L'emergenza coronavirus irrompe a Montecitorio

L'emergenza coronavirus irrompe a Montecitorio

Spunta in Aula la prima mascherina. È della deputata di FdI Maria Teresa Baldini. Assente per 'quarantena' il leghista Guido Guidesi, che risiede a Codogno

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© Agf - L'Aula di Montecitorio

Una mascherina fa la sua comparsa in Aula. E i deputati leghisti chiedono alla presidenza di Montecitorio di capire quanti colleghi sono impossibilitati ad essere presenti a causa della quarantena disposta in alcune zone della Lombardia e del Veneto. Al momento, è certa l'assenza del deputato della Lega Guido Guidesi, residente a Codogno e, dunque, 'in quarantena'.

Il deputato in 'quarantena'

"L'assenza dell'onorevole non osta al regolare funzionamento di questa Camera, ma verrà posta all'attenzione della Giunta del Regolamento in quanto si tratta di una fattispecie che non si è mai verificata", ha garantito il presidente di turno, Ettore Rosato. Ai sensi del regolamento di Montecitorio, infatti, il deputato della Lega in isolamento non viene considerato in missione ma assente, in conseguenza del fatto che il Regolamento non prevede, tra le assenze giustificate, quelle determinate da 'cause di forza maggiore'.     

La deputata con la mascherina

Mentre i numeri del contagio aumentano, così come le vittime, l'emergenza coronavirus irrompe anche alla Camera. Nessuna scena di panico, nessuna messa in discussione dell'opportunità di aprire il palazzo, ma il tema inevitabilmente tiene banco e nell'Aula compare la prima mascherina: ad indossarla è la deputata di Fratelli d'Italia Maria Teresa Baldini, medico di professione. "È il momento di impegnarci tutti con forza e determinazione, laviamoci le mani spesso e mettiamo la mascherina. Non chiedo niente, mi assumo la mia responsabilità", spiega. E a chi le fa osservare che il suo gesto rischia di contribuire a generare ansia, replica: "Non faccio allarmismo, faccio una cosa che dovremmo fare".

Intanto l'emiciclo va via via riempiendosi. In discussione c'è il decreto Intercettazioni, già approvato dal Senato e da convertire entro il 29 febbraio pena la decadenza. Ma le opposizioni insorgono: si accantoni questo provvedimento "divisivo" e si affronti subito il decreto varato dal Cdm l'altra notte con le misure urgenti per fronteggiare l'espandersi del contagio. Ma la maggioranza tira dritto: l'una cosa non esclude l'altra. Anche perché, spiegano i giallorossi, il decreto sull'emergenza coronavirus è già all'attenzione della commissione Affari sociali, e nulla impedisce che approdi in Aula al più presto. Il presidente di Montecitorio, Roberto Fico, che ha annullato l'impegno ufficiale in programma domani a Londra, ha già convocato una riunione della Conferenza dei capigruppo per domani, con all'ordine del giorno proprio i tempi celeri dell'esame del decreto con le misure urgenti. 

Il governo pone fiducia su decreto Intercettazioni

Martedì l'Aula della Camera voterà la fiducia posta dal governo sul provvedimento sugli 'ascolti'. Il testo è 'blindato' e la maggioranza non teme incidenti: i numeri a Montecitorio non preoccupano e poi anche i renziani hanno garantito la 'quarantena' delle polemiche. La polemica, invece, scoppia in Aula in mattinata, con i leghisti iscritti in massa a parlare per la discussione generale: oltre 100 gli interventi previsti, che avrebbero impegnato l'Aula per l'intera giornata se non addirittura anche la nottata. Un ostruzionismo che avrebbe rallentato di molto i lavori. Ma è soprattutto sul paradosso di discutere di intercettazioni, di fronte all'emergenza coronavirus, che si concentrano le richieste delle forze di centrodestra.​

Le proposte delle opposizioni sull'emergenza coronavirus

Giorgia Meloni spinge per "un piano straordinario per garantire la stabilità sociale. Servono misure eccezionali per scongiurare la paralisi e la recessione. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo per raggiungere questo scopo". Anche Silvio Berlusconi garantisce la piena collaborazione di Forza Italia: "Vi sarà tempo per approfondire le responsabilità e gli errori commessi nelle scorse settimane: ora è il momento di concentrarsi sulle cose da fare, nello spirito di collaborazione che un grande Paese deve saper adottare di fronte alle emergenze". ​

Disponibilità che, dopo il duro scontro con il premier Conte andato in scena il giorno prima, arriva anche da Matteo Salvini, che ha rinviato a data da destinarsi tutti gli appuntamenti pubblici previsti per oggi e tutti gli impegni previsti a Roncadelle e a Lecco per giovedì prossimo: "Siamo pronti a dare una mano con suggerimenti concreti. Serve lo stop a versamenti Iva, Irap, Irpef, contributi Inps e altri adempimenti fiscali per attività commerciali, artigiani, liberi professionisti e categorie produttive colpiti dalle ordinanze restrittive". Per il leader della Lega, inoltre, "il governo dovrebbe riunire le banche per verificare lo slittamento delle rate dei mutui". ​Quanto al mancato 'contatto' con il premier, "il mio telefono è acceso giorno e notte. Se il presidente del Consiglio vuole parlarmi è il benvenuto, non è pensabile che con i suoi potenti mezzi non riesca a rintracciarmi".

Intanto il governo è al lavoro sul secondo decreto, quello contenente le misure economiche. Il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani ha spiegato che il provvedimento dovrebbe essere varato dal Cdm tra domani e dopodomani: al centro misure che vanno dalla sospensione dei tributi erariali e contributivi e delle bollette fino ad aiuti per le Pmi nelle zone colpite. Nel pomeriggio il sottosegretario Riccardo Fraccaro ha convocato una riunione a palazzo Chigi con i ministri e i sottosegretari per esaminare le misure attuative del decreto legge sul coronavirus e discutere i nuovi provvedimenti urgenti riguardanti il contenimento e la gestione dell'emergenza. ​