Bersani "nel Pd dominano arroganza e sudditanza"

Il leader della minoranza dem dopo gli attacchi di Renzi, "mi hanno fatto più male i silenzi nel partito"

Bersani "nel Pd dominano arroganza e sudditanza"
Pierluigi Bersani (Afp) 

Palermo - "Il partito e' casa mia": Pierluigi Bersani non accetta il 'fuori, fuori' scandito da una parte della platea della Leopolda durante l'intervento di Matteo Renzi e avverte che “il Pd è un partito plurale che non può camminare sulle gambe dell’arroganza e della sudditanza”. "A me ha fatto male sentire 'fuori, fuori', ma ha fatto ancora piu' male, al di la' della voce da tifoseria, il silenzio di chi e' stato zitto", ha spiegato da Palermo l'ex ministro. Dalla segreteria del partito gli viene un altolà a "non stravolgere la realta'" e ad evitare posizioni "sconcertanti". Insomma, nel Pd, il dopo accordo sull'Italicum attizza un fuoco da braci mai sopite in questi mesi.

Domenica le parole dure del segretario-premier verso il fronte del No che vuole solo "la fine del Pd", accolte da una standing ovation della platea dei 'leopoldini' e da grida di 'fuori, fuori'. Ora Bersani ha contrattaccato rimproverado al premier di aver creato "il deserto" attorno al partito.

Renzi chiude la Leopolda, "il passato non vincerà"

Al centro del dibattito c'è il documento siglato dalla maggioranza e da un esponente della minoranza, Gianni Cuperlo, sulla modifica della legge elettorale che non ha per nulla convinto l'altra parte della minoranza, guidata da Roberto Speranza e Bersani. L'ex segretario quindi non ha usato giri di parole: "Chi fa il segretario deve caricarsi della sintesi tra posizioni diverse, perche' se accende le micce...". Per Bersani "finché insultano me non ho problemi, ma non si rendono conto che queste affermazioni feriscono tanta nostra gente".

Durissima la replica dei vicesegretari del partito, Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. "Mi sembra una posizione molto strumentale" dice Guerini. "Non e' certo stato Renzi a dire 'fuori, fuori'" alla Leopolda. "Una parte della platea ha reagito così, in un modo che non condivido, rispetto ad atteggiamenti e dichiarazioni e prese di posizione davvero incomprensibili e sconcertanti. La nostra comunità chiede unità e lealtà. E questa lealtà è spesso venuta meno in questi ultimi mesi". E anche Debora Serracchiani va giù pesante: "Bersani non stravolga la realta' ed eviti polemiche fuori luogo: Renzi non ha mai detto 'fuori' a nessuno"? Da Bersani "ci aspettiamo compostezza e proporzione anche nella dialettica piu' aspra". Perche' "nel Pd si lavora e si dovrebbe sempre lavorare per l'unita', mai per dividere. L'auspicio e' che questo intento sia saldamente condiviso, anche in queste ore, da Bersani".

Più tardi Roberto Speranza ribadisce che non uscirà dal Pd "neanche con le cannonate" e invoca "rispetto. Io rispetto chi scende in piazza per il Sì ma lo pretendo a mia volta". Ma Renzi non molla di un millimetro l'accusa di fondo: "Più andiamo avanti e piu' e' evidente che i leader del fronte del No usano l'appuntamento del 4 dicembre per tentare la spallata al Governo. Vogliono tornare loro a guidare il Paese e si rendono conto che questa e' l'ultima chance". (AGI)