Come si è aperta la tre giorni del Pd a Bologna

 Nella grande sala che domina piazza Maggiore, la stessa che si è riempita di migliaia di persone al grido di #Bolognanonsilega, si sono avvicendati alcuni big del Partito

pd bologna zingaretti 

L'unico argine a Matteo Salvini e a una destra che promette di riportare le lancette indietro di un secolo è il Partito democratico. Un messaggio ad avversari e, forse soprattutto, agli alleati di governo quello che arriva da Palazzo Re Enzo, dove si apre la tre giorni di confronto aperta dal partito guidato da Nicola Zingaretti.

Nella grande sala che domina piazza Maggiore, la stessa che ieri si è riempita di migliaia di persone al grido di #Bolognanonsilega, si sono avvicendati il sindaco Virginio Merola, Gianni Cuperlo, Dario Franceschini e proprio il segretario, Zingaretti. Interventi diversi, che spaziano dalla campagna per le regionali alla manovra, ma con un unico comun denominatore: fare blocco contro la Lega e le destre.

"Salvini è il massimo rischio che corre la democrazia in Italia e in Europa nel 2019", dice Franceschini. Un rischio che, a due mesi dalla richiesta di 'pieni poteri' dell'allora ministro dell'Interno, "sembra dimenticato da analisti e commentatori, ma non dai ragazzi che si sono ritrovati ieri a Bologna", aggiunge il ministro della Cultura.

Il capo della Lega avrebbe dovuto guardale in faccia le persone che hanno risposto al flash mob di tre ragazzi, sottolinea Gianni Cuperlo, "avrebbe capito che l'Emilia non è terra da espugnare ma da rispettare". Quelle persone sono, per il sindaco di Bologna, "il segno che un'altra Italia è possibile, nel segno dell'uguaglianza, della solidarietà e dell'impegno civile".

Una Italia a cui Zingaretti dà il volto di Rosa Maria Dell'aria, la professoressa che a Palermo ha dato un compito di storia che si e' trasformato in un atto di accusa contro i decreti sicurezza, accomunati alle leggi razziali del secolo scorso. Un 'affronto' costata la sospensione dell'insegnante. A lei il segretario dem dedica al tre giorni di assemblea aperta organizzata dal Pd e a lei, come a tutte le insegnanti e agli studenti, promette "una battaglia per il piu' grande investimento in istruzione, università e ricerca della storia della Repubblica".

Fin qui, gli obiettivi. Ma l'ottimismo si scontra con una situazione politica all'interno della maggioranza tutt'altro che facile. Il Movimento 5 Stelle è restìo a qualunque alleanza nelle regioni; Matteo Renzi a Torino 'piccona' la manovra economica appena varata dal governo e, in diretta Tv, dice che l'esecutivo "va avanti se abbassa le tasse e apre i cantieri".

Un messaggio che suona, ovviamente, come un 'diktat' alle orecchie dei dem. E Franceschini, nel corso del suo intervento, risponde sul punto: "La legge di bilancio si cambia solo per quelle cose su cui la maggioranza è d'accordo, non cercando accordi con gli avversari per fare dispetti agli alleati, senza il gioco No Tax o Si' Tax". Una "maniacale ricerca di visibilita' che e' tutta indirizzata alla ricerca di consenso personale".

Le tensioni con l'ex compagno di strada non accennano a diminuire, insomma, e strascichi ha lasciato anche la 'dichiarazione di guerra' con cui Renzi ha dichiarato di voler assorbire il consenso del Pd cosi' come Macron fece con i socialisti francesi: "Una maggioranza di governo non è una corsa a tappe in cui uno solo vince il giro. Non c'è chi nasce gregario e chi nasce campione".

Anzi: "L'ultimo campione ci ha lasciato al 18% e adesso ci spiega che vuole abbattere noi. Ma anche no, non si fa cosi'", dice laconico Cuperlo. Un messaggio forte e chiaro viene indirizzato anche all'alleato riluttante del M5s: "Abbiamo il dovere di indicare una strada anche in tema di alleanze", sottolinea Franceschini riferendosi alla maggioranza di governo: "Non e' semplice spiegare che governiamo il Paese ma non siamo in grado di ripetere quella alleanza a livello regionale. La missione e' allargare il campo democratico". 

E qui il ministro della Cultura rispolvera una espressione della Prima Repubblica: "L'arco costituzionale erano le forze che avevano scritto insieme la costituzione e che erano maggioritarie rispetto alle forze che stavano fuori dall'arco Costituzionale. Non possiamo immaginare di rassegnarci all'idea che il 'club' costituzionale sia un terzo nel Paese e le forze fuori da quell'arco siano i due terzi".



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