FI attacca Napolitano. Nervi tesi Cav-Renzi su Italicum e Colle

(AGI) - Roma, 17 dic. - Raccontano di un Matteo Renzideterminato a non farsi impantanare dalle tattiche dilatorie diForza Italia. Anche a costo di far saltare il patto delNazareno e andare avanti da solo. Raccontano, dall'altra parte, di un Silvio Berlusconi cheoscilla tra l'irritazione per l'atteggiamento tenuto negliultimi giorni dal premier, che sfiorerebbe quasi la'strafottenza' - osserva un fedelissimo del Cavaliere - e ladiffidenza nei confronti dell'altro contraente, nellaconvinzione che il premier voglia condurre la partita sulQuirinale tenendosi le mani libere. Per questo, e' il sospettoche nutre il leader azzurro,

(AGI) - Roma, 17 dic. - Raccontano di un Matteo Renzideterminato a non farsi impantanare dalle tattiche dilatorie diForza Italia. Anche a costo di far saltare il patto delNazareno e andare avanti da solo. Raccontano, dall'altra parte, di un Silvio Berlusconi cheoscilla tra l'irritazione per l'atteggiamento tenuto negliultimi giorni dal premier, che sfiorerebbe quasi la'strafottenza' - osserva un fedelissimo del Cavaliere - e ladiffidenza nei confronti dell'altro contraente, nellaconvinzione che il premier voglia condurre la partita sulQuirinale tenendosi le mani libere. Per questo, e' il sospettoche nutre il leader azzurro, Renzi ha ripreso a muoversi supiu' fronti, sondando ora i grillini e gli ex grillini, oraSel, ora la Lega, tanto piu' dopo la blindatura incassata ierida Napolitano, che - sembra - abbia fatto storcere il naso alCavaliere. Mai, osservano fonti autorevoli di Forza Italia, ilfeeling tra Renzi e Berlusconi ha toccato livelli cosi' bassicome nelle ultime ore. Ma i fronti aperti sono due: uno con il Pd e il suosegretario, l'altro con Napolitano. Sebbene Berlusconi abbiaevitato qualsiasi commento pubblico, ci pensa oggi il partito amenare fendenti: Napolitano ha parlato non come capo delloStato bensi' come "dominus di tutto, e cioe' il SegretarioPolitico del Partito", tuona il Mattinale, che aggiunge:"Addirittura ha avuto l'ardire di proiettare il suo mandatooltre i due gia' ricevuti, consegnando un compitino alsuccessore". Il vero nodo, del resto, e' proprio questo: il successoredi Napolitano. Nonostante il Cavaliere con i senatori ieri seraabbia ostentato tranquillita' (ho la garanzia che saremocoinvolti), in realta' l'ex premier negli ultimi giorni sistarebbe convincendo del fatto che Renzi, una volta incassatol'ok all'Italicum, sulla scelta del nuovo Capo dello Statofarebbe anche volentieri a meno del consenso di Forza Italia.Ed e' questa prospettiva ad allarmare il leader azzurro, cheteme la marginalita' e l'irrilevanza del suo partito nellescelte che 'contano'. Per questo, oggi gli azzurri sono tornatialla carica sia al Senato che alla Camera, nel tentativo diallungare i tempi della legge elettorale e sperare di spuntarele armi renziane: prima l'elezione del nuovo Capo dello Stato epoi il via libera all'Italicum. Il capogruppo Brunetta lo haesplicitato in conferenza dei capigruppo, ottenendo undiplomatico 'se ne parlera' al momento opportuno' dallapresidenza. A palazzo Madama ci pensa il governo, e con lui il Pd, arespingere al mittente qualsiasi ipotesi di 'scambi' odilazioni. Niente clausola di salvaguardia che leghi l'entratain vigore dell'Italicum all'approvazione definitiva delleriforme. Dalle parti di palazzo Grazioli il contraccolpo e' statoavvertito ed incassato: proprio ieri sera, del resto, alla cenaper gli auguri natalizi, alcuni senatori azzurri e lo stessoBerlusconi avevano dato praticamente per acquisito l'accordosulla clausola. Insomma, per FI una giornata di porte sbattutein faccia dal Pd. Prima arriva lo 'schiaffo' del capogruppoSperanza: "Riforme e Presidenza della Repubblica sono su duepiani da tenere ben distinti. Nessuno scambio e nessun ricattopuo' essere accettato". Poi la 'sberla' del Nazareno: "Se ForzaItalia o altri hanno intenzione di andare per le lunghe o faremelina, deve essere chiaro che il Pd andra' avanti lo stessoper cambiare la legge elettorale". E' chiaro a Berlusconi, quindi, di avere pochissimi marginidi manovra. E nessun effetto ha sortito l'avvertimento,lanciato ieri attraverso il Mattinale, di non votare leriforme. Il muro eretto da Renzi e dal Pd, tuttavia, non e'l'unica 'grana' che preoccupa l'ex premier, alle prese con le'beghe' interne - come usa definirle - che agitano il partito,con i 'frondisti' fittiani pronti a far valere i numeri inParlamento, togliendo cosi' forza e affidabilita' alla'trattativa' berlusconiana con il premier. Che anche staseraprovera' a ricompattare le truppe, nella cena prenatalizia coni deputati. C'e' poi l'ipotesi (al momento non smentita) di unravvicinato addio da parte di Verdini, che sarebbe pronto afare un passo indietro da ogni ruolo di prima fila, compresoquello di trait d'union con Renzi. (AGI).