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    <title>Agi</title>
    <link>https://www.agi.it</link>
    <description>Agi contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Thu, 05 Nov 2026 14:38:29 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Agi</dc:creator>
    <dc:date>2026-11-05T14:38:29Z</dc:date>
    <dc:language>it-it</dc:language>
    <item>
      <title>Ecco perchè vostro figlio non risponde mai quando gioca ai videogiochi</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-11-05/videogiochi-bambini-attenzione-azione-39895603/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Due studi dell'&lt;strong&gt;Università di Padova&lt;/strong&gt; mostrano che il &lt;strong&gt;gioco modifica selettivamente attenzione e azione, con implicazioni per comprendere l'apprendimento e sviluppare interventi per il neurosviluppo&lt;/strong&gt;. Giocare può rendere i bambini più pronti a cogliere ciò che accade intorno a loro, ma &lt;strong&gt;può anche renderli temporaneamente meno efficienti &lt;/strong&gt;quando il compito richiede un elevato controllo cognitivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È il quadro che emerge da due studi del Dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova, pubblicati su "&lt;a href="http://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S2451958826002575"&gt;Computers in Human Behavior Reports&lt;/a&gt;" e, per il lavoro più recente, su "&lt;a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0166432826005243?via%3Dihub"&gt;Behavioural Brain Research&lt;/a&gt;". I due studi suggeriscono che gli effetti del gioco non consistono in un generico miglioramento delle capacità cognitive. Il gioco sembra piuttosto modificare temporaneamente il modo in cui le risorse cognitive vengono impiegate, favorendo alcune modalità di elaborazione a scapito di altre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Il gioco sociale, con inseguimenti e lotta giocosa che richiedono continui aggiustamenti alle azioni altrui, potrebbe favorire la capacità di affrontare l'imprevisto - osserva &lt;strong&gt;Telmo Pievani, filosofo della biologia dell'Università degli Studi di Milano, già all'Università di Padova&lt;/strong&gt; -. Un'analogia utile è quella tra prendere la mira e raccogliere risorse: la prima attività richiede precisione e controllo cognitivo, la seconda anche esplorazione e rapidità nel coordinare occhi e mani. I nostri risultati suggeriscono che il gioco possa favorire temporaneamente alcune di queste esigenze, a scapito di altre".&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I primi risultati su attenzione e controllo cognitivo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel primo studio, condotto su &lt;strong&gt;48 bambini in età prescolare&lt;/strong&gt;, sia Mario Kart (gioco sociale) sia Tangram (gioco con gli oggetti) favorivano alcune risposte rapide agli stimoli, mentre la prestazione diventava meno efficiente quando aumentavano le richieste di controllo esecutivo, per esempio in presenza di numerosi distrattori. Anche la prestazione in un compito sensorimotorio di mira risultava meno stabile.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
 &lt;p&gt;"Il gioco sociale, con inseguimenti e lotta giocosa che richiedono continui aggiustamenti alle azioni altrui, potrebbe favorire la capacità di affrontare l'imprevisto. Un'analogia utile è quella tra prendere la mira e raccogliere risorse: la prima attività richiede precisione e controllo cognitivo, la seconda anche esplorazione e rapidità nel coordinare occhi e mani. I nostri risultati suggeriscono che il gioco possa favorire temporaneamente alcune di queste esigenze, a scapito di altre"&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nel complesso, il gioco sembrava quindi spostare temporaneamente l'equilibrio verso i meccanismi che permettono di rilevare rapidamente ciò che emerge nell'ambiente - la cosiddetta &lt;strong&gt;elaborazione stimulus-driven della salienza&lt;/strong&gt; - rispetto ai processi che richiedono un controllo cognitivo più sostenuto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il nuovo studio su 33 bambini&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il nuovo studio, condotto su &lt;strong&gt;33 bambini di cinque anni&lt;/strong&gt;, aggiunge una distinzione importante. Solo dopo 30 minuti di Mario Kart, giocato contro avversari controllati dal computer, emergeva più chiaramente a intervalli temporali più lunghi un fenomeno chiamato &lt;strong&gt;inibizione di ritorno: dopo che l'attenzione è stata orientata verso una posizione, il sistema attentivo tende successivamente a privilegiare altre posizioni anziché tornare su quella appena esplorata&lt;/strong&gt;. Questo meccanismo è considerato funzionale all'esplorazione efficiente dell'ambiente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato indica quindi una modificazione transitoria della dinamica temporale del riorientamento attentivo dopo il videogioco socio-competitivo. Do&lt;strong&gt;po aver giocato a Mario Kart compariva inoltre un vantaggio della mano dominante&lt;/strong&gt; nelle ultime sei inserzioni di un compito che richiedeva di collocare velocemente 12 monete in una stretta fessura di un contenitore (tipo salvadanaio). Il risultato è coerente con un più efficiente apprendimento, durante l'esecuzione del compito, del controllo sensorimotorio fine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È possibile proporre un'analogia funzionale con attività esplorative che richiedono di individuare, raggiungere e manipolare rapidamente piccoli oggetti. Un ulteriore risultato collega i due domini: nei 33 bambini solo dopo aver giocato a Mario Kart, una maggiore&lt;strong&gt; modificazione dell'orientamento attentivo tra intervalli temporali brevi e lunghi &lt;/strong&gt;era associata a un maggiore vantaggio della mano dominante nella fase finale del compito sensorimotorio, coerentemente con l'ipotesi che lo stato attentivo indotto dal gioco possa contribuire all'apprendimento sensorimotorio.