Boom di download per Vero, la app che assomiglia a Instagram

Molto diversa dalla app di Zuckerberg, per tre ragioni almeno. L'ha fatta il figlio di un miliardario libanese e nelle ultime 24 ore è la più scaricata negli Usa con 600mila download 

Boom di download per Vero, la app che assomiglia a Instagram 

Diciamolo subito: non è il nuovo Instagram. Ha numeri nemmeno lontanamente paragonabili al social network di Mark Zuckerberg. Ma Vero è un caso, perché è sbucata (quasi) dal nulla per diventare l'app più scaricata negli Stati Uniti. E pensare che non è nata ieri: è disponibile dal 2015. Ma fino a pochi giorni fa era stata scaricata in tutto 600.000 volte. Più o meno lo stesso numero di download che adesso raggiunge in 24 ore.

A Instagram somiglia perché è basato sulla condivisione di immagini, usa hashtag, geolocalizzazione e commenti. Ma permette anche di condividere musica e, al contrario di Instagram, di piazzare link da cliccare nella descrizione. Al di là di questi dettagli, Vero si discosta soprattutto per tre ragioni. E due riguardano la privacy (un tema sul quale l'app spinge parecchio).

Primo: non c'è pubblicità. E, di conseguenza – afferma il team – non c'è raccolta massiccia di dati degli utenti: vengono registrati nome, e-mail e numero di telefono. E allora come guadagna? Per ora non guadagna. La prospettiva indicata, ma a quando pare non imminente, sarebbe di far pagare un piccolo abbonamento annuale (di qualche dollaro) agli utenti. Si vedrà, anche perché il creatore dell'app può permettersi di aspettare: è Ayman Hariri, è il figlio dell'ex primo ministro libanese Rafik Hariri e, secondo Forbes, ha un patrimonio di 1,33 miliardi di dollari. Non proprio uno squattrinato.

L'altra grande differenza con Instagram è la gestione dei propri contatti. Vero permette di distinguere tra “amici stretti”, “amici”, “conoscenti” e “follower”. E di scegliere se far vedere i post a tutti o solo agli utenti con cui si hanno legami più stretti. “Vogliamo eliminare un falso senso di connessione” tipico dei social network, si legge nel manifesto di Vero.

Una frase che tanto somiglia a quelle “connessioni significative” usate da Mark Zuckerberg per motivare i ritocchi all'algoritmo di Facebook. Hariri però è andato in una direzione opposta (e questa è la terza differenza): i post non scorrono secondo un algoritmo ma seguono un ordine cronologico puro. E sarebbe proprio questa la caratteristica che sta attirando diversi utenti. Con l'hashtag #Vero, su Instagram ci sono migliaia di post che invitano i propri follower a dare un'occhiata alla nuova app.

Nessuna migrazione di massa: non è la prima volta che un'app si arrampica nella classifica delle più scaricate per poi scomparire. Chi si ricorda Sarahah, l'app dei messaggi anonimi che ha imperversato per un'estate? O Ello, che qualcuno si era azzardato a definire “il nuovo Facebook”. Vero è soprattutto un segnale: gli utenti non stanno gradendo particolarmente la gestione dell'algoritmo e ricordano a Instagram di non esagerare con la pubblicità. Anche se forse non basta questo per spiegare il successo così improvviso di un social network lanciato più di due anni fa. Ma le vie della viralità sono infinite.



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