"Savona mi ha convinto in un'ora e mezzo. Io poco autonomo? Il rischio c'era, ma anche i patti"

Giuseppe Conte, ex premier incaricato per il governo del cambiamento Lega-M5s, in un'intervista a Repubblica racconta la sua amarezza per la mancata nomina e spiega il suo rapporto con Savona: "Mi ha convinto in un'ora e mezza"

"Savona mi ha convinto in un'ora e mezzo. Io poco autonomo? Il rischio c'era, ma anche i patti"

"La lista dei ministri che ho proposto a Mattarella conteneva un elenco di persone, concordate con i leader della maggioranza, con la massima attenzione. Era una squadra equilibrata, forte di figure di rilievo politico e di qualche innesto di elevatissima competenza. Una diversa composizione non avrebbe garantito il raggiungimento degli obiettivi politici e operativi fissati nel contratto".

Lo dice, intervistato da Repubblica, Giuseppe Conte che su Savona spiega: "ho avuto con lui un incontro riservato che è durato oltre un'ora e mezza. Sono uscito dal colloquio profondamente rassicurato: Savona era ben funzionale al nostro progetto politico che prevedeva la promozione di una nuova politica economica, meno legata all'austerità e più orientata a rilanciare gli investimenti produttivi. Di uscita dall'euro nessuno ha mai parlatone comunque non era nel contratto del governo".

Anzi, continua Conte, "con lui ho ragionato di come rafforzare alcuni aspetti del sistema europeo, rendendolo più equo. DI uscita dall'euro nessuno ha mai parlato e comunque non era nel contratto di governo. È per questo che mi sono potuto fare garante, con il Presidente della Repubblica, della permanenza del Paese nel sistema-euro, ma anche della nostra determinazione a rinegoziare le politiche economiche". 

Quanto al rischio di diventare uno "strumento senza autonomia nelle mani di Di Maio e Salvini", confessa che "Il rischio c'era e per questo l'ho subito affrontato: con Di Maio, che già conoscevo, ma anche con Salvini, si è instaurato un rapporto molto franco, anche dal punto di vista umano. Ci siamo confrontati sugli obiettivi politici e sul modo con cui avrei diretto e coordinato l'azione di governo. Nessuno ha mai posto in discussione il mio ruolo e questo ho anche spiegato al capo dello Stato, confermando la mia risolutezza a esercitare tutte le prerogative del presidente del Consiglio". 



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