Le Regioni del Nord hanno compiuto il secondo passo per diventare più autonome

Dopo il referendum del 22 ottobre i governatori di Veneto, Lombardia e Emilia hanno fissato l'iter con il governo sulla metodologia da seguire e le materie oggetto della trattativa

Le Regioni del Nord hanno compiuto il secondo passo per diventare più autonome
Flavio Lo Scalzo / AGF 
 Roberto Maroni e Luca Zaia (Agf)

Soddisfatti sono i presidenti di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, soddisfatto è anche il governo, con il sottosegretario per gli Affari regionali Gianclaudio Bressa. Le Regioni che hanno chiesto l'avvio dell'iter per ottenere una maggiore autonomia differenziata, prevista dalla Costituzione, hanno siglato con l'esecutivo un primo atto formale. Una pre intesa che fissa i principi generali, la metodologia e le materie oggetto della trattativa che proseguirà anche nella prossima legislatura.

"Si tratta di una giornata super storica. Da qui non si torna indietro", ha affermato Luca Zaia, presidente del Veneto. "Abbiamo firmato il primo accordo per dare più autonomia alle regioni - gli ha fatto eco Roberto Maroni, governatore uscente della Lombardia - Sono felice di concludere in bellezza la mia esperienza. Ora bisogna completare il percorso, compito che è affidato al nuovo governo e al nuovo governatore della Regione", ha aggiunto prima di ringraziare "i tre milioni di lombardi che con il sì al referendum ci hanno dato la forza di andare avanti. Senza di loro non saremmo arrivati a questa pagina importante della storia".

Le Regioni del Nord hanno compiuto il secondo passo per diventare più autonome
Bonaccini 

Soddisfatto anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna. "Per la prima volta si mette la firma a un pre accordo, ora servirà una legge del futuro Parlamento approvata a maggioranza qualificata. Ma è evidente che il prossimo Parlamento e il prossimo Governo non potranno non tener conto di una firma così importante".

Sono 23 le materie oggetto della trattativa tra governo e le regioni Lombardia e Veneto, 12 per l'Emilia. Su sanità, istruzione, ambiente, lavoro e rapporti con l'Europa i tavoli sono attivi e "si è già arrivati a dei risultati", ha ricordato Zaia. "Ora - ha insistito - si dovranno aprire gli altri 18 tavoli e poi chiudere l'intesa. Si è stabilito che l'accordo che porteremo in Parlamento durerà dieci anni, poi verrà rinnovato e ci sarà un tagliando all'ottavo anno". L'incertezza del voto, ha spiegato ancora Maroni, non metterà a repentaglio la sigla di oggi: "Abbiamo fatto una trattativa con un governo politicamente 'ostile', di centrosinistra. Se si accetta la sfida sul piano istituzionale lasciando da parte l'appartenenza politica qualunque governo ci sarà non potrà fare a meno di completare questo percorso".

Il sottosegretario Bressa ha ribadito che quello di oggi "è un primo passo. Siamo partiti con tre regioni e speriamo che queste siano solo l'avanguardia perché è una questione che riguarda tutte le Regioni d'Italia. Ci sono già abboccamenti in fase avanzata con Piemonte e Liguria, abbiamo avviato una trattativa con la Campagna e la Puglia", ha concluso. 



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