Mattarella sul referendum "sovranita' e' degli elettori"

L' intervento in seguito alle dichiarazioni dell'ambasciatore Usa che si è espresso a favore del sì

Mattarella sul referendum "sovranita' e' degli elettori"
 Mattarella

Sofia - Il referendum è un passaggio democratico, arriviamoci con la dovuta serenità e senza caricarlo di attese messianiche, lasciando che il popolo, sovrano, con serenità esprima la propria volontà, qualunque essa sia. Sergio Mattarella scandisce il suo invito alla tranquillità, non entra nel merito ma pone la questione nel suo contesto generale, ricordando innanzittutto quello che la Costituzione sancisce sin dalla sua prima riga. "Dobbiamo vivere serenamente, come ogni passaggio democratico" questo momento che ci porta alla consultazione, risponde lui. Certo, "il mondo è molto più interconnesso del passato", prosegue riferendosi inconfondibilmente alle esternazioni dell'ambasciatore Usa "ogni cosa che avviene in un Paese si riverbera sugli altri. Ogni cosa che avviene in un Paese importante, e l'Italia è un Paese importante, viene seguita con attenzione all'estero". E aggiunge subito dopo: "questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori" che si devono esprimere con un voto. Resta il fatto che di tranquillità in giro se ne vede poca.

"In 70 anni abbiamo cambiato 63 governi. Dura più un gatto in autostrada...", ironizza Matteo Renzi. "Se l'Italia diventa un po più agile a mio giudizio è meglio. Ecco il motivo per cui io chiedo un aiuto. Se, cioè, si condivide questa scommessa bisogna andare casa per casa e raccontare cosa si sta facendo. Non è che c'è un'alternativa. Chi dice che farà un'altra riforma sono quelli che le riforme le hanno promesse ma non le hanno mai fatte", e qui il presidente del Consiglio torna ad attaccare i suoi critici, interni al Pd in primisi. Renzi sottolinea che "questo non è il mio referendum, è di tutti noi" ma intanto arriva anche l'antipasto dell'atteso confronto di domani: "Impropria e inaccettabile", dice infatti il presidente dell'Anpi, Carlo Smuraglia, a proposito delle parole di Phillips. "Si è trattato di una interferenza sulle nostre vicende. In realtà - attacca - gli investitori temono la burocrazia e la mafia, e non sarà certamente il referendum che cambierà questi orientamenti. Il governo Renzi cadrà quando non avrà più la fiducia del Parlamento, non per l'esito del referendum. Del resto Berlusconi ha perso un referendum nel 2006 e non è successo niente, non si è dimesso e non è stato cacciato". 

Minoranza Pd non chiude ma al momento resta no
 


"Molti voteranno sì pensando che sia l'ultima spiaggia. Un sì pessimista. Il mio è invece un no ottimista" e per questo "propongo una assemblea costituente", torna a dire Stefano Parisi. "Il Paese - dice l'esponente del centrodestra - ha bisogno di coesione e invece, qualunque sarà l'esito del referendum, avremo un Paese spaccato in due". Per il manager del resto la vittoria del sì non comporterebbe "rischi per la democrazia" ma la riforma "è molto confusa, non va bene e non servirà per stabilizzare il governo". Per Palazzo Chigi è Maria Elena Boschi a assicurare che per la campagna referendaria "non saranno utilizzate le risorse del Fondo per esigenze indifferibili". Il ministro per le Riforme spiega inoltre che queste risorse "possono essere utilizzate solo per le destinazioni già previste dalla legge di Stabilità. Laddove si decidesse di destinarle a finalità diverse il Parlamento dovrà approvare una norma". Ma Boschi garantisce anche che "sicuramente non esistono strutture a Palazzo Chigi, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, o presso il governo in generale". Resta sul piede di guerra il Movimento 5 Stelle che rivendica "andremo al governo solo con i voti dei cittadini: se dovesse vincere il no al referendum non arriveranno le piaghe d'Egitto, contrariamente a quel che pensano una serie di soggetti che ultimamente parlano a sproposito, semplicemente verrà salvaguardata la sovranità popolare e verrà disinnescato un caos istituzionale prodotto da un Senato di nominati". è Alessandro Di Battista con queste parole a ricalcare di fatto quelle di Luigi Di Maio, che aveva rifiutato l'ipotesi, quella appunto di un 'governo di scopo', ieri evocata proprio dall'altro esponente del 'direttorio'. (AGI)