Privacy, sviluppo e sfruttamento: tutte le ombre sull'app Vero

Su Twitter è partita la campagna #DeleteVero. Farlo, però, non è così semplice. L'app infatti si può disinstallare, ma per avere la rimozione dell'account serve inoltrare una richiesta. Il blog di Riccardo Luna

Privacy, sviluppo e sfruttamento: tutte le ombre sull'app Vero

Sono durate un paio di giorni le aspirazioni del “nuovo Instagram”. Vero, l'app che nel giro di qualche ora si era arrampicata tra le più scaricate di Android e iOS, deve fare i conti con un po' di domande sul passato del suo fondatore e sul presente del suo team di sviluppo. Ayman Hariri, l'ideatore di Vero, è figlio dell'ex primo ministro libanese Rafik Hariri. Ha un patrimonio stimato di 1,33 miliardi di dollari ed è stato vicepresidente della Saudi Oger, la società di costruzioni di famiglia chiusa lo scorso luglio. Oltre a licenziare migliaia di persone, la Saudi Oger è stata bersagliata da 31.000 cause di operai che non avrebbero ricevuto la propria paga e che, durante i lavori, sarebbero stati costretti a vivere stipati in dormitori, senza acqua, cibo e cure mediche. Non si hanno notizie di trattamenti simili in Vero.

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Ma la notizia del passato oscuro del suo fondatore (nota ma rilanciata da The Daily Beast dopo l'impennata dei download) ha provocato una violenta reazione social. Su Twitter è partita la campagna #DeleteVero (cioè “Cancella Vero”). Farlo, però, non è così semplice. L'app infatti si può disinstallare, ma per avere la rimozione dell'account serve inoltrare una richiesta. Non il massimo della trasparenza, soprattutto per una piattaforma che si presenta (in contrapposizione con Instagram) come una paladina della privacy, senza pubblicità e con un uso parsimonioso dei dati.

Privacy, sviluppo e sfruttamento: tutte le ombre sull'app Vero
  Ayman Hariri

I trascorso di Hariri hanno acceso un faro su altri aspetti (legali fino a prova contraria ma singolari) dell'app. Ad esempio: ha sede a New York ma ha un team di sviluppo quasi interamente russo. La compagnia ha 20 dipendenti (oltre ai tre fondatori). Nonostante le tasche capienti di Hariri, non è poco per una società fondata nel 2015 (non proprio ieri) e che, a oggi, non ha alcuna entrata. Il progetto prevede (in futuro) di far pagare un piccolo abbonamento annuale. Ma per ora sta cercando di sfruttare l'improvviso successo: un annuncio sulla homepage della società assicura gratuità perenne a chiunque si sia già iscritto o si iscriva adesso e fino ad altra comunicazione.

Le ombre e la campagna #DeleteVero, oltre a sollevano dubbi, offrono però alcuni spunti. Confermano quando sia difficile diventare il nuovo Instragram o il nuovo Facebook (come dimostrano altri casi di bolla, come Ello). Ma allo stesso tempo dicono quanto sia forte la richiesta di alternative meno invadenti, capaci di creare (e bruciare) fenomeni nell'arco di una settimana. Vero riuscirà a resistere? Si vedrà: resta la viralità anomalo di un'app nata più di due anni fa e rimasta a lungo sepolta prima di emergere nella classifica delle app più scaricate (su Android ha superato il milione di download).



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