Spotify chiude gli account di chi utilizza le app pirata

Il problema non è solo dei mancati introiti: installare sugli smartphone applicazioni contraffatte come quelle bandite da Spotify può comportare gravi rischi per la sicurezza di chi le utilizza

Spotify chiude gli account di chi utilizza le app pirata
Foto: Richard Levine
Spotify

Chi vuole ascoltare musica in streaming e senza pubblicità d’ora in poi dovrà rinunciare a ricorrere alle applicazioni non autorizzate di Spotify. In vista del debutto in borsa dell’azienda svedese, il suo fondatore Daniel Ek ha mandato una mail agli utenti per informarli che chi ricorre alle app piratate per aggirare le limitazioni dei profili gratuiti e accedere gratuitamente alle funzionalità a pagamento si vedrà il profilo rimosso.

Con centosessanta milioni di utenti attivi al mese, di cui 71 milioni abbonati al servizio a pagamento - circa il doppio di quelli di Apple Music - Spotify si rifà il trucco per presentarsi a Wall Street. Non è una coincidenza quindi che proprio ora abbia deciso di chiudere agli account che utilizzano il servizio di musica in streaming in modo fraudolento. Infatti per chi non era disposto a pagare è stato  possibile fino a pochi giorni fa scaricare da link o da canali appositi di Telegram delle app contraffatte, che danno all’utente la possibilità di usufruire dei privilegi riservati agli abbonati. Ma nel terzo millennio chi ama la musica ha probabilmente speso ore ad “addestrare” l’algoritmo di Spotify, personalizzandolo con i propri gusti musicali e creando nuove playlist. Non vorranno quindi rendere vani tutti questi sforzi vedendosi cancellati gli account.

Spotify chiude gli account di chi utilizza le app pirata
 (Afp)
 Daniel Ek, fondatore e amminsitratore delegato di Spotify

Ma il problema non è solo dei mancati introiti in Svezia: installare sugli smartphone applicazioni contraffatte come quelle bandite da Spotify può comportare gravi rischi per la sicurezza di chi le utilizza. “A volte gli utenti installano app ‘tarocche’ sui propri dispositivi perché la versione originale di un servizio è a pagamento – ha spiegato ad Agi Hassan Metwalley, amministrazione delegato di Ermes Cyber Security, che opera nel campo della sicurezza informatica e della privacy online – Ma chi realizza questi software non ufficiali spesso ha un secondo fine e inserisce porzioni di codice che sottraggono dati o prendono il controllo dei dispositivi”.

Recentemente è stata individuata una app che si chiama ‘Teligram’, ed è la versione piratata dell’originale ‘Telegram’, da cui differisce solo per una lettera nel nome, traendo in inganno gli utilizzatori. Questa funziona come l’originale da cui è copiata, ma al suo interno contiene anche dei malware che consentono all’attaccante di prendere il possesso di informazioni sensibili.

Promozione per una versione contraffatta di Spotify, ma scritta con due “f”:



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