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le implicazioni per il neurosviluppo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"Gli studi psicofarmacologici nei modelli animali mostrano che il gioco sociale coinvolge &lt;a href="https://www.agi.it/cronaca/news/2026-07-21/dipendenze-giovani-social-38156566/"&gt;sistemi della ricompensa e della motivazione&lt;/a&gt;, tra cui &lt;strong&gt;dopamina, oppioidi endogeni ed endocannabinoidi&lt;/strong&gt; - spiega &lt;strong&gt;Viviana Trezza&lt;/strong&gt; del dipartimento di Scienze dell'Università Roma Tre -. Questi sistemi aiutano a comprendere perché giocare con i conspecifici sia gratificante e possa predisporre all'esplorazione. Offrono una cornice biologica per interpretare i cambiamenti osservati nell'attenzione e nell'apprendimento sensorimotorio fine".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I risultati dei due studi convergono quindi su un punto: &lt;strong&gt;giocare non sembra rendere il cervello semplicemente "più efficiente", ma può modificarne temporaneamente le priorità&lt;/strong&gt;. A seconda delle caratteristiche dell'attività, possono essere favoriti la rilevazione degli stimoli salienti, l'esplorazione dell'ambiente e il rapido adattamento dell'azione, mentre altri processi che richiedono controllo cognitivo sostenuto possono temporaneamente risultare meno efficienti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Esistono già evidenze sull'impiego mirato dei videogiochi in diverse fasi del neurosviluppo tipico e atipico - sottolineano &lt;strong&gt;Sara Bertoni e Giovanna Puccio&lt;/strong&gt; del dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova -. La nostra meta-analisi sui videogiochi d'azione nella dislessia e lo studio di Kollins e colleghi su un intervento digitale per l'ADHD ne documentano il potenziale. Questi nuovi studi aiutano a comprendere meglio i processi cognitivi che potrebbero essere modulati attraverso il gioco.&lt;strong&gt; Il gioco non migliora indistintamente tutte le capacità: la sfida è individuare quale gioco possa essere maggiormente adatto per le diverse funzioni e per ciascun bambino&lt;/strong&gt;".&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Thu, 05 Nov 2026 14:26:06 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
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      <title>Le aziende in Italia spendono sempre di più per creator e influencer</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-11-05/influencer-creator-spesa-aziende-39893556/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Collaborare con gli influencer costa sempre di più alle aziende, che continuano però ad aumentare gli investimenti nella pubblicità sui social network. In Italia la spesa nel settore è cresciuta del &lt;strong&gt;10,4% nel 2026&lt;/strong&gt;, mentre a livello europeo quasi nove aziende su dieci prevedono di incrementare ulteriormente i budget nel 2027. A cambiare è anche la distribuzione dei compensi: mentre diminuiscono quelli richiesti dalle grandi star di Instagram, aumentano le tariffe dei creator con un pubblico compreso tra 100mila e 500mila follower. È quanto emerge dal Budget Report 2027 di Kolsquare, piattaforma specializzata nell'analisi dell'influencer marketing, che ha esaminato l'andamento dei costi e il valore generato dalle collaborazioni pubblicitarie sui principali social media.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mercato pubblicitario digitale continua a registrare aumenti significativi dei costi. A livello globale, secondo il rapporto, le tariffe delle inserzioni sono cresciute del &lt;strong&gt;12% su Meta, del 16% su TikTok e del 13% su YouTube&lt;/strong&gt;. In Italia, invece, il costo medio per singolo contenuto realizzato dagli influencer mostra variazioni più contenute: +2,45% su Instagram, +1,23% su YouTube e -0,33% su TikTok. La crescita complessiva degli investimenti è quindi legata soprattutto all'aumento delle collaborazioni e alla diffusione di contratti continuativi tra aziende e creator, piuttosto che a un rincaro generalizzato dei compensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Aumentano i compensi per i creator di fascia intermedia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Uno degli aspetti più significativi riguarda la diversa evoluzione dei compensi in base al numero di follower. Su Instagram le tariffe dei cosiddetti mega-creator, con oltre un milione di seguaci, risultano in diminuzione per il terzo anno consecutivo. Al contrario, &lt;strong&gt;i compensi dei creator con una community compresa tra 100mila e 500mila follower sono aumentati del 9,2%&lt;/strong&gt;. Il dato evidenzia un cambiamento nelle strategie delle aziende, sempre più interessate a valutare l'efficacia delle collaborazioni e la capacità di raggiungere un pubblico realmente coinvolto, anziché concentrarsi esclusivamente sulla popolarità degli influencer.