Governo battuto sulla modifica dei senatori a vita: minoranza Pd "fatto tecnico"

(AGI) - Roma - Solo un fatto tecnico, spiega laminoranza Pd per allontanare da se' lo spettro di un segnalepolitico a      [...]

Governo battuto sulla modifica dei senatori a vita: minoranza Pd "fatto tecnico"

(AGI) - Roma, 10 dic. - Solo un fatto tecnico, spiega laminoranza Pd per allontanare da se' lo spettro di un segnalepolitico a Palazzo Chigi. Resta il fatto che la cronaca di oggiregistra il governo battuto in commissione Affaricostituzionali alla Camera, sul voto di 2 emendamenti al ddlriforme, uno di Sel e l'altro della minoranza Pd, che eliminanodall'attuale testo del ddl i 5 senatori di nominapresidenziale, che rimangono in carica per 7 anni.

Conseguenzaformale, rispetto all'impianto delle riforme, e' dunque che, difatto, con l'approvazione di questi due emendamenti il Senatosara sara' composto solo da 100 senatori eletti nei consigliregionali e non ci saranno piu', invece, i 5 senatori di nominapresidenziale. La conseguenza politica, appunto, e' quel ko peril governo, battuto per 2 soli voti.

Alcuni presenti al momentodella votazione riferiscono che anche Francesco Sanna,esponente della maggioranza Pd, non ha votato, essendo assenteal momento della votazione. Un ruolo determinante pero' l'haavuto il voto favorevole del 'frondista' di Forza ItaliaMaurizio Bianconi.

Se Bianconi avesse votato inaccordo con il suo gruppo - che si e' espresso contro i dueemendamenti di Sel e della minoranza Pd - i voti sarebberostati pari, cioe' 21 a 21 e, in questo caso, in Commissioneavrebbe prevalso il voto contrario, come avviene quando siriscontra la parita' tra i voti a favore e quelli contrari.

Eraun "emendamento tecnico", quindi, "non e' un voto politico".Spiega cosi' il 'fattaccio' l'esponente della minoranza PdAlfredo D'Attorre. Tutti gli emendamenti inerenti la materiaerano stati accantonati nella giornata di ieri per verificarese era possibile trovare un'intesa. "Erano emendamenti tecnicisu cui c'era una larghissima condivisione, non si capisceperche' - osserva - il governo ha dato parere negativo. Quantoe' successo conferma che sui punti centrali della riforma laCommissione deve decidere. C'e' l'impegno di tutti nel Pd a nontoccare i pilastri della riforma, ma deve prevalere ladiscussione in Commissione".

D'Attorre ricorda che "ci sonoaltri nodi" ancora da sciogliere e "mi auguro chel'atteggiamento dei relatori e del governo sia diverso,rimettendosi all'orientamento che emerge in Commissione". "Nonero presente alla votazione, ma non c'e' alcuna implicazionepolitica nel mancato voto", chiarisce Francesco Sanna.

Nelfrattempo, Matteo Renzi era alla prese con l'incontro 'dicortesia' - riferiscono fonti di palazzo Chigi - con ChristineLagarde, in visita in Italia in questi giorni. "Se perfino ilFmi, che non e' esattamente una sezione del Partito Comunista aWashington, chiede all'Europa di investire sulla crescita,qualche domanda i partner Ue dovranno pure cominciare afarsela", avrebbe commentato il premier ai suoi consiglierieconomici dopo la visita. (AGI)