Una delle app più scaricate al mondo vuole renderci più onesti. Il caso Sarahah

Nasce con l'idea di renderci liberi dal giudicare i superiori al lavoro. A giugno sbarca su Apple Store e diventa un successo planetario

Una delle app più scaricate al mondo vuole renderci più onesti. Il caso Sarahah
“Sarahah” è una parola araba che significa onestà. Nelle ultime settimane è diventata molto famosa perché dà il nome a una delle app più scaricate in tutto il mondo, soprattutto dai più giovani. Ma è anche una parola che ha alimentato numerose discussioni, alcune molte accese, per l’utilizzo che ne viene fatto, molto distante dal motivo per cui è nata. 
 

Cos’è e come funziona Sarahah

 
Sarahah è stata creata, nel 2016, da Zain al Abidin Tawfiq, sviluppatore 29enne con una laurea in scienze informatiche. In origine l'obiettivo della piattaforma era molto semplice: trovare un modo per far sì che i dipendenti di qualunque azienda potessero inviare messaggi completamente anonimi, e senza possibilità di replica, ai propri superiori. Un canale per far giungere a un indirizzo conosciuto (nome.Sarahah.com), fornito dal datore di lavoro, messaggi diretti e “onesti”. Una moderna “cassetta dei suggerimenti” se vogliamo azzardare un paragone. Ma anche un modo per denunciare situazioni problematiche senza rischiare di perdere il posto o subire ritorsioni. Oggi, invece, sta diventando uno strumento che gli adolescenti stanno usando per mandarsi messaggi anonimi segnalando il proprio indirizzo, pubblicamente, sul profilo Instagram e su Snapchat. 
 

I social (e gli adolescenti) artefici di un incredibile successo

 
Inizialmente l’idea non riscontra molto successo. Dopo pochi mesi la piattaforma stenta a decollare e pochissimi sono gli utenti registrati e i messaggi scambiati. La prima svolta, come raccontato a Mashable  scatta grazie un amico, un cosiddetto “influencer", che pubblicizzando il servizio sui social riesce a far superare lo scoglio dei mille messaggi inviati. Nei primi mesi del 2017, Sarahah si diffonde nei paesi arabi e in Egitto. “Spread like a virus”. “Si è diffuso come un virus”. Dice Tawfiq. Anche lui, in poco tempo, si accorge delle potenzialità della sua idea: “Nella nostra cultura ci sono barriere come l'età, la posizione, la gerarchia. Non si può andare da qualcuno è dire tutto quello che pensi. Ma l’app poteva abbattere queste barriere”. L’onestà, Sarahah, prima di tutto. Anche con parenti e amici.

Il 13 giugno debutta su App Store

 
Tawfiq, per non far spegnere questo primo “consenso”, decide di sviluppare un’app, con una società esterna, per permettere di inviare i messaggi direttamente dallo smartphone. Il 13 giugno è il giorno del debutto, sull’App Store, in inglese. Ma il pubblico che risponde alla chiamata è diverso da quello che il giovane arabo si aspetta. Molto più giovane e già attivo su Snapchat e Instagram. L’app inizia a essere scaricata in paesi come il Canada, gli Stati Uniti, il Sudafrica, l’Irlanda e l’Australia. Raggiunge in breve tempo le vette degli store ma è Snapchat la seconda chiave di svolta. Da circa un mese, con il lancio di una nuova funzionalità, il fantasmino giallo ha dato la possibilità agli utenti di incollare link nelle storie. Gli utenti hanno così iniziato a chiedere di dare giudizi alle loro storie, in forma anonima, tramite l'app. Gli indirizzi degli account privati hanno iniziato così a viaggiare tra gli smartphone diffondendosi a macchia d’olio. Secondo Tawfiq, Sarahah ha 14 milioni di utenti registrati e ottiene più di 20 milioni di visitatori unici al giorno tra l'applicazione e il sito web. Una marea di messaggi che. oltre a dare grande successo all'app, hanno dato il via a una serie di comportamenti "pericolosi". 
 

I rischi nell’uso di Sarahah

 
L’anonimato, come sappiamo, è una delle ragioni della presenza nel web di fenomeni come l’hate speech e le fake news. Ed è una piaga che ha contagiato tutti i principali social, zeppi di account falsi pronti a diffondere messaggi d’odio e minacce di ogni tipo. Ma per gli adolescenti c’è un ulteriore e pericolosissimo rischio: il cyberbullismo. Sarahah è l’ultima di una serie di social che hanno basato il loro successo, e la loro caduta in disgrazia, sull’anonimato. Da Secret a Whisper, fino ad arrivare al caso più noto: ask.fm
 
Nessuno di loro però aveva raggiunto questo grado di popolarità, in così poco tempo. Nell’intervista a Mashable, Tawfiq ha detto di aver già intrapreso alcune misure di protezione: dal filtraggio di determinate parole alla possibilità per gli utenti di bloccare i messaggi molesti e dunque gli utenti che ne sono i mandanti. Pur non conoscendoli. Ma non è semplice. Una crescita tale comporta la comparsa, e la risoluzione, di bug e la gestione, sempre più complicata, di una quantità enorme di messaggi e utenti. Soprattutto quando è inaspettata. Quella che era una passione è diventata per Tawfiq un lavoro a tempo pieno: “Collaboravo con una società petrolifera ma ho lasciato tutto per occuparmi di Sarahah”. Basterà per darle il futuro “positivo” che spera o finirà come i suoi predecessori? 


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