Quanto si può ricucire lo strappo tra Di Maio e Salvini?

I quotidiani si chiedono come riusciranno a sedersi uno di fronte all’altro nel Consiglio dei ministri di lunedì. E non solo Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma tutti i ministri di Lega e M5s. Per via degli insulti che si sono lanciati uno con l’altro nelle ultime ore. Se riusciranno a sedersi

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La verità adesso è capire come riusciranno a sedersi uno di fronte all’altro nel Consiglio dei ministri di lunedì. E non solo Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma tutti i ministri di Lega e M5s. Per via degli insulti che si sono lanciati uno con l’altro nelle ultime ore. Se riusciranno a sedersi, poi. Perché non è neppure detto che lunedì sarà giornata di Consiglio.

Almeno stando alle previsioni dell’edizione cartacea de La Stampa di Torino, dove in un retroscena si può leggere: “Alle otto di ieri sera dal Viminale confermano che sono stati risolti tutti i nodi tecnici sul Decreto sicurezza bis. ‘Il testo - si dice - dovrà essere all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri’. Non ‘sarà’ ma ‘dovrà’”. Si tratta d’una terminologia che trasuda preoccupazione, perché a Palazzo Chigi si sta alzando una vera e propria muraglia per boicottare la norma voluta da Matteo Salvini all’ultimo giro del tour elettorale. “È il premier, dopotutto, a mettere in dubbio che il Cdm si terrà davvero lunedì come previsto: ‘Non è stato ancora fissato e vedremo quali sono le priorità’” riporta il quotidiano torinese, che titola così la sua prima pagina: ”Conte boccia il decreto Salvini”. Per la Lega un affronto: “Non risulta alcun rinvio”.

Per Il Giornale siamo ormai alla “Rissa totale”. Mentre il Corriere della Sera titola: “L’ora delle offese tra gli alleati”. Linguaggio che viene poi esplicitato in altri titoli interni: “Matteo, pugile suonato, arrogante come Renzi. Aiuti per la famiglia o il governo è a rischio” l’aut-aut di Luigi Di Maio. A cui fa eco un Matteo Salvini più che mai incollerito, su altro tema: “Il caso Sea Watch? Nessuno mi ordina di far sbarcare i migranti, non c’è Conte che tenga” tirando per la giacchetta il premier e mettendo a dura prova la sua presunta neutralità.

Ma nel mezzo si inserisce anche un’intervista ad Alessandro Di Battista, ala sempre rientrante all’uopo del M5S, al Corriere della Sera in edicola e per il quale “Salvini fa marketing, ora lavori. Anch’io pago il suo stipendio”, il titolo. Per poi dire: “Non vedo litigi, ma un Movimento intransigente davanti agli scandali di corruzione che hanno toccato tutti i partiti. Salvini pensava che il Movimento, in quanto alleato, tacesse davanti alla corruzione? Siamo legati da un contratto, non siamo complici. Ma lasci che le dica: a mio avviso politicamente non è questa la fase delicata”. Che sarebbe? “In estate si voterà il taglio definitivo di 345 parlamentari e quello sarà un passaggio storico: lì si dovrà sceglier e tra prima gli italiani o prima i parlamentari”.

I capitoli della contesa sono più d’uno: c’è lo scontro sui migranti, poi la rovente questione della corruzione e del crescere degli indagati tra le fila leghiste, poi la questione della famiglia e degli aiuti, non meno spinosa e sulla quale il vicepremier pentastellato non sembra disposto a cedere: “Lo dico forte e chiaro, sugli aiuti alle famiglie non transigo. Sulle famiglie si regge il futuro di questo governo”. Dichiarazione alla quale fa eco Salvini che strapazza il premier Conte. “Dichiarazioni a valanga, per uno scontro ormai in campo aperto” sottolinea il quotidiano milanese. E Il Fatto sottolinea che “nel pre-Cdm i grillini bloccano il dl Sicurezza, i leghisti quello Famiglia”.

E ha poco gioco Sergio Mattarella a lanciare “l’allarme” sull’intolleranza, come riportano quasi tutti i quotidiani, “rischi che, nella stagione pre-elettorale, si accentuano”, sottolinea il cronista del Corriere nel resocontare il messaggio de capo dello Stato sul clima che pervade la Ue, che “sembra essersi fermata, ma per gli anziani e i più giovani è una casa comune”.

“In queste ore tutto ruota intorno al braccio di ferro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, cosa già in sé bizzarra visto che i due sono soci di maggioranza. Polarizzare l’attenzione su di loro credo sia anche una scelta mediatica che ha l’obiettivo di oscurare gli altri concorrenti alle elezioni europee. Che si parli bene o male non importa, basta che si parli solo di loro, il resto non deve esistere. Eppure il resto c’è, eccome. Ed è un resto che conta molto più di quanto dicano i sondaggi. Se si pensa che il governo tra Lega e Cinque Stelle sia il migliore possibile e che i due debbano andare avanti a lungo (a rovinare l’Italia, diciamo noi) allora ok così. Ma se immaginiamo una soluzione alternativa – parlamentare o elettorale si vedrà – è ovvio che il risultato delle europee traccerà il solco da percorrere”, analizza il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti che tifa “Forza Italia e il voto utile per le Europee”, il titolo del suo editoriale.

Tuttavia, secondo il notista politico di via Solferino, Massimo Franco, “comincia a prender e corpo il dubbio che dopo le Europee del 26 maggio non scoppierà la pace tra Movimento Cinque Stelle e Lega. Non significa che romperanno. Ma gli insulti che si scambiano sembrano proiettarsi oltre quella soglia temporale. E aprono alla possibilità di qualsiasi scenario. Quando il premier Giuseppe Conte prevede che dal 27 maggio le cose si rimetteranno a posto, esprime una speranza legata anche alla permanenza a Palazzo Chigi. In realtà, la frattura su Europa e inchieste giudiziarie tra i vicepremier Luigi Di Maio, del M5S, e il leghista Matteo Salvini, scava solchi profondi” e “con una maggioranza in pezzi e parole in libertà sull’Unione europea, le probabilità di isolarsi aumentano”. Ue, che sui conti pubblici il 27 maggio recapiterà la lettera all’Itali per avvisarla che è un’”osservata speciale” preannuncia Il Sole 24 Ore.



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