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Kolsquare, infatti, due creator con un numero simile di follower e lo stesso compenso possono produrre risultati molto diversi. Nel caso di un Reel da mille euro, ad esempio, il valore mediatico generato da due micro-influencer può differire anche di oltre sette volte. Un divario che dipende dalla qualità delle interazioni, dalle caratteristiche della community e dalla capacità dei contenuti di raggiungere il pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;YouTube genera il valore più alto, Instagram Stories il più basso&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra i diversi formati pubblicitari, i video di lunga durata pubblicati su YouTube si confermano quelli associati al maggiore valore mediatico unitario. Secondo l'analisi condotta su 555 creator italiani attivi nell'ottobre 2026, &lt;strong&gt;un video YouTube realizzato da un influencer con oltre un milione di follower genera un valore mediatico mediano stimato di 73.835 euro&lt;/strong&gt;, con picchi superiori a 129mila euro. Nella stessa fascia di creator, un post su Instagram raggiunge un valore mediano di 46.257 euro, un Reel si attesta a 40.216 euro e un video su TikTok a 42.148 euro. Gli YouTube Shorts producono invece un valore mediano di 20.428 euro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'estremo opposto si collocano le Instagram Stories, caratterizzate da un valore unitario decisamente inferiore. Secondo il rapporto, una Story realizzata da un nano-creator, con meno di 10mila follower, produce un valore mediatico mediano di appena 9 euro. La cifra sale a 166 euro per i micro-creator, tra 10mila e 100mila follower, a 687 euro per quelli tra 100mila e 500mila e raggiunge 3.223 euro per gli influencer con oltre un milione di seguaci. Il valore mediatico utilizzato nell'analisi, denominato Earned Media Value (EMV), rappresenta una stima economica della visibilità e delle interazioni ottenute dai contenuti. &lt;strong&gt;Non corrisponde quindi al compenso effettivamente ricevuto dall'influencer&lt;/strong&gt;, ma costituisce un indicatore utilizzato dalle aziende per valutare il risultato delle campagne pubblicitarie.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;In Europa quasi nove aziende su dieci aumenteranno gli investimenti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La crescita dell'influencer marketing riguarda anche il resto d'Europa. Secondo il Budget Report 2027, le collaborazioni con i creator assorbono mediamente il 7,8% del fatturato delle aziende considerate nell'analisi. &lt;strong&gt;L'89% dei brand dichiara di voler aumentare il budget nel 2027&lt;/strong&gt;, mentre la spesa mediana aziendale è passata da 127mila euro nel 2025 a 144mila euro nel 2026. Nelle grandi organizzazioni può raggiungere i 367mila euro. Particolarmente marcato è l'incremento delle tariffe dei micro-influencer in alcuni mercati europei. Uno studio Matriochka citato da Kolsquare segnala un aumento del 200% dei compensi, passati da mille a 3mila euro per collaborazione. Nello stesso periodo, le tariffe dei macro-influencer sono cresciute del 19%, fino a 8mila euro, mentre quelle dei mega-creator sono rimaste stabili intorno ai 13mila euro. Questa evoluzione sta riducendo il divario economico tra gli influencer più popolari e quelli con community più piccole. Allo stesso tempo, la diminuzione della visibilità organica dei contenuti sui social spinge le aziende a investire anche nella promozione a pagamento, aumentando ulteriormente i costi complessivi delle campagne.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Kolsquare: "Non basta più contare i follower"&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"L'influencer marketing è entrato in una fase di piena maturità industriale, in cui non è più possibile allocare risorse basandosi sul semplice intuito o sul conteggio dei follower", spiega &lt;strong&gt;Greta Pelizzari, Field Marketing Manager di Kolsquare Italia&lt;/strong&gt;. Secondo Pelizzari, la crescita dei budget è accompagnata da una maggiore attenzione ai risultati economici. "In un contesto in cui i budget crescono ma la pressione sui risultati si fa sempre più stringente, la vera sfida per i brand nel 2027 sarà trasformare l'investimento in un canale totalmente misurabile e integrato". Per le aziende, aggiunge, sarà sempre più importante valutare il valore effettivamente generato dai contenuti, privilegiare collaborazioni di lungo periodo rispetto alle singole pubblicazioni e utilizzare i dati per rendere più efficaci le campagne pubblicitarie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 05 Nov 2026 12:57:43 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-11-05T12:57:43Z</dc:date>
