Tecnologia: a Trento messo a punto componente fondamentale 5G

Tecnologia: a Trento messo a punto componente fondamentale 5G
Foto a confronto con una moneta da 2 centesimi - il componente è la porzione indicata dalla freccia rossa - (FBK)

Trento - Se gli smartphone delle prossime generazioni, quelle per intenderci classificate 5G, potranno gestire livelli di potenza di segnale molto piu' elevata di quella attualmente possibile, sara' per merito di un componente tecnologico messo a punto dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Il nuovo componente che potra' essere di fondamentale importanza nei sistemi di telecomunicazione 5G di prossima generazione, e' stato descritto in un articolo pubblicato sulla rivista IEEE Electron Device Letters, considerata di riferimento nel panorama internazionale. Si tratta di un attenuatore di potenza di pochi millimetri quadrati in grado di far diminuire l'intensita' dei segnali a radio frequenza e di funzionare in pratica al contrario di un amplificatore. Una caratteristica di grande importanza nella componentistica dei futuri cellulari che lavoreranno a frequenze piu' alte e che avranno quindi bisogno anche di componenti hardware capaci di attenuare, quando e' necessario, l'ampiezza del segnale in entrata, per evitare che livelli di potenza eccessivi possano danneggiare l'elettronica di trasmettitori e ricevitori. "Questo componente - spiega Jacopo Iannacci, ricercatore all'Unita' MST del Centro Materiali e Microsistemi FBK - potrebbe avere possibilita' concrete di affermarsi commercialmente soprattutto alla luce delle specifiche molto stringenti che i protocolli di comunicazione 5G, la quinta generazione di reti cellulari, imporranno nei prossimi anni. Si tratta in particolare di un microsistema per applicazioni a radio frequenza che puo' lavorare fino a 110 Gigahertz. Nel mondo attualmente e' unico nel suo genere dato che al massimo ne esistono in grado di operare fino a 30-40 GHz". Il componente e' stato interamente progettato e realizzato nei laboratori della Fondazione Bruno Kessler di Trento ed e' stato poi sperimentato in Germania, presso i laboratori del Fraunhofer IZM di Berlino. (AGI)