Attrazione fatale, tutta colpa della chimica

Attrazione fatale, tutta colpa della chimica

Roma - Ricordate 'Attrazione fatale'? La passione che diventa ossessione di Glenn Close per Michael Douglas forse non è del tutto colpa della follia di un cervello malato, ma si tratta di... chimica. 

"L'amore può divenire spesso ossessione per una naturale sequenza di particolari reazioni neurochimiche", spiega Piero Barbanti, primario neurologo dell'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, parlando dei meccanismi che scattano nel cervello di un innamorato. "Nelle fasi iniziali dell'amore romantico, il cosiddetto innamoramento - spiega Barbanti - si verifica una tempesta di sostanze chimiche (in parte simile a quanto accade nell'assunzione di cocaina) liberate dall'ipotalamo che rende conto anche dello 'stare male per amore': la dopamina si impenna, giustificando l'euforia, la serotonina si riduce, spiegando la frequente ossessività, il fattore di crescita nervosa (Nerve Grow Factor) aumenta, incrementando il romanticismo, così come l'ossitocina e vasopressina che spiegano la possessività dell'innamorato".

Secondo l'esperto, a fronte della attivazione delle aree delle emozioni, il cervello disconnette le aree più razionali (come la corteccia prefrontale), silenziando il centro della paura (l'amigdala). Barbanti spiega anche perché il primo amore non si scorda mai. "Nell'amore romantico, durante l'attivazione delle regioni del cervello deputate al piacere, a nostra insaputa 'rimane aperto un microfono' - riferisce - che registra istante per istante: è l'ippocampo, centro della nostra memoria ma anche delle emozioni che incide a lettere di fuoco non solo il ricordo, ma anche l'emozione ad esso correlata. Rivedere il primo amore vuol dire spesso rievocare il ricordo ma anche la tempesta passionale a quello correlata". (AGI)