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      <title>Google disattiverà per gli studenti i strumenti IA predefiniti come Gemini</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-11-05/google-disattiva-ia-studenti-39886067/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Google fa marcia indietro sull'intelligenza artificiale nelle scuole. Dopo mesi di critiche da parte di genitori, istituti scolastici ed esponenti politici, il colosso tecnologico ha annunciato che &lt;strong&gt;Gemini, il suo assistente basato sull'intelligenza artificiale, non sarà più attivato automaticamente per gli studenti&lt;/strong&gt;. Saranno gli amministratori scolastici a decidere se consentirne l'utilizzo, dalla scuola dell'infanzia fino alle superiori. La modifica verrà introdotta a livello globale, a partire dagli Stati Uniti, anche se non è stata ancora comunicata una data precisa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La decisione rappresenta un cambiamento significativo per un'azienda che domina il mercato degli strumenti digitali destinati all'istruzione negli Stati Uniti. Le applicazioni Google, tra cui Gmail, Docs e Classroom, sono largamente utilizzate negli istituti scolastici americani, mentre i Chromebook, i computer a basso costo prodotti dai partner del gruppo, sono tra i dispositivi più diffusi tra gli studenti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gemini disattivato per impostazione predefinita&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Secondo le modifiche annunciate da Google sul proprio blog, &lt;strong&gt;Gemini, Gemini Notebook, Gemini in Classroom e il motore di ricerca Google saranno disattivati per impostazione predefinita&lt;/strong&gt; per gli studenti, a meno che gli amministratori scolastici non decidano esplicitamente di abilitarli. La nuova politica presenta però una conseguenza rilevante: le scuole che intendono vietare completamente l'utilizzo dell'intelligenza artificiale non potranno offrire agli studenti neppure il tradizionale motore di ricerca Google, perché le funzionalità di IA sono ormai profondamente integrate nel servizio. Lo ha spiegato al New York Times Chris Phillips, vicepresidente di Google responsabile del settore istruzione. Se un istituto decide di non consentire alcun utilizzo dell'intelligenza artificiale, gli studenti &lt;strong&gt;"non avranno accesso alla ricerca e visualizzeranno un messaggio, predisposto dalla scuola, che ne indica l'indisponibilità"&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le critiche dei politici e le pressioni su Google&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La decisione arriva dopo settimane di pressioni politiche. Su X, Zohran Mamdani ha accusato Google di "cercare di sfruttare il proprio potere di monopolio per imporre l'IA nelle nostre scuole pubbliche". Anche il Congresso americano aveva chiesto chiarimenti. Secondo i senatori Richard Blumenthal e Josh Hawley, &lt;strong&gt;oltre 150 milioni di studenti utilizzano Google Classroom in tutto il mondo&lt;/strong&gt;. Il mese scorso i due parlamentari avevano sollecitato spiegazioni all'azienda sull'attivazione automatica degli strumenti di intelligenza artificiale nei dispositivi scolastici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad agosto Google aveva reso disponibile Gemini all'interno di Classroom per studenti di tutte le età, introducendo funzionalità come il supporto guidato allo studio, quiz e schede di ripasso basate sui programmi didattici. Gli strumenti erano attivi per impostazione predefinita negli istituti che avevano già autorizzato l'utilizzo di Gemini. Con le nuove regole, questa impostazione verrà modificata, lasciando alle scuole la scelta di abilitarli.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;New York e Los Angeles vogliono limitare l'IA nelle scuole&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il dibattito sull'intelligenza artificiale nell'istruzione coinvolge anche alcune delle maggiori città statunitensi. A settembre, &lt;strong&gt;New York e Los Angeles avevano annunciato l'intenzione di limitare l'accesso agli strumenti di IA&lt;/strong&gt; sui dispositivi utilizzati dagli studenti durante le attività scolastiche. "Stiamo esaminando l'annuncio di Google e le sue possibili conseguenze per le scuole, gli insegnanti e gli studenti", ha dichiarato un portavoce del distretto scolastico di Los Angeles.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo il distretto, l'intelligenza artificiale può contribuire a migliorare la didattica, purché venga introdotta con cautela e accompagnata da precise misure di tutela. Gli strumenti tecnologici devono sostenere il lavoro degli insegnanti, senza sostituirli, e garantire la protezione dei dati personali degli studenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il gruppo di Mountain View ha difeso il cambiamento, assicurando che le nuove impostazioni offriranno alle scuole &lt;strong&gt;"più scelta, non meno"&lt;/strong&gt;. La decisione cerca di rispondere alle crescenti preoccupazioni delle famiglie e della comunità scolastica sull'impatto dell'intelligenza artificiale sull'apprendimento. Uno dei timori principali riguarda la possibilità che gli studenti utilizzino strumenti come Gemini per svolgere automaticamente i compiti, senza sviluppare adeguatamente le proprie capacità di ragionamento e studio. Con la nuova politica, Google lascia quindi agli istituti scolastici la responsabilità di stabilire se e come integrare l'intelligenza artificiale nelle attività didattiche, in un momento in cui il ruolo di queste tecnologie nell'istruzione è al centro di un confronto sempre più acceso.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <pubDate>Thu, 05 Nov 2026 01:01:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-11-05T01:01:00Z</dc:date>
