Expo: da Ragusa il vino Mesopotamio, lo bevve Plinio a Pompei

(AGI) - Ragusa, 30 giu. - Ci sara'anche il vino Mesopotamio diKamarina (Ragusa) all'Expo nel padiglione Italia domenica. E'un vino che secondo vari studiosi e le ricerche del direttoredel Museo di Camarina si produceva dal IV secolo avanti Cristonelle fattorie della localita' allora chiamata Kamarina e chenel I secolo dopo Cristo si beveva da Cartagine a Pompei, dovepotrebbe essere stato servito a Plinio nei giorni cheprecedettero l'eruzione del Vesuvio nel 79. L'iniziativa di'archeologia enologica' e' stata presentata questa mattina allaCamera di Commercio di Ragusa dal direttore del Museo, GiovanniDi Stefano

(AGI) - Ragusa, 30 giu. - Ci sara'anche il vino Mesopotamio diKamarina (Ragusa) all'Expo nel padiglione Italia domenica. E'un vino che secondo vari studiosi e le ricerche del direttoredel Museo di Camarina si produceva dal IV secolo avanti Cristonelle fattorie della localita' allora chiamata Kamarina e chenel I secolo dopo Cristo si beveva da Cartagine a Pompei, dovepotrebbe essere stato servito a Plinio nei giorni cheprecedettero l'eruzione del Vesuvio nel 79. L'iniziativa di'archeologia enologica' e' stata presentata questa mattina allaCamera di Commercio di Ragusa dal direttore del Museo, GiovanniDi Stefano e dal presidente dell'ente camerale, GiuseppeGiannone. "A Camarina -ha spiegato Di Stefano- esisteva nel IVsecolo a.C. il piu' antico impianto di produzione del vino. Sitrattava di una vera e propria fattoria con i torchi, le vaschee il vicino vigneto. Questo vino era venduto all'agora' dove e'stato rinvenuto un deposito di circa 800 anfore. Sono le stesseanfore rappresentate nelle monete della citta', i didrammi,dove risiedevano i vignaiuoli". In base alle evidenza ed airiscontri, secondo Di Stefano, "Camarina e' la piu' anticacitta' di tutta la Grecia d'occidente, dove la filiera dellaproduzione e commercializzazione del vino e' attestata". La relazione che il direttore del Museo di Camarinapresentera' all'Expo di Milano il 5 luglio, sara' accompagnatada 30 immagini del Mesopotamio, vino che viene ritenutol'antenato del Cerasuolo di Vittoria, una delle Doc sicilianedi oggi. "Attraverso lo studio di vari documenti - ha aggiuntoDi Stefano - e' possibile dimostrare che questo vino eraprodotto in epoca greca e romana nel territorio di Camarina. Ilnome antico 'Mesopotamio' deriva dal fatto che il vino siproduceva nella pianura tra due fiumi, l'Ippari e il Dirillo. Saranno mostrati al pubblico documenti epigrafici chetestimoniano che questo vino Mesopotamio di Camarina, cioe'l'attuale Cerasuolo di Vittoria, era bevuto a Pompei e aCartagine nel primo secolo dopo Cristo". Tra le immaginiproposte, anche quelle delle fattorie del V secolo a.C. diCamarina dove si produceva il vino e delle anfore vinarie. "Nelpanorama siciliano questo e' l'unico antico di cui e' possibileseguire la filiera produttiva e commerciale" ha concluso ildirettore del Museo di Camarina. Del vino Mesopotamio si parlera' a "I luoghi di Dioniso:archeologia e vino in Sicilia" con il contributo deldipartimento ai beni Culturali della Regione siciliana. Ilavori saranno coordinati da Alberto Pulizzi, commissariostraordinario del Parco archeologico della Valle dei Templi diAgrigento. Verranno illustrati anche il progetto di un vignetodidattico fra Sicilia e Tunisia al Parco di Selinunte(Trapani), e dell'operazione che ha portato alla ripresa dellavinificazione del Diodoros, il vino della Valle dei Templi, chesi produceva anticamente dai vigneti sotto il tempio diGiunone. Il Diodoros e' un vino che nasce nel cuore del Nerod'Avola e che ha gia' visto la prima produzione, quella del2012: e' un uvaggio di Nero d'avola al 90%, e per il restoNerello Cappuccio e Nerello Mascalese, affinato due mesi invasca e 10 mesi in barili di rovere. Della prima annata sonostate prodotte 6.000 bottiglie tutte numerate. Rosa Oliva, direttore del Museo archeologico Villa romanadel Casale di Piazza Armerina (Enna) con Anna Maria Mercuriprofessore associato presso il dipartimento di Scienze dellaVita dell'universita' di Modena e Reggio Emilia esperta inarcheobotanica, presenteranno "Il vino di Polifemo", progettoavviato nel 2013 e non ancora concluso per impiantare unvigneto nell'area archeologica e produrne un vino concaratteristiche analoghe a quello che bevevano i patrizi romaniche vivevano nella villa del Casale nel IV secolo dopo Cristo.(AGI)Rg3/Rap

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