Il patto Renzi-Berlusconi regge e avremo finalmente una nuova legge elettorale?

Ancora diversi nodi da sciogliere: la norma 'salva Ap', le 'liste civetta', soglie di sbarramento e firme

Il patto Renzi-Berlusconi regge e avremo finalmente una nuova legge elettorale?

Il patto a quattro sul Rosatellum bis regge e non mostra alcuna crepa. Filano via lisce - come del resto era prevedibile - tutte le votazioni in commissione Affari costituzionali della Camera. Ma c'è ancora tensione tra Ap e Forza Italia sulle soglie per il Senato. Pd, Forza Italia, Lega e Alternativa popolare votano compatti respingendo ogni tentativo messo in atto da M5S, Mdp, FdI e Sinistra italiana di modificare l'impianto portante della legge elettorale.

Tentativi di modifiche stoppati

  • Non passa il voto disgiunto - fortemente voluto da M5S e area di sinistra
  • Non passa la proposta dei partiti, come FdI, che vogliono le preferenze.
  • Non passa lo stop alle 'liste civetta'.
  • Non passa alcun tentativo di abolire le coalizioni o di modificare le norme per le minoranze linguistiche (leggasi Svp).

Asse Pd-Forza Italia

Resta saldo l'asse tra Pd e Forza Italia, con i dem che salvano la leadership di Silvio Berlusconi dalle picconate dei 5 Stelle (per i quali resta l'obbligo di presentare lo Statuto). Ma sull'altare del patto tra dem e azzurri viene sacrificata la norma che blindava nelle mani del Cavaliere il timone della coalizione:

  • Bocciato l'emendamento forzista che attribuiva al capo del partito più votato la leadership dell'intera coalizione
  • Il Pd concede a FI la riduzione - da circa 70 a circa 65 - del numero dei collegi plurinominali che però acquistano in grandezza.

I nodi da sciogliere

Ma se diversi nodi sono stati sciolti, resta ancora da sbrogliare la matassa sulle soglie di sbarramento e sulle firme. In particolare, a tenere banco in commissione è la cosiddetta 'norma salva Ap'. In realtà è una norma che aiuterebbe tutti i 'piccoli', compresi i potenziali 'avversari' di Renzi, ovvero i bersaniani di Mdp. Che però rifiutano categoricamente: "Sarebbe una schifezza", tuona Alfredo D'Attorre. "Non la vogliamo, perché favorirebbe la frammentazione e il mercato delle vacche".

La norma 'salva Ap'

Chi, invece, fortemente vuole la norma 'salva Ap' è proprio il partito di Angelino Alfano, che infatti ci mette la faccia e in una dichiarazione ufficiale chiede al Pd di prevedere che anche un partito che superi la soglia del 3% per il Senato, ma solo in tre regioni, possa ottenere seggi. Forza Italia si oppone categoricamente: "C'è un testo base e il testo base dice che il 3% è su base nazionale", afferma Renato Brunetta, che però aggiunge: "Bisognerà trovare un compromesso ma certamente non salterà l'accordo".

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Un seggio elettorale

Il Pd sceglie la mediazione

Anche al Pd, per la verità, la norma fa storcere il naso. Ma è vero che i voti di Ap potrebbero alla fine risultare determinanti. Così come quelli al sud di Michele Emiliano o di altre 'liste civetta'. E poi la mano tesa ai 'piccoli' potrebbe aiutare a sminare il terreno in Aula, sulle votazioni segrete. E allora si tratta, si media. Anche se Ettore Rosato smentisce tensioni: "Nessuna trattativa col coltello in mano, stiamo valutando". E ricorda che, anche se fosse accolta la proposta di Ap, non ci sarebbe nulla di male: "già per l'Italicum uscì fuori la 'salva Lega'".

Lavori a oltranza

Oggi tutti in commissione per andare avanti ad oltranza e chiudere la partita, lasciando la mattina di sabato per gli eventuali ultimi voti e il mandato al relatore. L'obiettivo principale, viene infatti spiegato, è non far slittare l'Aula, fissata per martedì prossimo.

Lo 'strappo' nel centrodestra

Intanto è sempre più marcato lo strappo tra alleati nel centrodestra: FdI si scaglia contro Forza Italia e volano gli stracci. Ad aprire la battaglia è Ignazio La Russa, che accusa di incoerenza gli azzurri, definendo il loro comportamento sui voti "vergognoso". Tema del contendere il no di FI alle preferenze e al premio di maggioranza per la coalizione. Due i 'botta e risposta' prima con Sisto e poi con Occhiuto ("ti meriti di essere preso a schiaffi", dice La Russa al collega azzurro". "Sei tu ad essere incoerente", la replica di Occhiuto). Tra le curiosità, arriva la scheda con le 'istruzioni per l'uso'. Sul frontespizio gli elettori troveranno quattro righe in cui viene spiegato come si vota e la ripartizione dei voti dati all'uninominale anche per la quota proporzionale meccanismo già sperimentato con il Mattarellum).

Renzi 'blinda' il Rosatellum bis

Oggi alla direzione dem Matteo Renzi blinderà il Rosatellum bis, sottolineerà che il Pd sta provando a costruire una larga convergenza su un testo che raccoglie la maggior parte delle forze parlamentari, proprio per 'rispondere' alle sentenze della Consulta.

Il patto Renzi-Berlusconi regge e avremo finalmente una nuova legge elettorale?

Da qui la necessità di andare fino in fondo su un sistema che, secondo i vertici Pd, potrebbe avvantaggiare tutto il partito. Sul 'Rosatellum' c'è anche l'area di Orlando ma il timore dei 'big' è che siano i 'peones' in Parlamento a manifestarsi nel voto segreto in Aula. L'obiettivo quindi è quello di compattare i gruppi dem. 

La scelta di Pisapia 

Non è escluso che l'ex premier alla direzione possa fare un accenno alle dinamiche in corso nel centrosinistra ma senza aprire all'ipotesi di nuove primarie. Sia Orlando che Franceschini puntano alla costruzione di una coalizione. L'auspicio è separare Pisapia da D'Alema ma al momento tra Campo progressista e Mdp resta tutto in stand by. Nel confronto in atto la legge elettorale non è un fattore secondario. Come ha spiegato in Transatlantico un esponente vicino a Pisapia, "perlomeno una decina di nostri parlamentari è disposta a votare il Rosatellum". Una legge elettorale che Mdp osteggia senza se e senza ma. Mentre il Pd punta proprio su questo sistema per 'agganciare' Pisapia in un'alleanza di centrosinistra.

 



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