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      <title>Il ritorno dei teleobiettivi (anche sugli smartphone)</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-27/vivo-500-smartphone-teleobiettivo-fotografia-39731602/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;In un tempo nemmeno troppo lontano, la borsa fotografica era &lt;strong&gt;un bagaglio irrinunciabile&lt;/strong&gt;. Che si andasse in vacanza sulle Dolomiti, in crociera nei fiordi norvegesi o a visitare le città imperiali del Marocco, si riempiva la borsa (o lo zaino) con il corpo macchina della reflex e qualche obiettivo, magari un 35 millimetri per i paesaggi, un 50 per i ritratti e un 210 per le foto a distanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I più appassionati di foto sportive o naturalistiche non avrebbero rinunciato a un 400 millimetri. Poi sono arrivate le low-cost con biglietti sempre più economici e bagagli sempre più costosi e soprattutto gli smartphone con &lt;a href="https://www.agi.it/innovazione/news/2026-07-01/oppo-reno16-ai-creativa-fotocamera-bubble-37817174/"&gt;fotocamere sempre più performanti&lt;/a&gt;. E la borsa fotografica è finita in cantina, spesso con tutta l’attrezzatura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La quantità di immagini condivise è aumentata in maniera esponenziale grazie ai social (mandando in cantina anche le esasperanti serate passate a guardare le diapositive della vacanza del più noioso degli amici) ma &lt;strong&gt;è lo sguardo a essere cambiato&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli ingrandimenti digitali hanno progressivamente ampliato le possibilità offerte dagli smartphone, ma non possono sostituire completamente le caratteristiche di un sistema ottico dedicato. Per questo la scelta di vivo – uno dei produttori di smartphone protagonisti assoluti nel marcato asiatico e tornati in Italia dopo un’assenza di tre anni - di &lt;strong&gt;sviluppare teleconverter esterni &lt;/strong&gt;rappresenta un passaggio interessante: anziché affidare esclusivamente al software il compito di avvicinare un soggetto, si interviene anche sulla componente ottica.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;I teleconverter vivo ZEISS Gen 2 e Gen 2 Ultra consentono di raggiungere focali equivalenti rispettivamente di 200 e 400 millimetri, ampliando le possibilità del &lt;strong&gt;teleobiettivo integrato nello smartphone&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprenderne l'utilità non serve entrare nei dettagli dell'ottica fotografica. Una focale equivalente di 400 millimetri permette di inquadrare una porzione molto più ristretta della scena rispetto alla fotocamera principale di uno smartphone. È ciò che può fare la differenza quando si vuole &lt;strong&gt;fotografare un animale selvatico senza avvicinarsi&lt;/strong&gt;, isolare un particolare della facciata di un edificio o riprendere un soggetto distante durante un viaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un teleobiettivo di questo tipo permette anche di sperimentare una diversa costruzione dell'immagine, isolando i particolari e modificando il rapporto prospettico percepito tra gli elementi della scena.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Non significa, naturalmente, trasformare uno smartphone in una reflex o in una mirrorless professionale. Le dimensioni dei sensori, le condizioni di illuminazione, la stabilità durante lo scatto e &lt;strong&gt;le possibilità di controllo continuano a fare la differenza&lt;/strong&gt;. Ma l'utilizzo di accessori ottici dedicati consente di affrontare situazioni nelle quali il solo ingrandimento digitale può mostrare i propri limiti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La collaborazione con ZEISS e il teleobiettivo da 200 megapixel&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il punto di partenza del sistema fotografico di X500 Pro Max è un teleobiettivo APO ZEISS da 200 megapixel, con una focale equivalente di 85 millimetri. La sigla APO indica una progettazione ottica finalizzata al&lt;strong&gt; controllo delle aberrazioni cromatiche&lt;/strong&gt;, cioè quelle alterazioni che possono provocare contorni colorati indesiderati e compromettere la nitidezza, soprattutto nelle immagini caratterizzate da forti contrasti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il teleobiettivo è affiancato da una fotocamera principale ZEISS TrueDynamic da 50 megapixel, sviluppata intorno a un sensore vivo-Sony LYTIA L910, e da un'ultra-grandangolare anch'essa da 50 megapixel.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;La collaborazione con ZEISS non si limita dunque ai teleconverter, ma &lt;strong&gt;interessa l'intero sistema fotografico&lt;/strong&gt;, dalla progettazione ottica alla resa delle immagini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È una scelta che riflette una tendenza sempre più evidente nel segmento premium: la ricerca di competenze specialistiche per migliorare la qualità fotografica, in un mercato nel quale la semplice crescita del numero dei megapixel non è più sufficiente a distinguere un prodotto dalla concorrenza.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Fotografare in viaggio, tra paesaggi e soggetti in movimento&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un teleobiettivo potente sarebbe tuttavia poco utile se non fosse accompagnato da&lt;strong&gt; sistemi capaci di mantenere stabile l'immagine&lt;/strong&gt; e di seguire i soggetti durante il movimento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo vivo ha affiancato al comparto ottico una serie di tecnologie dedicate alla stabilizzazione e alla messa a fuoco. X500 Pro Max dispone di un sistema di stabilizzazione ottica professionale classificato CIPA 7.0, mentre le &lt;strong&gt;funzioni di tracciamento&lt;/strong&gt; permettono di seguire soggetti in movimento e, in determinate modalità, di recuperarne la messa a fuoco anche quando escono temporaneamente dall'inquadratura.