Dal saluto fascista ai busti di Mussolini, giro di vite del Pd

Dal saluto fascista ai busti di Mussolini, giro di vite del Pd
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Roma - (di Serenella Ronda) - Mai piu' saluti fascisti, come e' accaduto nel 2008 in piazza del Campidoglio quando fu eletto sindaco Gianni Alemanno, o ancor prima nel '99 quando il centrodestra espugno' per la prima volta Bologna e alcuni manifestanti salirono lo scalone di palazzo D'Accursio con il braccio destro teso. Ci sono esempi del genere anche nel mondo dello sport, dove ha suscitato molte critiche e polemiche il gesto del saluto romano fatto in campo da un giocatore della Lazio. Ma e' a rischio anche il destino delle tante bancarelle a Predappio, paese natale di Benito Mussolini, che vendono, come dei normalissimi gadget, busti del Duce e altre immagini e simboli tipici del partito fascista. Mai piu', quindi, effigi di Hitler o di generali delle SS autori di atroci delitti, mai piu' fasci littori e croci celtiche o simboli della Decima Mas in mostra nelle vetrine di negozi o propagandate per l'acquisto su internet. Il Pd ha intenzione di usare il pugno di ferro, ampliando in maniera significativa il raggio d'azione della normativa attuale contro l'apologia del fascismo.

E' stata infatti incardinata oggi in commissione Giustizia della Camera, con la relazione svolta dal relatore Walter Verini, la proposta di legge a prima firma Emanuele Fiano, che mira ad inserire nel codice penale l'articolo 293-bis, relativo alla "Propaganda del regime fascista e nazifascista". La normativa attualmente vigente - si va dalla Legge Scelba del '52 alla Legge Mancino del '93, fino alle ultime sentenze della Cassazione - vieta la riorganizzazione del partito fascista o comunque la nascita di un movimento o associazione non inferiore a cinque persone, che persegue finalita' antidemocratiche proprie del partito fascista o punisce chi fa apologia del fascismo.

La proposta del Pd ha come obiettivo - si legge nell'introduzione al testo - "di delineare una nuova fattispecie che consenta di colpire solo alcune condotte che, individualmente considerate, sfuggono alle normative vigenti". Recita infatti la proposta di legge, composta da un solo articolo: "Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualita' e' punito con la reclusione da sei mesi a due anni.La pena di cui al primo comma e' aumentata di un terzo se il fatto e' commesso attraverso strumenti telematici o informatici".

La proposta del Pd, dunque, mira a vietare e punire come delitto perseguibile d'ufficio da un lato, "la propaganda attiva e quella che si manifesta anche solo nei diversi passaggi della filiera produttiva (dalla produzione, alla distribuzione, alla diffusione, alla vendita) di immagini, oggettistica, gadgets di ogni tipo che comunque sono chiaramente riferiti all'ideologia fascista o nazifascista o ai relativi partiti", si legge nella relazione del servizio studi della Camera, compresa la "vendita o diffusione di beni che raffigurino persone, immagini o simboli chiaramente riferiti a tali partiti o ideologie"; dall'altro, vengono puniti "comportamenti quali il saluto romano (o nazifascista) fatto in pubblico e l'ostentazione pubblica di simboli che a tali partiti o ideologie si riferiscano".

Il primo firmatario, Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, premette subito che non si tratta in alcun modo di voler "colpire i collezionisti", come gli appassionati di francobolli o di immagini di personaggi della storia. L'idea prende spunto, spiega ancora, "da alcuni episodi con al centro persone che fanno il saluto fascista durante manifestazioni pubbliche, o dallo stupore dei turisti stranieri che in Italia si trovano di fronte a cimeli del fascismo, come bottiglie di vino con nell'etichetta l'immagine di Mussolini o di Hitler". Certo, durante l'esame e il dibattito in commissione valuteremo "qual è il discrimine" affinché scatti l'applicazione della norma penale. Ma per il Pd una cosa e' certa: "siamo una Repubblica antifascista nata dalla Resistenza e il codice penale deve avere" queste fattispecie "come reato". (AGI)