Si chiama Song Biz la piattaforma di trading delle royalty musicali

Dà la possibilità agli utenti privati, anche a quelli privi di un profilo SIAE, di diventare virtualmente editori, grazie al meccanismo dell’editoria diffusa. Calabrò: "Prendiamo una fee del 10% sulle transazioni tra gli editori e una fee del 10% sulle transazioni di editoria diffusa"

Si chiama Song Biz la piattaforma di trading delle royalty musicali

Song Biz è una piattaforma per il trading delle royalties musicali, un marketplace dove si incontrano domanda e offerta di editori discografici. Non solo. È uno spazio che dà anche la possibilità agli utenti privati, anche a quelli privi di un profilo SIAE, di diventare virtualmente editori, grazie al meccanismo dell’editoria diffusa. La piattaforma di sharing economy è stata sviluppata da Bandbackers, la società di Roberto Calabrò, CEO, 46 anni, anche chitarrista, che domani sarà tra i protagonisti di 'Viva l’Italia, Viva Sanremo', la rubrica a cura di AGI - Agenzia Italia sul futuro della musica in Italia e per commentare tutto ciò che accade fuori e dentro il Teatro Ariston.

“La sharing economy - ha spiegato Calabrò - è stata la base di tutti i ragionamenti che ci hanno mosso in questi anni. È stato il nostro ossigeno”. Una grandissima opportunità “che permette di disintermediare i passaggi della filiera. La sharing economy finalmente ora è una pratica quotidiana”. A proposito di Song Biz, Calabrò ha spiegato che “l’editoria diffusa permette ai privati di essere rappresentati in SIAE da un editore”. 

Si chiama Song Biz la piattaforma di trading delle royalty musicali
 Bandbekers



Sul modello di business ha precisato: “Prendiamo una fee del 10% sulle transazioni tra gli editori e una fee del 10% sulle transazioni di editoria diffusa”. Uno strumento, Song Biz, a disposizione di tutti gli addetti al settore. “Dal grande editore alla piccola etichetta discografica”, con obiettivi diversi, come “rivalutare un vecchio catalogo musicale, come il supporto di un artista emergente”. 

Song Biz è l’evoluzione di un altro progetto di Roberto Calabrò, legato ad una piattaforma di crowdfunding verticale sempre dedicata alla musica, sempre basata sulle royalties. “La piattaforma si chiamava Bandbackers - spiega sempre Calabrò - è stata una social music label, un’etichetta finanziata dai fan, ha lanciato 12 campagne per altrettanti artisti e 10 sono andate a buon fine”. Il meccanismo era quello del “royalty crowdfunding, che dava indietro non ricompense simboliche, ma revenu dall’attività musicale degli artisti coinvolti”. Questa l’evoluzione dei 2 progetti. “Bandbackers ci ha permesso di validare una modello che avevamo in mente. Il problema che risolveva Bandbackers poteva essere spostato sul target degli editori e abbiamo pensato di verticalizzare la piattaforma sulla compravendita delle edizioni”. L’idea di Bandbackers è nata nel 2014 nel corso di InnovAction Lab, il programma di accelerazione (nato in seno a LUISS Enlabs) di idee di impresa che ha preparato giovani con idee innovative ad affrontare il mercato.



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