Sulle chiusure domenicali potrebbe rivedersi l'asse gialloverde

Di Maio è tornato a chiedere una marcia indietro sulle aperture nei giorni festivi. Gli alleati sono scettici ma il testo c'è, ed è quello che era stata concordato con la Lega

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 Afp
 Aperture negozi

Si prevede un altro scontro nella maggioranza, al di là delle battaglie che verranno portate in Parlamento sulla legge di bilancio. Luigi Di Maio ha rilanciato la legge delle chiusure domenicali dei negozi e dei centri commerciali, ipotizzando anche un decreto, o comunque un intervento dell'esecutivo.

"Dopo il decreto dignità e il decreto Riders, dobbiamo andare avanti - ha sostenuto con un post su Facebook - come governo nella tutela delle persone che lavorano, come nel caso delle partite Iva e dei lavoratori dipendenti degli esercizi commerciali che, a causa delle liberalizzazioni, sono sprofondati nella giungla degli orari di apertura e chiusura, cercando invano di battere i centri commerciali, rimanendo aperti 12 ore al giorno e 7 giorni su 7".

Maggioranza trasversale in Commissione?

La legge sulle chiusure domenicali è ferma nella Commissione Attività produttive di Montecitorio. È stata calendarizzata per dicembre in Aula su richiesta della Lega ma ancora non c'è una data. E in Commissione dev'essere completato il secondo iter delle audizioni (ne mancano circa dieci).

Il rischio ora è che sulla legge si vada incontro ad una maggioranza trasversale, ovvero che ritorni l'asse in Commissione tra M5s e Lega. Perché ai pentastellati il testo - il relatore è il leghista Dara - frutto di una mediazione durante l'era giallo-verde va bene e deve essere votato così com'è.

Dopo tantissime riunioni (l'ultima pochi giorni prima che cadesse il governo, parteciparono lo stesso Di Maio e per la Lega l'allora sottosegretario Galli) ad inizio agosto era arrivato il via libera a portare il provvedimento in Aula.

L'intesa prevedeva 26 aperture domenicali e otto in deroga per le 12 festività nazionali. Venivano salvaguardati i negozi di vicinato e alcune categorie di esercizi commerciali. Con la nascita del Conte II l'argomento è stato trattato dalle forze della maggioranza solo informalmente. Ancora nessun tavolo vero e proprio, ma negli incontri tenutosi tra i rappresentanti che si occupano del tema per Pd, Iv, LeU e M5s, è emersa una netta distanza.

L'ultima riunione in Commissione Attività produttive della Camera si è tenuta una settimana fa. Pd e Iv sono sulla stessa posizione: propongono al massimo 8 chiusure (più 4 per le festività) e puntano l'accento piuttosto sui contratti dei lavoratori precari.

M5s non è disponibile a fare altri passi indietro (la proposta iniziale dei pentastellati non prevedeva il 50% di aperture - ovvero 26 su 52 domeniche - ma una turnazione del 25% degli esercizi) e manterrà il punto. Bisognerà vedere se Di Maio chiederà un'accelerazione o appunto un intervento del governo e se si aprirà una partita interna alla maggioranza. Con la Lega che punterà a mettere in difficoltà i giallo-rossi in Commissione. 

"Di Maio non vuole i negozi sempre aperti? Tranquillo Gigi, con tutte le tasse che tu, Conte e Renzi state mettendo, almeno questa promessa la manterrai", ha commentato oggi Salvini. Per il Pd occorrerebbe piuttosto affrontare altri dossier (ex Ilva in primis) ma c'è la disponibilità ad un confronto. Così anche per Italia viva e LeU. Ma al momento una sintesi sembra difficile. Con lo spettro che - perlomeno in Commissione - si registri l'inedito ritorno di un asse M5s-Lega. 



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