Per Di Maio il M5s deve "ripartire con umiltà"

E' finita l'epoca delle alleanze con il Pd, dice il capo politico del Movimento, che punta a un nuovo obiettivo

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ANDREAS SOLARO / AFP
Luigi Di Maio

In un’intervista al Corriere della Sera il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, messo dinanzi alla debàcle elettorale in Umbria, della coalizione Pd-M5S, prima di tutto, e segnatamente dei Cinque Stelle, ribadisce che “si vince e si perde insieme” e non ci sono responsabilità particolari da ricercare. Però, aggiunge subito dopo, “tutte le analisi di voto dicono che la metà dei nostri elettori si è astenuta a causa della coalizione con il Pd. Quindi il tema c’è”.

Il tema è quello delle alleanze, dunque, e Di Maio non fa mistero che “durante la formazione del governo io fossi abbastanza perplesso” sull’intesa con il Pd dice al quotidiano milanese. Ma l’approvazione del taglio dei parlamentari, del carcere per i grandi evasori, il decreto clima e il decreto che stabilizza gli insegnanti precari “mi convincono"sottolinea "che se stiamo facendo cose per gli italiani è giusto andare avanti” e “mai come in questo momento il Movimento nelle sue varie parti è concorde sul restare al governo”.

Però se anche vero che il percorso di governo con il Pd è solo all’inizio, è appena cominciato, Di Maio dice che è proprio adesso, con responsabilità, che “ dobbiamo dare il massimo per portare a casa ciò che ci chiedono i cittadini ma l’obiettivo non deve cambiare”.

Ovvero, quale obiettivo? Per il leader 5Stelle l’obiettivo è “arrivare al governo del Paese con una maggioranza autonoma che ci permetta di metterci veramente alla prova” perché “se miglioreremo significativamente la qualità della vita degli italiani allora migliorerà anche la percezione delle nostre proposte”.

Sembrerebbe l’obiettivo del 51% già vagheggiato da Gianroberto Casaleggio all’inizio dell’avventura elettorale, giacché “andare da soli alle elezioni amministrative è sempre stata la posizione del M5S” chiarisce Di Maio: “Siamo alternativi ai partiti, non complementari” dice. E ribadisce che “quello in Umbria è stato un esperimento, non ha funzionato e punto. Si guarda avanti”. Tuttavia l’alleanza con il Pd è “una esperienza chiusa” tanto che già nelle prossime ore avrà incontri con gli eletti di Calabria ed Emilia-Romagna “per iniziare un percorso”. E “saranno i territori a decidere”, ma si dice anche “pronto a scommettere che nessuno mi chiederà di allearci con il Pd dopo il dato umbro”.

A Zingaretti Di Maio questa decisione non l’ha ancora comunicata, ma a Franceschini sì. Con i quali, per altro, “si lavora bene, meglio di quanto si lavorasse con la Lega”. E infatti adesso la batosta elettorale “nel governo non cambia nulla”, almeno fino a che “si portano avanti, con il dialogo e la responsabilità, i punti su cui ci siamo impegnati con i cittadini. Questa è la strada da seguire” indica la via il capo politico pentastellato. E tuttavia “non è questione di nuovo o vecchio contratto” ma “di pensare non al chi ma al che cosa si fa” perché “non c’ è nulla di incondizionato, c’è il programma”. Punto.

In Emilia il Movimento ci sarà alle prossime elezioni? Alla domanda Di Maio risponde dicendo “ascolterò i nostri attivisti, dopo ci che si deciderà insieme su da farsi” ma se poi ogni elezione regionale “diventa decisiva per il governo, allora per i cittadini sarà un thriller continuo visto che fino a maggio ce ne sono altre sette”.

Quel che conta per gli italiani, invece, sono “le misure che metteremo in legge di bilancio per i loro figli e famiglie. Altro che exit poll” esclama Luigi Di Maio. Il quale non pensa che il M5S si stia riducendo alla marginalità, perché “mi sembra che sul piano nazionale i numeri siano altri” e poi ritiene che il Movimento sia ”l’ago della bilancia in Parlamento Europeo dove gli atti passano o vengono bocciati in base al voto del Movimento 5 Stelle”. Come nel caso dell’ultima risoluzione sulle Ong, “e continuiamo ad esserlo in Italia”, anche se, “certo, non significa che l’Umbria non ci debba far riflettere” perché “non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo”.

Infine a Di Maio “non risulta” che diversi parlamentari chiedano la sua testa ma sul fatto che alcuni critichino pubblicamente le sue scelte, afferma che “è giusto che lo abbiano fatto, se lo pensano” perché “questo “è il M5S e dobbiamo continuare a dirci le cose in faccia”.



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