Futuro, la parola chiave di Matteo Renzi

La proposta al Lingotto: segretario premier per battere la paura

Futuro, la parola chiave di Matteo Renzi
Matteo Renzi (Agf) 

Futuro: la parola chiave della campagna congressuale di Matteo Renzi irrompe nel Lingotto dove si celebra la convention per la presentazione della mozione congressuale, una tre giorni a cui parteciperanno circa tremila persone. L'ex presidente del consiglio aveva lasciato intravedere la rotta che intende dare alla campagna già durante il viaggio in California, poco dopo le sue dimissioni da segretario del partito. Lì, dopo un incontro con il patron di Tesla, Elon Musk. "Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti", aveva scritto in quella occasione Renzi, inaugurando anche il suo blog.

Il futuro contro la paura

E torna sull'argomento sottolineando di voler rivendicare il "futuro contro la paura". Il messaggio è che, se la paura è l'arma nelle mani della destra populista e xenofoba, il Partito democratico deve giocare la carta della fiducia nel futuro. E qui Renzi infila la prima di una serie di citazioni: "L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa", sottolinea riprendendo una celebre frase di Franklin Delano Roosevelt. "Non è vero che il nostro orizzonte è la catastrofe", continua Renzi, "ci sono problemi e sarebbero guai se li negassimo. Ma la generazione di mio padre aveva il terrorismo nelle aule delle Università". Oggi invece, "l'indice di povertà assoluta nel mondo è sceso come mai era accaduto prima". Da dove attinge, dunque la destra populista? "Dal sentimento di ingiustizia e diseguaglianza. E' questo sentimento il nostro più grande avversario. La nostra sfida è vincere il sentimento di ingiustizia". E vincere "contro chi sa solo contestare. C'è una differenza tra essere eredi ed essere reduci. Noi vogliamo essere eredi, altrimenti il futuro appartiene a chi dice solo No". Riferimento niente affatto velato alla schiera delle "mummie del no", come lo psicologo Massimo Recalcati, uno dei punti di riferimento intellettuali e culturali di Renzi, aveva chiamato Bersani, D'Alema e compagni nel corso dell'ultima Leopolda.

 

Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev - Agi

Restituire democrazia a un'Europa che l'ha perduta

Il primo terreno sul quale battersi contro il "sentimento di ingiustizia" è quello europeo. L'idea di Renzi è di restituire democrazia a una Europa che l'ha perduta, a vantaggio dei tecnocrati, negli ultimi 25 anni: "In questa battaglia per togliere la gestione della politica europea alle burocrazie e alle tecnocrazie, per rimettere in campo il principio democratico, l'Italia dovrà impegnarsi per l'elezione diretta del presidente della Commissione". Assieme a questo, occorre andare avanti nel processo di integrazione europea, declinato prima di tutto in chiave educativa. Dopo aver sottolineato di "sostenere convintamente il governo Gentiloni", Renzi avanza la sua sola richiesta all'esecutivo: "accelerare nel progetto Ventotene", ovvero nella realizzazione di un centro di incontro per i giovani europei sull'isola che vide il confino di Altiero Spinelli, il padre stesso dell'idea di Europa unita. "Ci sono stati premier che andavano in Europa come noi andavamo a scuola, con la giustificazione in mano", ha aggiunto l'ex segretario con chiaro riferimento a Mario Monti: "Premier tecnici che andavano con un fare anti italiano e poi tornavano dicendo 'ce lo chiede l'Europà. A partire dal 25 marzo", giorno della celebrazione dei sessanta anni dei Trattati Europei, "deve finire la stagione del 'ce lo chiede l'Europa'. C'è bisogno di considerare l'Europa come il luogo della battaglia politica". In questo sforzo per l'Europa è il Pd a dover recitare un ruolo da protagonista, forte degli 11 milioni 200 mila cittadini che lo hanno votato alle ultime elezioni europee. Ma forte anche, ed è un requisito indispensabile per Renzi, dell'identità fra segretario e presidente del consiglio. "Quando si discuteva dei temi della flessibilità con Angela Merkel, il mio biglietto da visita era 11.2. L'identità tra la guida del governo e la guida del partito di maggioranza è elemento costitutivo del dibattito in Europa".

Correggere gli errori

Messe da parte le polemiche interne al partito sulle tessere - "quando ci sono 420 mila tesserati, un abuso qua e là è normale" - Renzi si sofferma su quanto ancora c'è da fare per rafforzare il partito e correggere gli errori commessi in passato. Intanto, riallacciare il dialogo con militanti ed elettori. Un dialogo che parte dai circoli: "non c'è bisogno di aprire più circoli, ma di tenerli aperti più a lungo. Dobbiamo offrire nelle sedi del territorio un punto di riferimento per chi vuole dare una mano, un luogo in cui si respiri umanità". In secondo luogo, questo dialogo passa per i nuovi strumenti offerti dalla tecnologia e, in questo senso, l'esperimento di Renzi prevede la realizzazione di una piattaforma web, che sarà presentata domenica.

Bob, la nuova piattaforma internet

"Domenica partirà la nostra piattaforma internet rinnovata. Non sarà Rousseau, con tutto il rispetto per Rousseau", ha sottolineato ironizzando sulla piattaforma del Movimento Cinque Stelle: "Si chiamerà Bob, come Bob Kennedy, che ha rappresentato il sogno spezzato. Non possiamo lasciare la dimensione del web a chi fa business con gli ideali degli altri". Un esperimento che inizierà per sostenere ed arricchire la mozione Renzi-Martina ma che, se avrà successo, sarà estesa. E a proposito del ticket con il ministro dell'Agricoltura, l'ex presidente del consiglio ha spiegato: "Maurizio Martina ha guidato bene il partito in Lombardia, ha ottenuto risultati all'interno di un ministero che aveva bisogno di recuperare autorevolezza, è uno di quelli che ha salvato Expo ed è uno dei tanti under 40 che abbiamo messo in prima fila. Lo voglio pubblicamente ringraziare". Un nome, quello di Maurizio Martina, che produce un lungo applauso da parte della platea. Un applauso pari solo a quello che Renzi strappa quando fa riferimento al sentimento di identità: "è un concetto che appartiene alla sinistra. George Orwell, nel 1941, diceva: il patriottismo non ha niente a che fare con il conservatorismo. E' l'esatto contrario, è il ponte tra passato e futuro ed è per questo che il patriottismo e la sinistra devono tornare insieme. Ecco, il mio obiettivo è di dare un patriottismo dolce che restituisca dignità alla politica e una politica all'Italia".