di Senato e Camera alla luce del risultato della consultazione popolare del 4 dicembre?

Cosa succede se vince il NO

Non vi saranno adempimenti stringenti di tipo regolamentare per le Camere a Costituzione invariata e l'unico obbligo 'politico' sarà quello di valutare la questione della legge elettorale, poiché l'Italicum riguarda soltanto l'elezione della Camera dei deputati. Secondo alcuni costituzionalisti, a questo punto si renderà necessario uniformare, o almeno coordinare, la legge elettorale della Camera e quella del Senato. L'ipotesi degli esperti è che, pur nel quadro di un rinnovato bicameralismo perfetto, occorrerebbe favorire la definizione di un sistema elettorale omogeneo e rivolto a un'identica platea di elettori, per evitare che si vada a votare con due sistemi elettorali diversi, creando una situazione come quella degli ultimi anni in cui non si sono avute a Palazzo Madama maggioranze chiare. E quindi, addio governabilità.

Comitato per il No al referendum: le ragioni di chi vuole bocciare la riforma Boschi

Se restasse in vigore l'Italicum, la legge elettorale approvata nel 2015 per la Camera su cui pende però un ricorso alla Consulta, una delle soluzioni da esaminare potrebbe essere quella di prevedere un premio di maggioranza anche per il Senato. In campo c'è poi sicuramente anche il cosiddetto Consultellum, cioè il sistema elettorale venuto fuori con la sentenza 1/2014 della Corte costituzionale: un impianto proporzionale puro con preferenza unica. Gli esperti sono divisi sulle due opzioni e c'è chi immagina un mix tra i due sistemi, ma con soglia di sbarramento più alta al Senato, anche fino all'8 per cento.

Cosa succede se vince il SI' 

Con la vittoria del Sì, l'Italia dirà addio al bicameralismo perfetto: solo la Camera voterà la fiducia al governo e, di regola, le leggi saranno approvate soltanto da Montecitorio. Complesso il tema del profilo del nuovo Senato, che dovrà essere eletto in rappresentanza delle istituzioni territoriali e sarà composto da 100 membri, 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica. Dovrà essere perciò approvata una legge elettorale che definisca il quadro in cui dovranno rientrare le singole normative regionali. Anche se l'articolo 39 della Riforma prevede l'applicazione di un meccanismo elettorale transitorio per l'elezione dei senatori "in sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore" della nuova legge elettorale per Palazzo Madama.

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Urgente sarà la modifica dei regolamenti parlamentari, anche in questo caso con un occhio particolare al Senato, adeguandolo alla rivoluzione delle nuove funzioni e competenze: come verrà eletto il nuovo presidente? Quante saranno le Commissioni? La Riforma prevede un periodo transitorio durante il quale "le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale". Anche il regolamento della Camera dovrà cambiare, a partire dalla nuova disciplina del cosiddetto statuto delle opposizioni, destinato ad assicurare, in ogni fase dell'attività parlamentare, il rispetto dei diritti e delle prerogative delle formazioni politiche che non sostengono il governo.

I tecnici indicano poi l'opportunità che la nuova Camera modifichi al più presto la legge 87 del 1953 sulla composizione e sul funzionamento della Corte costituzionale, per rendere concreta la nuova competenza della Consulta a giudicare in via preventiva le leggi elettorali. Dovrà essere inoltre affrontata la nuova normativa dei referendum previsti dalla Riforma Boschi: non solo quello abrogativo già previsto, ma che con la raccolta di 800 mila firme vedrà il quorum per la validità abbassarsi al 50% più 1 dei votanti alle precedenti elezioni politiche, ma anche quello propositivo e di indirizzo, la cui disciplina è rinviata a una successiva legge.

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