Forzare ora sullo ius soli potrebbe costare caro al governo. Meglio rinviare

I numeri non sono affatto certi, soprattutto al Senato. Il Pd combattutto tra l'ipotesi fiducia e un rinvio a settembre

Forzare ora sullo ius soli potrebbe costare caro al governo. Meglio rinviare

Lo ius soli, da settimane spina nel fianco del governo, che ancora non si è espresso sull'ipotesi di porre la questione di fiducia, rischia di mettere in crisi la vita stessa della maggioranza e dell'esecutivo. Il vero nodo, infatti, sono i numeri. Numeri che al Senato, allo stato attuale, non sono garantiti, con Alternativa popolare pronta a sfilarsi qualora il Pd decidesse di forzare la mano, andare avanti e chiedere al governo di metterci la faccia.

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Insomma, il terreno è più che scivoloso. Tanto più dopo che il ministro centrista Enrico Costa ha annunciato di essere pronto alle dimissioni. Nel Pd il quadro è ben chiaro. E il timore di restare con il cerino in mano porta a più miti consigli. Tanto che il responsabile comunicazione Matteo Richetti frena sulla accelerazione impressa fino a qualche ora fa e chiarisce, tentando di gettare acqua sul fuoco delle polemiche interne alla maggioranza, che non ci sarà alcun incidente nè forzatura: sullo Ius soli "il Pd seguirà l'indicazione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Noi vogliamo lo Ius soli e siamo pronti ad andare fino in fondo" ma solo se avrà "numeri certi" in entrambi i rami del Parlamento".

Forzare ora sullo ius soli potrebbe costare caro al governo. Meglio rinviare
 Richetti

Avanti, ma solo con numeri certi

L'esponente Pd non nega che "le prossime ore saranno decisive e si deciderà". Anche se "il Pd non vuole nè intende creare inciampi e ostacoli al governo". Parole che vengono accolte positivamente da Ap, anche se la richiesta-avvertimento di non spingere sull'acceleratore resta: "Si vada avanti solo se si hanno numeri certi in entrambi i rami del Parlamento e non si creino problemi al Governo", affermano i due capigruppo centristi, Lupi e Bianconi, che precisano: "Il Pd è ovviamente libero di indicare le sue priorità e di portarle al dibattimento in Aula, ma su questo provvedimento non è impegnato il Governo, quindi non lo si metta in mezzo con inopportune e divisive richieste di fiducia".

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Dal governo nessuna presa di posizione ufficiale, ma resta - assicurano fonti parlamentari - l'impegno dell'esecutivo verso una legge che viene ritenuta giusta e necessaria. Fatto sta che la fiducia non è stata ancora autorizzata dal Cdm e ieri la tradizionale riunione del venerdì non si è tenuta. Dunque, di fatto, sebbene dal Pd continuino a ripetere che lo Ius soli sarà approvato prima della pausa estiva, i tempi si allungano. Anche per questioni puramente 'tecniche' del calendario: al Senato c'è il decreto vaccini ancora da approvare - il via libera è atteso la prossima settimana - poi c'è il decreto Mezzogiorno e ancora il decreto Banche venete, approvato dalla Camera con voto di fiducia. Non solo: grazie a un blitz in Aula delle opposizioni, la maggioranza è andata sotto nelle votazioni sui lavori dell'Assemblea e così il ddl sul distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e la sua aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia sarà esaminato prima dello ius soli. Che sparisce dall'ordine del giorno dei lavori della prossima settimana e non se ne riparlerà prima del 25 luglio.

Forzare ora sullo ius soli potrebbe costare caro al governo. Meglio rinviare
Foto: PAOLO MANZO / NURPHOTO 
Migranti a Salerno (Afp)
 

Dubbi sull'ipotesi fiducia

Insomma, nello stesso Pd c'è già chi dà per scontato il rinvio a settembre. L'ipotesi fiducia, però, non è tramontata del tutto. Anche se resterebbe da risolvere una questione meno politica e più tecnica: ovvero, se il governo dovesse decidere di porre la fiducia, l'unica strada per l'ok definitivo senza ripassare per la Camera è di porre quattro diverse fiducie. La situazione si fa ingarbugliata. Luigi Zanda garantisce: "Il governo non rischia la crisi sullo Ius soli nè su altri provvedimenti".

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Al di là dei problemi interni alla maggioranza, sul provvedimento incombe anche l'ostruzionismo delle opposizioni, con il centrodestra pronto alle barricate e il Movimento 5 Stelle contrario alla legge. La presidente di FdI, Giorgia Meloni, chiama in causa direttamente il Colle: "Credo che debba intervenire il Presidente della Repubblica perchè è scandaloso che un governo non scelto da nessuno faccia in chiusura di legislatura, senza che fosse nel programma e col voto di fiducia una cosa che incide cosi pesantemente sulla vita degli italiani".