WhatsApp sta per essere bloccato in Indonesia. Per colpa di chi si scambia GIF "oscene"

La risposta dell'app: "Non possiamo farlo"

WhatsApp sta per essere bloccato in Indonesia. Per colpa di chi si scambia GIF "oscene"

 

Tra le autorità indonesiane e Whatsapp​ è in corso una diatriba che potrebbe bloccare l'accesso alla popolare applicazione di messaggistica nel Paese. Lo scontro riguarda la diffusione di quelle GIF, ovvero le famosissime foto animate, che contengono scene e allusioni sessuali esplicite. Tutti quei messaggi ritenuti osceni che andrebbero contro le leggi, molto rigorose, che l’Indonesia ha varato contro la pornografia.  

Chi deve bloccare questi contenuti? 

Secondo il Ministero delle Comunicazioni di Giacarta è un compito che spetterebbe all'applicazione, acquisita, nel 2014, da Facebook. Soprattutto l'accesso ai contenuti di Tenor, un sito che fornisce liberamente questo tipo di materiali. Secondo quanto riporta Associated Press, il governo indonesiano ha già inviato tre avvisi chiedendo la rimozione dei messaggi già inviati e il blocco dell'accesso a quella piattaforma. Charlene Chian, portavoce di Facebook in Asia, ha sottolineato come tutto ciò non sarebbe possibile. Whatsapp consente agli utenti di cercare GIF attraverso fornitori esterni e, dunque, non può controllare questo tipo di contenuti a causa delle comunicazioni protette e crittografate. L'invito al governo è quello di dialogare direttamente con queste realtà, proposta che è stata rispedita al mittente.

Il precedente con Telegram 

Una situazione simile era accaduta a luglio con Telegram, accusata di essere veicolo di comunicazione tra gli estremisti dell'Isis. In quel caso, Pavel Durov, fondatore dell'app, dovette recarsi di persona in Indonesia per sbloccare la situazione e trattare un accordo per far ripristinare il servizio. Cosa farà, dunque, WhatsApp? L’ultimatum di 48 ore del ministro Semuel Pangerapan scade domani. Il rischio del blocco sembra sempre più probabile e chissà se, anche in questo caso, l’unica soluzione possibile sarà una mediazione diretta di Mark Zuckerberg. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it