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;La funzione Long-Range Motion Snapshot consente inoltre di&lt;strong&gt; fotografare soggetti in movimento a distanza&lt;/strong&gt; con ingrandimenti fino a 30x sul modello Pro Max e fino a 20x su X500 Pro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono caratteristiche che trovano applicazione soprattutto in situazioni nelle quali &lt;strong&gt;il fotografo non può controllare la scena&lt;/strong&gt;: un animale che si sposta improvvisamente, un atleta durante una competizione, un'imbarcazione in mare o un artista che si muove sul palco di un concerto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per chi viaggia, il vantaggio potenziale è quello di disporre di una maggiore varietà di possibilità fotografiche senza dover ricorrere necessariamente a più apparecchi. Resta naturalmente da considerare che l'utilizzo dei teleconverter richiede di&lt;strong&gt; portare con sé e montare accessori aggiuntivi&lt;/strong&gt;, con una perdita di quella immediatezza che costituisce uno dei maggiori punti di forza della fotografia con smartphone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Dal paesaggio al cinema, il video diventa protagonista&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Accanto alla fotografia a lunga distanza, vivo ha investito anche sulla registrazione video, un settore nel quale gli smartphone di fascia alta si stanno avvicinando progressivamente agli strumenti utilizzati dai &lt;strong&gt;produttori di contenuti professionali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Entrambi i modelli della serie X500 supportano registrazioni in 4K a 240 fotogrammi al secondo, una funzione particolarmente interessante per realizzare riprese al rallentatore mantenendo un'elevata risoluzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La fotocamera principale ZEISS TrueDynamic consente inoltre di utilizzare modalità di registrazione Log, che offrono una maggiore flessibilità nella gestione dei colori e dei contrasti durante la post-produzione: una possibilità rivolta soprattutto a&lt;strong&gt; chi desidera intervenire successivamente sulla resa visiva della clip&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per gli utenti meno esperti sono invece disponibili &lt;strong&gt;modalità cinematografiche&lt;/strong&gt; che permettono di applicare direttamente alle riprese differenti interpretazioni cromatiche, dalla luce calda del tramonto a tonalità ispirate alla pellicola.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Particolare attenzione è stata dedicata anche ai ritratti video, con &lt;strong&gt;strumenti pensati per gestire situazioni complesse&lt;/strong&gt; come i forti contrasti tra un volto in primo piano e uno sfondo molto luminoso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È un'evoluzione che riflette il cambiamento delle abitudini di chi utilizza lo smartphone non soltanto per conservare ricordi, ma anche per costruire racconti visivi dei propri viaggi e delle proprie esperienze.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Due modelli, con una diversa interpretazione della fotografia mobile&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La nuova serie arriva in Italia in due versioni che condividono buona parte delle tecnologie fotografiche, ma si rivolgono a esigenze differenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;X500 Pro Max, con uno schermo da 6,85 pollici e una batteria da 6.750 mAh, rappresenta la proposta più completa, soprattutto per chi intende utilizzare i teleconverter e &lt;strong&gt;sfruttare le maggiori possibilità offerte dal teleobiettivo&lt;/strong&gt; da 200 megapixel.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;X500 Pro mantiene invece un formato più compatto, con uno schermo da 6,36 pollici e un peso che, a seconda della versione, rimane sotto i 200 grammi. Il teleobiettivo APO ZEISS da 64 megapixel conserva la focale equivalente di 85 millimetri, mentre la fotocamera principale utilizza lo stesso sensore da 50 megapixel del modello superiore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Entrambi dispongono del processore MediaTek Dimensity 9600 Pro, del sistema operativo OriginOS 7 e della ricarica rapida da 90 watt, affiancata da quella wireless da 40 watt.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono caratteristiche importanti soprattutto quando il dispositivo viene&lt;strong&gt; utilizzato intensamente durante una giornata di viaggio&lt;/strong&gt;, alternando navigazione, fotografie, registrazioni video e condivisione dei contenuti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Prezzi da fascia alta, ma cambia il concetto di smartphone fotografico&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La scelta di puntare su un sistema fotografico modulare si riflette anche nel posizionamento commerciale. Un investimento importante, che colloca il prodotto in una fascia di mercato nella quale la qualità fotografica deve &lt;strong&gt;rappresentare un valore concreto&lt;/strong&gt; e non soltanto un argomento commerciale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il confronto con le fotocamere tradizionali è inevitabile, ma va affrontato tenendo conto delle differenze tra strumenti progettati esclusivamente per fotografare e dispositivi che devono&lt;strong&gt; concentrare molteplici funzioni&lt;/strong&gt; in dimensioni relativamente contenute.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per chi viaggia molto e considera la fotografia una parte importante dell'esperienza, il vantaggio è evidente: disporre di strumenti più versatili senza dover necessariamente trasportare un corredo completo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <pubDate>Tue, 27 Oct 2026 16:54:13 GMT</pubDate>
