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E' Giuseppe Conte il premier che Di Maio e Salvini hanno proposto a Mattarella

Entro domani il capo dello Stato potrebbe dare l'incarico al giurista indicato da Salvini e Di Maio per Palazzo Chigi. Il ritratto dei giornali

 Luigi Di Maio e Giuseppe Conte

È Giuseppe Conte il futuro presidente del Consiglio italiano. Il nome dell’avvocato e professore di diritto privato ha messo d’accordo sia Luigi di Maio che Matteo Salvini che nel pomeriggio hanno fatto il suo nome al presidente Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha deciso di non procedere subito con il conferimento dell'incarico, ma di convocare al Quirinale per domani mattina i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, a cui aveva dato un mandato esplorativo nelle scorse settimane, per informarli degli sviluppi della situazione e ascoltare le loro valutazioni.

Nato a Volturara Appula (Foggia) 54 anni fa, Conte vive a Roma dove esercita la professione di avvocato e di docente di diritto privato all’università Luiss. Dopo la laurea in Legge alla Sapienza di Roma Conte è stato borsista del Cnr e poi ha "perfezionato" gli studi giuridici nelle facoltà più in vista del mondo occidentale: da Yale alla Sorbonne, Dalla Duquesne a Cambridge, dall'International Kulture Institute di Vienna alla New York University. Dal 2010 al 2011, riporta il Post, ha fatto parte del Cda dell’Agenzia Spaziale Italiana; nel triennio 2012-2015 è stato componente dell’Arbitro Bancario e Finanziario (sede di Napoli).

Qui il suo curriculum in versione integrale.

Il Parlamento lo ha designato, a partire dal 2013, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, di cui è diventato vicepresidente. E’ stato anche presidente della Commissione disciplinare e, tra gli altri incarichi, “ha coordinato l’istruttoria che, recentemente, ha condotto alla destituzione del consigliere di Stato Francesco Bellomo, per i suoi comportamenti inappropriati con le allieve dei corsi di preparazione alla magistratura”. Oltre a essere avvocato patrocinante in Cassazione, è condirettore della collana Laterza dedicata ai "Maestri del diritto" e componente della commissione cultura di Confindustria. Ma è anche esperto di "gestione di grandi imprese in crisi", il che sarà utile nelle vicende come Ilva o Alitalia.

Lega e 5 Stelle da Mattarella, ma di Maio il nome lo fa fuori del Quirinale

Le due delegazioni arrivano, come da programma, separate ma con un nome solo. Mezz'ora di colloqui per ciascuna, poi le dichiarazioni alla stampa.

Prima esce Luigi Di Maio,  limitandosi a dire che un nome è stato fatto. “Qualora dovesse valutarlo come il nome giusto, nascerà un governo politico”, aggiunge, “Dico però a tutti, anche all’estero: fateci almeno partire. Poi liberi di criticare, ma almeno fateci partire”. Il riferimento è agli attacchi contro il nascente governo da parte della stampa straniera, del governo francese e dei vertici tedeschi del Partito Popolare Europeo.

Di Maio risponde indirettamente anche a chi ha avanzato critiche per la durata delle trattative. “Ci sono voluti 80 giorni, ma 80 giorni in cui è valsa la pena di fare una riflessione, ed oggi finalmente nasce la Terza Repubblica”.

Ora che le cose sembra siano giunte al termine “firmeremo il contratto fi governo, il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita degli italiani. Ci sono i 20 punti della campagna elettorale, il reddito di cittadinanza, il superamento della Legge Fornero e della Buona Scuola, la tutela del made in Italy, il gioco d’azzardo”.

Poi sale in macchina, scende verso Montecitorio e alla fine cede, di fronte ai giornalisti: il nome fatto è, come da programma, quello del Professor  Conte.

"In Europa qualcuno dovrà cambiare la sua prospettiva. Prima gli italiani"

Mezz’ora dopo, nel pieno rispetto della tabella di marcia indicata dal Quirinale, esce la delegazione della Lega. “Conto che questo sia l’ultimo passaggio”, esordisce come a dire che davvero deve finire la più lunga crisi di governo della storia repubblicana, “abbiamo fatto un nome, abbiamo chiara la squadra e il progetto di Paese”. All’estero, poi, “non hanno nulla di cui preoccuparsi, perché noi vogliamo far crescere l’Italia e lasciare ai nostri figli un Paese migliore”,

Silvia Lore / NurPhoto
Matteo Salvini (AFP)

Sia chiaro: “terremo al centro l’interesse nazionale, prima gli italiani . Certo, rispetto delle regole e dei vincoli, però facendo crescere  il Paese”.

Quanto all’avallo che il Quirinale dovrà dare, “aspettiamo le indicazioni del Presidente della Repubblica, ma non vediamo l’ora di partire”. E qualcuno fuori dei confini “dovrà cambiare la sua prospettiva, perché non sarà un governo remissivo”. 

Tutte le volte in cui M5S ha nominato Conte (e viceversa)

La prima volta che il Movimento 5 stelle ha scelto Giuseppe Conte è stato nel 2013. Conte raccontò di avere avuto i suoi primi contatti con il Movimento 5 Stelle nel 2013, quando gli fu chiesto di diventare membro del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, l’organo di autogoverno della giustizia amministrativa. “Luigi Di Maio ricorderà, fui molto chiaro”, disse Conte, “per onestà intellettuale precisai: ‘non vi ho votato’, e precisai anche ‘non posso neppure considerarmi un simpatizzante’, non li conoscevo. In questi quattro anni in cui ho svolto questo incarico non ho ricevuto una telefonata che potesse in qualche modo interferire [..] nel delicato incarico che ho ricoperto”.

Durante la presentazione del futuro governo del Movimento 5 Stelle, Conte ha elogiato molto il “senso delle istituzioni” dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle e disse che a convincerlo a candidarsi a ministro di un loro futuro governo fu la composizione delle liste elettorali e “l’apertura a esponenti della società civile, a figure professionali, figure competenti. Un laboratorio politico meraviglioso, incredibile”.

Cosa va cambiato, secondo Conte

Per Conte è necessario semplificare il «farraginoso» quadro normativo italiano e di combattere “l’ipertrofia normativa”. Indispensabile anche un censimento di tutte le norme, per potere abrogare le “leggi inutili”; nonché una semplificazione della macchina burocratica dello Stato e un riassetto delle autorità indipendenti. Tra le sue priorità anche la revisione delle norme anticorruzione e la “valorizzazione della meritocrazia”, varando “un programma straordinario di riqualificazione del personale pubblico” e cambiando il modo in cui sono distribuiti gli incentivi economici ai lavoratori dell’amministrazione. In ultimo, ha spiegato nella giornata di presentazione della squadra a 5 stelle è fondamentale rivedere integralmente la buona scuola.

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