Conte non vuole che l'Italia rimanga sotto esame della Ue per altri sei mesi

Il presidente del Consiglio assicura che il Paese ha portato i numeri sul tavolo, è pronta ad attuare un aggiustamento del bilancio, ad impegnarsi sulle richieste dell'Unione europea

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Francesco Fotia / AGF
Giuseppe Conte

"Rimandati a settembre? Non esiste". Di primo mattino ad Osaka dove sta partecipando al G20, Giuseppe Conte legge dell'ipotesi di un rinvio dell'iter della procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, ma soprattutto della possibilità che l'Italia possa continuare ad essere sotto esame per altri sei mesi.

Ma per il presidente del Consiglio la realtà è un'altra: non si tratta di un rinvio, l'Italia ha portato i numeri sul tavolo, è pronta ad attuare un aggiustamento del bilancio, ad impegnarsi sulle richieste dell'Unione europea, a portare il deficit al 2,1% ma non ci sta a finire nel mirino della Commissione che potrebbe 'sospendere' il giudizio. Il problema sono le coperture per il 2020, con la flat tax che impegnerebbe il governo a trovare 15 miliardi e ad attuare una serie di misure che potrebbero mettere a rischio i conti pubblici.

Tuttavia l'ipotesi sul tavolo (avere quattro mesi per rientrare nei parametri richiesti da Bruxelles) non deve essere uno strumento per tenere Roma sotto scacco. In ogni caso al di là delle decisioni della Commissione - aprire o chiudere formalmente la procedura - l'obiettivo è quello di non essere messa sotto esame. Avere più tempo può essere una concessione legata ai numeri sul tavolo, non altro.

Del resto è sempre successo che la manovra "venga sottoposta al vaglio della Commissione, non giochiamo con le parole. Non si può essere anti-italiani", sottolinea il presidente del Consiglio al termine della prima giornata dei lavori del G20.

L'importante dunque è evitare la procedura, in quel caso sarebbe un grande risultato - mette in chiaro Conte -, non certo una sconfitta. Lunedì ci sarà un altro step (è convocato il Consiglio dei ministri sull'assestamento del bilancio) con Bruxelles che pur apprezzando gli sforzi di Roma attende di capire come si muoveranno M5s e Lega.

I momenti decisivi poi saranno il 2 luglio, quando si riunirà la Commissione, e il 9 quando si riunirà l'Ecofin.

Ieri intanto ad Osaka il premier ha visto sia il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che il presidente del Consiglio Donald Tusk. Con loro ha parlato anche di nomine. I paesi del Mediterraneo punterebbero sull'italiano Mario Draghi presidente della Commissione, ma Conte non si espone: "Ci sono mille nomi", dice. Per quanto riguarda la procedura di infrazione l'Europa vuole una correzione di rotta ed e' disponibile a lasciare margini, ma Conte non si pronuncia.

"Il negoziato è complicato ma siamo fiduciosi. Incrociamo le dita", il 'refrain'. Oggi si è compiuto un altro passaggio: l'Assemblea degli azionisti di Cassa Depositi e Prestiti "ha approvato la distribuzione di riserve di utili portati a nuovo per un ammontare complessivo di euro 959.862.495,68 a valere sul residuo utile 2018", una distribuzione che serve al Mef per ridurre il deficit 2019.

Ma i Paesi 'rigoristi' tengono il punto. "Finora non ho visto niente che indichi la possibilità che l'Italia sfugga alla procedura di infrazione", calca la mano il premier olandese Rutte, "l'Italia semplicemente non sta facendo sacrifici, ha una crescita ancora troppo debole e un deficit troppo alto".



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