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      <title>La fotografia torna al centro degli smartphone</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-23/oppo-find-x-10-fotografia-39672033/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Oppo rinnova la propria gamma di smartphone di fascia alta con &lt;strong&gt;Find X10 e Find X10 Pro Max&lt;/strong&gt;, due dispositivi che puntano soprattutto sulla fotografia, ma introducono novità anche sul fronte dell'autonomia, della qualità degli schermi e dell'intelligenza artificiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nuova serie conferma la collaborazione con Hasselblad per lo sviluppo delle fotocamere e segna il debutto di ColorOS 17, la nuova versione del sistema operativo dell'azienda cinese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La principale differenza tra i due modelli riguarda il comparto fotografico: &lt;strong&gt;Find X10 dispone di due fotocamere posteriori da 200 megapixel, mentre Find X10 Pro Max ne integra tre&lt;/strong&gt;, ciascuna con la stessa risoluzione. Una scelta che riflette la crescente importanza attribuita dai produttori alla fotografia mobile, non soltanto in termini di risoluzione, ma anche di elaborazione delle immagini e versatilità degli obiettivi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Fotografia, la collaborazione con Hasselblad&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Sul Find X10 Pro Max, il sistema fotografico comprende una fotocamera principale da 200 megapixel con sensore Samsung ISOCELL HPC da 1/1,28 pollici, un ultra-grandangolo da 200 megapixel con campo visivo di 124 gradi e un teleobiettivo, anch'esso da 200 megapixel, utilizzabile anche per fotografie ravvicinate grazie alla messa a fuoco minima di 10 centimetri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La novità non consiste soltanto nell'aumento dei megapixel:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Oppo ha introdotto un sistema di acquisizione predefinito a 26 megapixel, pensato per offrire un compromesso tra quantità di dettagli e dimensioni dei file. Chi desidera sfruttare la risoluzione massima può selezionare modalità di scatto a 50 o 200 megapixel, compatibilmente con la fotocamera utilizzata.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;A gestire l'elaborazione delle immagini è il nuovo &lt;strong&gt;LUMO True Image Engine&lt;/strong&gt;, sviluppato per ottenere fotografie con colori e tonalità il più possibile vicini alla scena originale. L'obiettivo dichiarato è limitare alcuni interventi software che negli smartphone possono produrre immagini eccessivamente luminose, nitide o saturate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il sistema utilizza informazioni cromatiche raccolte da una fotocamera dedicata e interviene sulla gestione delle luci e delle ombre. Si tratta di un approccio che privilegia una resa più naturale, anche nei ritratti e nelle situazioni caratterizzate da illuminazione complessa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per entrambi i modelli è previsto anche un &lt;strong&gt;teleconverter Hasselblad&lt;/strong&gt;, un accessorio ottico aggiuntivo con ingrandimento di 3,28 volte, destinato soprattutto a chi fotografa soggetti lontani.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Video, più spazio alla creazione di contenuti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La serie Find X10 dedica particolare attenzione anche alla &lt;strong&gt;registrazione video&lt;/strong&gt;. Il modello standard supporta riprese in 4K a 60 fotogrammi al secondo con tutte le fotocamere posteriori, mentre quella principale e il teleobiettivo arrivano al 4K a 120 fotogrammi e all'8K a 30 fotogrammi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul Pro Max queste modalità sono disponibili su tutte e tre le fotocamere posteriori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le funzioni più interessanti compare &lt;strong&gt;Open Gate&lt;/strong&gt;, una modalità che sfrutta l'intera superficie del sensore fotografico per registrare un'immagine più ampia. In pratica, consente di utilizzare lo stesso filmato per ottenere successivamente video con formati differenti, per esempio orizzontali per YouTube e verticali per Instagram, &lt;strong&gt;senza dover necessariamente ripetere la ripresa&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Per il Find X10 Pro Max è disponibile anche un kit di accessori Tilta Khronos, comprendente un'impugnatura, adattatori per filtri e obiettivi aggiuntivi e una ventola per il raffreddamento durante le registrazioni prolungate.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Schermi OLED e batterie da oltre 7.000 mAh&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Le differenze tra i due smartphone riguardano anche le dimensioni. &lt;strong&gt;Find X10 ha uno schermo da 6,59 pollici, mentre Find X10 Pro Max arriva a 6,78 pollici.