La pizza napoletana è patrimonio dell'Umanità. Ma come è fatta? 

Per l'Italia è il 58esimo riconoscimento da parte dell'Unesco. Ma le regole dell'Arte del pizzaiuolo napoletano sono ferree

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L'Arte del pizzaiuolo napoletano è Patrimonio dell'Umanità. Il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco, riunito in sessione sull'isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente la candidatura italiana. Per l'Italia si tratta del 58 bene tutelato (settimo patrimonio immateriale riconosciuto), il nono in Campania. Con grande soddisfazione, ha annunciato la vittoria in diretta Facebook la delegazione italiana che sull'isola sudcoreana ha seguito da vicino i lavori del Comitato.

 A Jeju hanno atteso la proclamazione l'Ambasciatore Vincenza Lomonaco, rappresentante Permanente d'Italia presso l'Unesco e Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro delle Politiche Agricole e dell'Ambiente e promotore della World Petition #pizzaUnesco che, con oltre 2 milioni di sottoscrizioni mondiali, ha sostenuto la candidatura italiana verso la vittoria finale.

"E' la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d'unione culturale. L'Arte del pizzaiuolo napoletano è un patrimonio di conoscenze artigianali uniche tramandato di padre in figlio, elemento identitario della cultura e del popolo partenopeo che ancora oggi opera in stretta continuità con la tradizione" ha detto Pecoraro Scanio.

Come è fatta la pizza napoletana

Bisogna innanzitutto distinguere la pizza napoletana da quella italiana

Pizza Napoletana

Lievitazione naturale, cottura nel forno a legna, lavorazione dell’impasto a mano e cornicione pronunciato (più o meno alto secondo lo stile del pizzaiolo).

Pizza all'italiana

Inteso come prodotto pizza italiano, interpretato in modo diverso secondo tradizione e fantasia di regione in regione. Si tratta di pizzerie che impiegano ingredienti di buona qualità e realizzano un prodotto digeribile e di buon gusto.

Dove si mangia la pizza più buona 

Per Blog Italia Nerina di Nunzio ha esplorato le 54 le migliori pizzerie d'Italia secondo il Gambero Rosso, più del doppio del 2013, c’è una varietà incredibile di proposte di alto livello e molto del successo e nelle mani di ragazzi. I pizzaioli italiani che sbancano oggi in Italia sono under 30! Dal Nord al Sud ci sono nomi come Diego Vitagliano (con 2 Spicchi), Isabella De Cham, Ciccio Vitiello, Salvatore Lioniello, Angelo Rumolo, tutti giovani e giovanissimi. C’è la bravissima Roberta Esposito della Contrada di Aversa  (una donna), premiata insieme a Stefano Vola di “Vola Bontà per Tutti” (a Santo Stefano Belbo), come Pizzaioli Emergenti. Storie diverse: chi erede di maestri e guru, chi autodidatta ma tutti con la “vocazione agricola” - come la descrive Sara Bonamini -,  cioè l’amore e l’attaccamento per il territorio e la materia prima che il territorio offre.

Come ci si è arrivati

Lanciata nel 2014 da Pecoraro Scanio sulla piattaforma di petizioni on-line Change.org, la campagna ha compiuto più volte il giro del mondo raccogliendo il sostegno di oltre 600 ambassador - tra personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, dello sport, della società civile a livello internazionale - e superando l'obiettivo prefissato di 2 milioni di adesioni mondiali con firme di cittadini da più di 100 Paesi: numeri che fanno di #pizzaUnesco il movimento popolare d'opinione più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite. Una corsa travolgente che dal Napoli Pizza Village 2014 è proseguita attraverso le spettacolari iniziative all'ONU di New York, all'Unesco di Parigi, alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro fino alla prima e alla seconda Settimana della Cucina italiana nel mondo senza dimenticare la storica mobilitazione planetaria da Sidney a San Paolo, dal Canada all'Argentina, dal Giappone e dalla Corea al Qatar, da Taiwan all'Islanda. 

 



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