Mattarella, Italia continuerà con aiuti a campi profughi - Video

Mattarella, Italia continuerà con aiuti a campi profughi -  Video
Il Presidente Sergio Mattarella al campo rifugiati di Teirkidi/Kule

di Nicola Graziani
Campo profughi di Teirkidi (Regione di Gambela, Etiopia) - I profughi arrivano alla spicciolata, 200 a settimana: fuggono dal Sud Sudan, che da tre anni è teatro di una guerra in cui i villaggi sono ridotti a terra bruciata e le donne offerte come paga ai militari. Non a caso sono quasi tutti donne e bambini, e pochi gli uomini, meno del 30 per cento. Uno stillicidio che ha formato, da questa parte della frontiera, un mare: ora nel capo profughi di Teirkidi, senza considerare il campo gemello di Kule, sono 53.000. Non è la bolgia di un centro di prima accoglienza, ma appena un gradino sopra. Basta un attimo per queste donne e i loro figli, che crescono nella piu' assoluta precarieta', per sprofondare di nuovo nell'inferno. Oggi la certezza di sopravvivenza e' una capanna di legno in cui vivere in dieci, un pozzo ed un primo sistema idrico realizzato con i fondi della cooperazione italiana allo sviluppo. Poi c'e' una scuola, tenuta da volontari, cooperanti e dall'Unicef. L'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati garantisce che la struttura funzioni, pur tra incalcolabili difficolta'. E' uno dei punti di partenza di quei viaggi della speranza verso l'Europa ricca che finiscono nelle acque profonde del Mediterraneo. 

Sergio Mattarella è il primo capo di stato italiano a scegliere di conoscere di prima mano una realtà del genere, nel pieno del suo mandato. Arriva con un convoglio messo a disposizione dal World Food Program, lo accolgono balli e canti. Visita la scuola, resistendo a una temperatura che sotto la lamiera del tetto raggiunge facilmente i 45 gradi, con tassi di umidità insopportabili. I consiglieri gli hanno fatto capire che si potrebbe benissimo togliere la giacca, lui arriva al massimo a sbottonarla. Ma la sua empatia con chi ha davanti agli occhi è assoluta. Quando si trova davanti un gruppo di bambine che intonano un coro di benvenuto si capisce che e' davvero toccato. E lui stesso lo ammette: "Colpisce vederli, la loro è vera voglia di vivere, è voglia di futuro". Contro ogni difficoltà, grazie agli aiuti della comunità internazionale che qui dà dimostrazione di solidarietà. "Bisogna avere riconoscenza per chi si impegna a favore dei rifugiati", dice, "una riconoscenza che sarebbe bene tenere sempre a mente". E si mette a battere le mani, seguendo il tempo con i ragazzi che gli cantano il benvenuto. I suoi sono sentimenti che si rafforzano. "Sentimenti", li definisce a più riprese, lasciando intendere che la fredda razionalita' o il calcolo qui non sono moneta accettabile. "Il primo è per chi si trova qui, fuggito dalla violenza e dal rischio concreto di morire a causa di una guerra vicina", perché qui "si tocca con mano cosa ha spinto così tante persone a fuggire dalla propria terra". Poi non può che esserci "apprezzamento per l'Etiopia, pur minacciata dalla siccità, che accoglie sul proprio territorio oltre 800.000 profughi". Il terzo sentimento è "di riconoscenza per quanti si adoperano qui, il loro è un impegno forte". Sono queste le strutture da sostenere, queste le realtà che aiutano non solo i bisognosi, ma tutta la comunità internazionale: i primi a sopravvivere, in attesa di poter tornare nella propria terra; la seconda a mantenere il piu' possibile sotto controllo i flussi migratori. Anche il mondo ricco ha interesse che il campo di Teirkidi funzioni, offra un riparo, salvi vite e dia istruzione ai ragazzi.

"L'Italia continuerà a dare il suo sostegno", promette Mattarella, "abbiamo deciso di destinare ulteriori somme a questo campo. Esattamente 630.000 euro, di cui 430 attraverso l'Unicef e il resto attraverso l'Alto Commissariato per i Rifugiati. Lo scopo è rafforzare l'approvvigionamento idrico e sostenere l'istruzione". Quando lo sentono, cooperanti e funzionari scoppiano in un applauso spontaneo. "La vera soluzione di lungo periodo è che si possa costruire una condotta che porti acqua a sufficienza a Kule e Teirkidi, ma che possa rifornire anche la popolazione locale", ti spiegano mentre un bambino di 10 anni, vestito con una maglietta del Milan, ti chiede se puoi regalargli la penna, "perche' si deve sapere anche questo: qui la popolazione locale è povera, ma sta letteralmente condividendo il pane con chi ha più bisogno". E che continua ad arrivare, in duecento ogni settimana, in attesa che il mondo ricco e l'Europa opulenta capiscano che è qui che il problema va risolto, e' qui che occorre fare il migliore degli investimenti, quello della solidarietà. (AGI)