Consumi: Nielsen, e' testa a testa grandi marche e private label

(AGI) Roma, 18 nov. ­ All'interno dei supermercati italiani e'ormai un testa a testa tra le grandi marche e le cosiddetteprivate label, ovvero le marche private che riportano il branddella catena di distribuzione. Sono alcuni dei dati che emergono dalla Nielsen GlobalSurvey on Private Label and Premiumization Trends condotta daNielsen su un campione di 30 mila individui in 60 Paesi, tra iquali l'Italia. Infatti, ben il 47% degli italiani ritiene che alcune diqueste ultime siano superiori ai marchi piu' famosi e il 64%dichiara che le marche private possano essere una buonaalternativa

(AGI) Roma, 18 nov. ­ All'interno dei supermercati italiani e'ormai un testa a testa tra le grandi marche e le cosiddetteprivate label, ovvero le marche private che riportano il branddella catena di distribuzione. Sono alcuni dei dati che emergono dalla Nielsen GlobalSurvey on Private Label and Premiumization Trends condotta daNielsen su un campione di 30 mila individui in 60 Paesi, tra iquali l'Italia. Infatti, ben il 47% degli italiani ritiene che alcune diqueste ultime siano superiori ai marchi piu' famosi e il 64%dichiara che le marche private possano essere una buonaalternativa a quelle tradizionali (nel 2010 era solo il 37%).Ben il 42% degli italiani e' disposto a pagare di piu' per unamarca privata di qualita'. Anche il giudizio sulla confezionee' decisamente migliorato, tanto che solo il 25% deiconsumatori la ritiene inadeguata, mentre il 50% pensa cheabbia raggiunto gli standard di packaging delle grandi marche.Il 56% della popolazione italiana (rispetto al 23% del 2010)considera le marche private di qualita' assimilabili aiprodotti di marca. In sintesi, il consumatore e' interessatoalla qualita' del prodotto, piuttosto che al marchio famoso. "Le marche private sono divenute parte integrante degliacquisti degli italiani. Cio' non e' dovuto esclusivamente a unorientamento al risparmio ­ ha dichiarato Giovanni Fantasia,amministratore delegato di Nielsen Italia commentando i datidella survey. ³Il consumatore italiano ­ ha aggiunto Fantasia ­anche nelle private label ricerca la qualita'. In questo senso,non possiamo leggere tale fenomeno come una minaccia per imarchi tradizionali, bensi' come un ampliamento dell¹offertanella grande distribuzione organizzata. Ne consegue unincremento del traffico sul punto vendita e una sollecitazionedel cliente alla propensione all¹acquisto, nonostante si stiaattraversando il periodo della crisi. In prospettiva, ladifferenza tra la marca del distributore e quelladell¹industria andra' sfumando, e cio' avra' come effettoquello di rendere il mercato del largo consumo ancora piu'competitivo e attrattivo. In sintesi, la diffusione delleprivate label e' da considerarsi un punto di non ritorno nellagdo e un allineamento dell¹Italia agli altri Paesi europei². Dal punto di vista del fatturato, emerge dai dati Nielsenche le marche private rappresentano il 18% del giro d¹affaridel largo consumo (13% nel 2007), una crescita di venditedovuta all'incremento della qualita' offerta. Per il 60% degliitaliani e' migliorata, tant¹e' che se il 66% le acquistaprincipalmente per risparmiare, il 67% ritiene che il rapportoqualita' prezzo di questi prodotti sia ottimo.In Italia solo il36% degli intervistati considera i prodotti a marchio privatorivolti a chi ha un budget ridotto, in linea con l'opinione dipaesi quali Germania (39%) e Gran Bretagna (37%), dove lemarche del distributore hanno raggiunto quote di mercato ancorapiu' importanti rispetto all'Italia. Diversa e' invece l'opinione dei consumatori nei paesidell'est, quali Bulgaria e Romania ad esempio, in cui leprivate label sono considerate ancora prodotti rivolti a chi sitrova in ristrettezze economiche dal 60% dei consumatori. (AGI)Bru