D'Alema, clima intimidatorio. E lancia 'altra' riforma

Una vittoria del "Sì" porterebbe una "tentazione plebiscitaria". Boschi, "Spot Rai non va ritirato"

D'Alema, clima intimidatorio. E lancia 'altra' riforma
 D'Alema convegno referendum per il No

di Paolo Molinari

Roma - Vincere, con l'affermazione del No, la sfida del referendum e, poi, "aprire subito una nuova stagione di riforme" che prevedano il taglio del numero dei deputati e dei senatori, mantenendo il bicameralismo perfetto. E' questa la proposta lanciata da Gaetano Quagliariello e Massimo D'Alema con l'iniziativa Perché No, organizzata dalle fondazioni Magna Charta e ItalianiEuropei.

"L'idea iniziale di questa legislatura , fissare regole comuni e dividersi sui principi e sulle soluzioni dei problemi del Paese, è stata tradita", ha spiegato il senatore Quagliariello. "Oggi il Paese è diviso sulle regole e i principi e le soluzioni sono stati cacciati dalla porta", ha aggiunto.

E a quanti dicono che una vittoria del No bloccherebbe il processo riformatore per decenni, D'Alema e Quagliariello rispondono che "non è cosi'". Tutt'altro: nei mesi restanti potrà essere approvata una riforma che taglia il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.

"L'auspicabile vittoria del No non porterebbe alla catastrofe - ha sottolineato D'Alema - e avrebbe come effetto la necessaria revisione della legge elettorale". Al contrario di quanto accadrebbe con la vittoria del Sì che, per l'ex presidente del Consiglio, porterebbe a una crisi politica a causa della "tentazione plebiscitaria" che eserciterebbe su chi oggi governa il Paese.

Boschi: "Spot Rai conforme alla legge, non va ritirato"

In una sala gremita di personalità politiche, l'attenzione dei fotografi era tutta per la 'strana coppia' rappresentata da Quagliariello e D'Alema. Niente di cui stupirsi per Quagliariello: "Io non mi converto alle idee di D'Alema e tanto meno D'Alema alle mie. Le Costituzioni si fanno tra diversi. Credo che questa riforma e la legge elettorale facciano fare al paese un passo indietro e non un passo avanti", ha spiegato.

Niente di strano, dunque. E d'altra parte il parterre è quanto di più politicamente composito si possa immaginare: accanto all'ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, sedeva Stefano Rodotà. Più in disparte i deputati della minoranza Pd Davide Zoggia e Danilo Leva. In piedi, in un angolo della sala, il capogruppo della Lega alla Camera, Massimo Fedriga e il deputato del Carroccio Giancarlo Giorgetti. E, ancora: Pippo Civati di Possibile, Renato Brunetta e Paolo Romani di Forza Italia.

"Quando si parla di Costituzione, non è possibile andare al di là di un certo livello nella valutazione politica. Se una riforma invece di far fare un passo avanti, fa fare un passo indietro al Paese bisogna votare No", ha aggiunto Quagliariello. Il senatore ha invitato il governo "ad avere un po' più di umiltà perché non è vero che se vince il No non sarà più possibile fare le riforme costituzionali in questo Paese. Il processo riformatore non si ferma: questo è il segnale che vogliamo dare. Va avanti con un metodo diametralmente opposto a quello del presidente del Consiglio. La proposta che avanziamo è quella di ridurre il numero di parlamentari a 600, contro i 730 della riforma Renzi- Boschi. Questa proposta può passare in cinque mesi".

Mattarella chiede rispetto, prima e dopo il voto

Forte di questa convinzione, Massimo D'Alema ha annunciato che "ci sarà un appello ai parlamentari per cominciare a raccogliere le firme e dare corpo a una proposta che potrebbe essere incardinata gia' dall'indomani del referendum". Discorso tecnico, quello di D'Alema, che però è 'attualizzato' con alcune considerazioni sul presidente del Consiglio e su come Renzi sta conducendo la battaglia per il Sì: "Per il Sì c'è uno schieramento abbastanza vasto" e "capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d'accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro. Non solo non mi ritengo un pericoloso fomentatore di disordine, ma penso di difendere il valori fondamentali del partito al quali sono iscritto, ancorché chi lo dirige li ha dimenticati", ha spiegato per poi rincarare: "'Cacciamo i politici': come slogan del capo dei politici è inquietante. Il populismo dall'alto è molto più pericoloso del populismo del cittadino comune". (AGI)