"Per cercare lavoro meglio il calcetto del curriculum". Nuova bufera su Poletti

Il rapporto di lavoro "è prima di tutto un rapporto di fiducia", aveva spiegato il ministro agli studenti. L'esempio scelto non è piaciuto all'opposizione.

"Per cercare lavoro meglio il calcetto del curriculum". Nuova bufera su Poletti
  Poletti - imago 

Per Giuliano Poletti il rapporto di lavoro è "prima di tutto un rapporto di fiducia" ed "è per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum". L'esempio scelto dal ministro ha scatenato però una nuova polemica. Al centro del colloquio con i ragazzi c'era proprio il tema dell'alternanza-scuola lavoro e Poletti ha spiegato che la dinamica delle relazioni è un fattore estremamente importante per il futuro lavorativo dei giovani e "i rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative". 

Le reazioni politiche

La frase non è passata inosservata, soprattutto tra le fila dell'opposizione. E non sono tardate ad arrivare le reazioni:

Il deputato Mdp Arturo Scotto su Twitter scrive: "Caro Poletti, il lavoro non si conquista con il calcetto, anche perche' tu da Ministro non hai dimostrato di essere Maradona".

 

Parte all'attacco, sempre sul social network, il deputato M5S Alessandro Di Battista: "Giuliano Poletti dice che per trovare lavoro conviene più il calcetto che inviare il curriculum vitae. Anche Buzzi giocava?".

 

Arriva anche il tweet di Roberta Lombardi del Movimento Cinque Stelle: "Poletti Giuliano agli studenti: il lavoro? Meglio giocare a calcetto che inviare curricula. Al Pd questa la chiamano meritocrazia".

 

 

Osservazioni sulla frase del ministro arrivano anche da alcuni esponenti Pd come il parlamentare Antonio Misani. "Il rapporto di fiducia e' sicuramente un tema essenziale, ma ci sembra singolare - dice Misani - che un ministro dica che ci siano piu' opportunita' lavorative a giocare a calcetto che a mandare curricula. Certe affermazioni sono quanto meno discutibili, soprattutto se pronunciate da chi di lavoro si deve occupare istituzionalmente. Se il ministro Poletti voleva fare dell'ironia, l'hanno capita veramente in pochi". A proposito di ironia, sul web non sono mancate reazioni di questo tenore:

 

 

 

 

Le spiegazioni di Poletti 

Dopo lo scalpore mediatico che la sua frase ha provocato, Giuliano Poletti torna sulla questione e cerca di spiegare meglio cosa intendeva con quella frase detta agli studenti bolognesi. "Non ho mai sminuito il valore del curriculum e la sua utilità", prescisa il Ministro. "Vedo che si stanno strumentalizzando alcune frasi" e aggiunge: "Ho sottolineato l'importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell'utilita' delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola". 

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Le altre gaffe del ministro

Non è la prima volta che le uscite del ministro del Lavoro suscitano un certo scalpore. Tra le più famose c'è quella sui cervelli in fuga dall'Italia:


"Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".


La frase è stata ritenuta offensiva da tanti giovani che hanno lasciato l'Italia alla ricerca di opportunità che qui non hanno avuto. Anche in quell'occasione Poletti dovette correggere il tiro:


"Mi sono espresso male, penso semplicemente che non è giusto affermare che ad andarsene siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri"


Per queste frasi Poletti il 10 gennaio ha dovuto riferire al Senato. 

Guarda il video: "La mia frase sui giovani lontana dal mio modo di pensare"

Ad aprile 2015 il Ministro cercò di promuovere la sua proposta di progetti di alternanza scuola-lavoro e lo fece dicendo:


"Anche d'estate, se è una scelta volontaria. Bisogna incominciare a far capire ai giovani cosa sia il lavoro e cosa sia un'impresa".


L'attacco su Facebook questa volta arrivò anche dalla cantautrice Fiorella Mannoia che in un lungo post difese gli adolescenti e il loro diritto di godersi l'estate.

Anche in questo caso Poletti fu costretto a dare delle spiegazioni. "Non ho mai pensato di mandare a lavorare gratis nessuno".

Stesso effetto boomerang per il consiglio che a novembre 2015 diede agli universitari italiani:


"Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare".


La precisazione di rito arrivò il giorno dopo, dopo le proteste: "Non ho mai pensato che i giovani italiani siano choosy".

Per approfondire: