Tutti a cercare notizie sul reddito di cittadinanza. Ma dopo aver votato

Su Google la promessa elettorale dei Cinquestelle è stata una delle ricerche più intensive tra il 5 e il 6 marzo, cioè a urne chiuse. Ecco cosa è successo

Tutti a cercare notizie sul reddito di cittadinanza. Ma dopo aver votato

Prima voto, poi m'informo (su Google). Il reddito di cittadinanza è stato uno dei temi più cavalcati e (a quanto pare) vincenti del Movimento 5 Stelle. Ma gli elettori sanno di cosa si tratta? Non sono i motori di ricerca a poter dare una risposta. Possono però indicare alcuni dati curiosi sul comportamento degli utenti: la ricerca “reddito di cittadinanza” e alcune chiavi simili hanno avuto un picco subito dopo il voto, tra i 5 e il 6 marzo. Cioè a giochi fatti. Con un'impennata più decisa nel centro-sud, dove il M5S ha costruito il proprio successo. È un po' quello che è successo qualche ora dopo il referendum sulla Brexit. In Gran Bretagna si erano moltiplicati gli utenti che chiedevano a Google “What is the Eu”, “Che cos'è l'Unione europea”.

 

Le ricerche sul reddito di cittadinanza

La ricerca “reddito di cittadinanza” ha avuto un picco intorno alle ore 21 del 5 marzo. Cioè a urne chiuse e risultati già chiari. I dati non dicono quante persone siano andate a caccia di informazioni online, ma danno un quadro delle tendenze (in proporzione). Se Google indica il momento di maggiore interesse con 100 (il 5 marzo), il giorno del voto si ferma a 15 e il il 3 marzo a 10. Tradotto: le ricerche sul “reddito di cittadinanza” si sono decuplicate tra la vigilia del voto e il giorno successivo alla chiusura dei seggi. Un interesse che si è mantenuto vivo anche nelle giornate successive, il 6 (con un picco a quota 84) e 7 marzo (arrivato fino a 78). Dove c'è stata l'impennata più ripida? Secondo i dati di Google Trends, in Abruzzo, Sardegna, Umbria, Calabria e Molise. Tutte regioni (salvo l'Umbria) dove ha prevalso il M5S.

 

Istruzioni per l'uso

La crescita delle ricerche post-elettorale si conferma anche per domande più specifiche. Con una differenza: lo slittamento di qualche ora. Il giorno dopo il voto ha prevalso il generico “reddito di cittadinanza”. Il 6 marzo gli utenti hanno iniziato a cercare massicciamente anche qualche indicazione pratica. Non si sa mai. Alcuni cittadini di Giovinazzo (in provincia di Bari), si sono presentati agli operatori dei Caf – riporta la Gazzetta del Mezzogiorno – e hanno chiesto i moduli per ricevere il reddito di cittadinanza. Quasi nessuno è arrivato a tanto, molti hanno preferito interrogare Google. Nella mattinata del 6 marzo c'è il picco della ricerca “reddito di cittadinanza come funziona” (con volumi quintuplicati rispetto al giorno del voto).

 

E poi c'è chi ha badato direttamente al sodo: le ricerche di “Reddito di cittadinanza m5s requisiti” si sono moltiplicate per 20 tra il 4 e il 6 marzo, con un picco a più di 24 ore dalla chiusura dei seggi. Anche in questo caso, le regioni più interessate sono state quelle colorate di giallo: Abruzzo, Calabria, Sardegna, Sicilia. Anche se al quinto posto spunta una delle aree dove il Movimento 5 Stelle non ha prevalso: la Toscana.

Il confronto con la flat tax

La geografia e l'andamento delle ricerche cambiano per un altro argomento molto popolare della capagna elettorale: la flat tax. L'interesse nei confronti di questa proposta (del Centrodestra) è stata molto più costante. Il picco si è avuto il 25 febbraio. E i livelli del post-voto sono in linea con quelli dei giorni precedenti. Senza impennate nelle ultime settimane. Diversa è anche la distribuzione regionale delle ricerche: le due regioni del sud in vetta (Basilicata e Abruzzo) sono seguite da Valle d'Aosta (dove ha prevalso il Movimento alla Camera e il Centrosinistra al Senato), Friuli Venezia Giulia e Lombardia (conquistate dal Centrodestra).

 

Le (possibili) spiegazioni dei dati

Certo, le ricerche di Google non raccontano motivazioni di voto e conoscenza della proposta. Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che gli elettori abbiano usato altri canali. Che le ricerche siano state (molto) diluite nei giorni precedenti al 4 marzo. Oppure che la crescita delle ricerche in alcune regioni del centro-Sud sia legata alla minore penetrazione di internet: la curiosità per un tema che potrebbe riguardarli da vicino potrebbe aver spinto utenti di solito lontani dal web a cercare informazioni online. Ma, al netto dei molti condizionali, resta il fatto che la caccia alle informazioni si sia intensificata dopo il voto e non prima di mettere una X sulla scheda. Delle due l'una: o l'impatto del reddito di cittadinanza è stato sopravvalutato e gli elettori non si sono fatti influenzare più di tanto; oppure si sono fatti ingolosire da un nome senza avere una cognizione chiara di cosa significasse.



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