Colletti (M5s) sul voto in Abruzzo: "Meno verticismo nel Movimento, non siamo pigiabottoni"

In un duro post su Facebook il deputato Andrea Colletti analizza il risultato elettorale deludente ottenuto dai 5 stelle in Abruzzo e sprona il Movimento a tornare ai valori delle sue origini

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(Agf) 
Andrea Colletti

Bisogna essere "meno verticistici" perché "non possiamo essere dei pigiabottoni di scelte prese in altri luoghi". E inoltre, "tornare ad essere, anche al nostro interno, meritocratici, senza figli e figliastri in base a simpatie personali". È duro il deputato M5s Andrea Colletti che su Facebook analizza il risultato elettorale deludente ottenuto dai 5 stelle in Abruzzo e sprona il Movimento a tornare ai valori delle sue origini.

"Gli elettori hanno sempre ragione - sostiene su Fb - per due semplici fatti: 1) è la democrazia; 2) subiranno loro stessi le conseguenze del loro voto, nel bene o nel male. Posso capire benissimo la delusione tra attivisti, eletti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle ma i risultati delle elezioni vanno sempre accettati - prosegue il deputato abruzzese - sia quando sono a nostro favore che quando ci vanno contro. E, sicuramente, questo non è stato un risultato affatto positivo. Io stesso pensavo che avremmo preso almeno 8 punti percentuali in più, se non 12 (tra il 28 ed il 32%)".

"Cosa è successo - si domanda Colletti - e, soprattutto, cosa dovremmo fare per cambiare lo stato delle cose? In primis dovremmo capire che la nostra forza sono gli attivisti ed i consiglieri comunali. Dovremmo smetterla di utilizzarli esclusivamente come risorse da campagna elettorale ma coinvolgerli, a tutti i livelli, nelle decisioni. Perché, per me, un attivista o un consigliere comunale, che dedicano del tempo togliendolo al lavoro, alla famiglia o anche al tempo libero in cambio di nulla, vale molto di più di un anonimo votante su Rousseau, magari iscritto da qualcuno. Rousseau è una bellissima piattaforma formativa di cui vedremo i frutti tra anni e non subito".

"Poi - prosegue Colletti - sapendo che non abbiamo il sistema di clientele del centrosinistra o del centrodestra e che non diamo risposte semplici a problemi complessi come la destra, dovremmo capire meglio come spiegare alla gente cosa stiamo facendo (il tanto che stiamo facendo) senza pensare che servano solo conferenze stampa o ministri che vengono a fare passerelle. Dobbiamo tornare come eravamo, in mezzo alla gente. E, magari, come il punto primo, dovremmo essere meno verticistici - auspica - sia a livello nazionale che regionale. Non siamo gli altri partiti e non possiamo solamente essere dei pigiabottoni di scelte prese in altri luoghi".

"Dobbiamo coinvolgere i 'migliori' di questo paese, chi, avendo saldi determinati principi e valori, possa portare un plus di competenze. Dovremmo, credo - insiste - tornare ad essere, anche al nostro interno, meritocratici, senza figli e figliastri in base a simpatie personali". "Da ultimo sembra che, per il momento, abbiamo fallito nel far tornare le persone al voto e, soprattutto, ad interessarsi della cosa pubblica. In questo caso, come anche alle scorse europee, l'astensionismo ha colpito soprattutto noi. Capire come reincentivare il circuito virtuoso tra chi è fuori e chi è dentro non sarà facile (è anche un problema culturale) ma dovremo in tutti modi almeno provarci. Ricordiamoci che negli ultimi anni il voto è mobile e migra i maniera molto semplice da un partito all'altro, nessuno escluso. Molta strada possiamo e dobbiamo fare per il bene del nostro Paese", conclude.



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