Lavoro: minoranza Pd prepara 'offerta' Renzi, art. 18 da V anno

(AGI) - Roma, 25 set. - Tre piu' tre: e' la formula 'magica'alla quale la minoranza Pd si affida per portare il governoalla mediazione sulla riforma del lavoro. Si tratta, spieganoalcuni esponenti, di prevedere tre anni in cui i neoassunti nonhanno diritto a reintegro o risarcimento in caso dilicenziamento; a questi dovrebbero seguire altri tre anni incui il lavoratore avrebbe diritto al solo risarcimento. Dalsettimo anno, poi, l'articolo 18 sarebbe valido in tutte le sueparti. Non e' certo l'unico schema sul tavolo: un altra ipotesie' quella di prevedere tre anni con

(AGI) - Roma, 25 set. - Tre piu' tre: e' la formula 'magica'alla quale la minoranza Pd si affida per portare il governoalla mediazione sulla riforma del lavoro. Si tratta, spieganoalcuni esponenti, di prevedere tre anni in cui i neoassunti nonhanno diritto a reintegro o risarcimento in caso dilicenziamento; a questi dovrebbero seguire altri tre anni incui il lavoratore avrebbe diritto al solo risarcimento. Dalsettimo anno, poi, l'articolo 18 sarebbe valido in tutte le sueparti. Non e' certo l'unico schema sul tavolo: un altra ipotesie' quella di prevedere tre anni con il solo indennizzo in casodi licenziamento e far scattare l'articolo 18, nella suapienezza, a partire dal quarto anno. Su queste propostestarebbero lavorando i 'pontieri' della sinistra dem, daRoberto Speranza a Guglielmo Epifani. Alfredo D'Attore torna achiedere, a nome di tutta la minoranza del partito, un incontro"con Renzi o con un suo delegato" per verificare "prima delladirezione di lunedi' prossimo le possibilita' di un mandatounitario ai gruppi parlamentari". Non solo: la componentedemocratica ha chiesto oggi al presidente del partito, MatteoOrfini, di inserire tra i punti all'ordine del giorno delladirezione anche la legge di stabilita', perche' "e'indispensabile avere un'indicazione sulle risorse disponibili,visto che si parla di riformare gli ammortizzatori sociali". Ilrischio, per il governo, e' di vedere mancare "almeno diecisenatori all'appello", parlamentari dem che si assenterebberodall'Aula al momento della votazione - il che, a PalazzoMadama, equivale a voto contrario - rendendo inevitabile ilricorso al 'soccorso azzurro', ovvero ai voti di Forza Italia.Per molti, tuttavia, lo scenario di una riforma del lavoroadottata con i voti di Forza Italia determinerebbe per forza dicose una operazione di maquillage sul governo che, a quelpunto, dovrebbe aprire le porte anche al partito azzurro. Irenziani, tuttavia, non credono a uno scenario del genere: "Ilproblema non e' il soccorso azzurro che non ci serve e non ciservira', ne' sul lavoro ne' sulla giustizia", spiega DavidErmini, responsabile giustizia del Pd: "Il problema sono quelliche vogliono fare mancare i voti alla linea del partito",aggiunge riferendosi alle parole di Rosy Bindi che, ieri, avevainvitato la maggioranza a prestare attenzione ai setteemendamenti presentati dalla minoranza dem e sottoscritti da 40parlamentari. "Perche' su temi come la giustizia, la legge distabilita' e la riforma del lavoro i voti hanno colorepolitico", aveva sottolineato Bindi. Matteo Renzi dagli StatiUniti non fa arrivare segnali di apertura. In molti continuanoa ripetere che "finche' non torna Matteo" tutto resta inbilico. "Se un segretario del partito, vuole trovare unasintesi, come penso dovrebbe, non solo secondo me e' possibilema anche abbastanza agevole: basta volerlo", spiega PierluigiBersani. Un esponente renziano di primo piano sembrasottoscrivere: "Renzi non e' un ragazzo in gita scolastica, sabene cosa sta succedendo e non fa mancare il suo apporto aldibattito anche in queste ore. Se c'e' la possibilita' ditrattare, certo, si tratta. Anche prima di lunedi'". E'lunedi', infatti, che davanti alla segreteria del Pd ilpresidente del consiglio e segretario del partito sciogliera'la sua riserva sulla delega. Parlamentari renziani scommettonosul fatto che il premier chiedera' un voto della direzione sultesto della delega, per poi demandare alle Camere il compito diriempirla di contenuti. "Il giorno del giudizio non e' lunedi',ma giovedi'", sottoscritte un esponente della minoranza, conriferimento al giorno in cui il testo sara' sottoposto all'Auladel Senato. In quell'occasione si conteranno le forze in campo.E non e' detto che, se dovessero venire a mancare voti dal pd,potrebbero essere compensati da quelli di Forza Italia: in casaazzurra, infatti, la partita si e' riaperta anche sul frontedella riforma del lavoro, con una quarantina di parlamentaridell'area che fa riferimento a Raffaele Fitto che si sonoriuniti ieri, convenendo sull'idea di dare un "segnale forte".Per il momento non si tratterebbe di sottoscrivere un documentovero e proprio, ma di dare un segnale forte per fermare lariforma del lavoro e non solo quella. Che il clima non sia deipiu' sereni lo testimonia anche 'l'incidente' sfiorato oggi incommissione Lavoro dove, riferiscono fonti parlamentari del Pd,sarebbe stato preparato un documento da un gruppo di componentidella commissione lavoro, alcuni dei quali provenienti dallaCgil, con l'obiettivo di bloccare la riforma Renzi. Il pericoloper il governo e' stato scongiurato dall'intervento di CarloDell'Aringa che avrebbe, riferiscono le stesse fonti, convintoi sottoscrittori del documento a desistere. (AGI) .