Sul Mes alla fine deciderà il Parlamento

Il governo è diviso sul Meccanismo di stabilità e il vertice di 3 ore a Palazzo Chigi non è servito a conciliare le posizioni

Governo diviso Mes decidera Parlamento
Andrea Ronchini / NurPhoto 
Palazzo Montecitorio

Deciderà il Parlamento: il governo ancora diviso sulla riforma del meccanismo di stabilità europeo. Il Pd con il ministro dell'Economia Gualtieri a difendere l'accordo sul fondo salva stati, pronto a negoziare all'Eurogruppo per migliorare l'intesa, mentre il Movimento 5 stelle con Di Maio in testa, intenzionato a mantenere la posizione.

E' questo in sintesi l'esito del vertice tenutosi a palazzo Chigi e durato circa tre ore. Mandato al responsabile di via XX settembre per negoziare all'Eurogruppo del 4 dicembre secondo una logica complessiva, che comprenda delle modifiche sui punti sul tavolo.

"Il sistema  abituato così: o fai come dicono loro, oppure ti minacciano, cominciano a dipingerti come disfattista. È quel che sta accadendo con il sottoscritto da un bel po' di tempo": Di Maio affida a Facebook uno sfogo per assicurare, comunque, da un lato che, "non importa, noi andiamo avanti" e dall'altro che anche sul nodo Mes "difendiamo il governo perché difendiamo l'Italia e siamo sicuri che ancora una volta sapremo trovare un punto di caduta per gli italiani".

"Il Governo affronterà il negoziato riguardante l'Unione Economica e Monetaria (completamento della riforma del Mes, strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e definizione della road map sull'unione bancaria) seguendo una logica di "pacchetto", hanno spiegato fonti di governo.

Anche nel vertice si sono fronteggiate le due tesi riguardo al Mes con il Pd che alla fine ha sottolineato come non si sia parlato di rinvio della firma dell'accordo e che a decidere poi sarà proprio il Parlamento. E nell'esecutivo si guarda proprio alla data in cui si pronunceranno le Camere. Visto che nel Movimento 5 stelle i gruppi parlamentari non sono propensi a dare il via libera al Mes che - ha spiegato lo stesso Renzi - "avvantaggia le banche tedesche".

Lo stesso Di Maio, uscendo da palazzo Chigi, ha ricordato l'appuntamento del 10 dicembre "quando il presidente del Consiglio verrà a riferire e il Parlamento dovrà approvare una risoluzione". In quell'occasione, se non si ricompatterà la maggioranza, c'è il rischio di una frattura tra Pd e M5s. Mentre Italia viva si è chiamata fuori, disertando l'incontro e spiegando che "si devono mettere d'accordo tra di loro". "C'è stato un confronto civile, costruttivo. E' chiaro che ci sono opinioni diverse", ha riferito il ministro degli Esteri e capo delegazione dei pentastellati al governo

Nessuna luce verde al Mes, quindi. "Finché tutto il pacchetto di riforma "non sarà chiaro, è evidente che non si può chiudere nessun negoziato". 

In attesa del dibattito parlamentare sul Mes, la maggioranza si divide sull'applicazione della spazzacorrotti per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni: "È un clamoroso errore che la commissione ha fatto nottetempo col voto favorevole di M5S, Pd e Leu e il voto contrario di Italia Viva" scrive su Twitter il deputato di Iv Luigi Marattin. Sull'argomento è intervenuto anche Matteo Renzi: "Di giorno sui social fanno i moralisti, di notte in commissione salvano le LORO fondazioni" attacca il leader di Italia Viva.



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