&lt;/strong&gt; Entrambi utilizzano pannelli OLED con frequenza di aggiornamento adattiva fino a 144 Hz, una caratteristica che rende più fluidi lo scorrimento delle pagine e le animazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La luminosità di picco dichiarata raggiunge i 3.600 nit, mentre il supporto allo spazio colore BT.2020 permette di riprodurre una gamma cromatica particolarmente ampia con i contenuti compatibili. Gli schermi possono inoltre ridurre la luminosità fino a un nit, una soluzione pensata per rendere meno fastidioso l'utilizzo al buio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul fronte dell'autonomia, Oppo ha adottato &lt;strong&gt;batterie al silicio-carbonio con capacità fino a 7.150 mAh&lt;/strong&gt;, una tecnologia che consente di aumentare la densità energetica senza incrementare proporzionalmente le dimensioni degli accumulatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Entrambi i modelli supportano la ricarica rapida cablata da 80 watt e quella wireless da 50 watt. L'autonomia effettiva dipenderà naturalmente dalle modalità di utilizzo, dalla luminosità dello schermo e dalle applicazioni impiegate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per quanto riguarda i processori, Find X10 utilizza il MediaTek Dimensity 9600M, realizzato con processo produttivo a 3 nanometri, mentre il Pro Max monta il Dimensity 9600 Pro a 2 nanometri. Sono inoltre presenti sistemi di raffreddamento a camera di vapore, destinati a contenere l'aumento della temperatura durante le attività più impegnative.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La scocca presenta una struttura in vetro che si raccorda al modulo fotografico. Entrambi i telefoni hanno ottenuto certificazioni IP66, IP68 e IP69 per la resistenza alla polvere e all'acqua in condizioni di laboratorio.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;ColorOS 17, l'intelligenza artificiale entra nel sistema operativo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un'altra novità è rappresentata da &lt;strong&gt;ColorOS 17&lt;/strong&gt;, che introduce modifiche all'interfaccia e nuove funzioni basate sull'intelligenza artificiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra queste figura AI Mind Pilot, sviluppato attraverso una collaborazione con Manus. La funzione permette di affidare all'intelligenza artificiale attività che coinvolgono più passaggi, come cercare informazioni tra i file presenti sul dispositivo, organizzare documenti, pianificare viaggi o preparare presentazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;AI Photo Agent è invece dedicato alla modifica delle fotografie. Può analizzare un'immagine, suggerire interventi correttivi e applicare modifiche attraverso istruzioni formulate nel linguaggio naturale. È prevista anche una funzione che consente di utilizzare una fotografia come riferimento per riprodurne colori e atmosfera su un'altra immagine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Non tutte le funzionalità saranno immediatamente disponibili in ogni mercato.&lt;/strong&gt; Oppo precisa che AI Photo Agent sarà distribuito progressivamente, con limiti di utilizzo variabili a seconda del Paese. La funzione AI Call Guard, pensata per individuare possibili tentativi di frode attraverso voci sintetiche e manipolazioni video durante le chiamate, è inizialmente disponibile soltanto in Indonesia, India e Thailandia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per la protezione dei dati elaborati attraverso servizi remoti, l'azienda indica inoltre l'impiego della propria infrastruttura Private Computing Cloud, con crittografia end-to-end.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Arrivano anche gli auricolari Enco X4&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Accanto ai nuovi smartphone, Oppo ha presentato gli &lt;strong&gt;Enco X4&lt;/strong&gt;, auricolari completamente wireless sviluppati in collaborazione con Dynaudio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il sistema audio utilizza due driver per auricolare, dedicati alla riproduzione delle diverse frequenze, e offre cinque profili sonori selezionabili dall'utente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle caratteristiche principali è la &lt;strong&gt;cancellazione attiva del rumore adattiva&lt;/strong&gt;, che modifica automaticamente il livello di isolamento in funzione dell'ambiente circostante. Il sistema è pensato soprattutto per situazioni come viaggi in treno, spostamenti in metropolitana e permanenza in luoghi affollati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 10:57:38 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-10-23T10:57:38Z</dc:date>
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      <title>EA chiude BioWare, lo studio che creò Baldur's Gate</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-22/ea-chiude-bioware-39659612/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Electronic Arts ha deciso di chiudere BioWare, uno degli studi più importanti nella storia dei videogiochi, responsabile della creazione di titoli come &lt;strong&gt;Baldur's Gate, Dragon Age e Mass Effect&lt;/strong&gt;. La decisione, annunciata nell'ambito di una riorganizzazione delle attività del colosso americano, mette fine a trent'anni di attività della software house canadese. Insieme allo studio viene cancellato anche il nuovo capitolo di &lt;em&gt;Mass Effect&lt;/em&gt;, ancora nelle prime fasi di sviluppo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiusura riguarda anche la sede di Edmonton, in Canada, dove BioWare era nata nel 1995. La società ha spiegato di voler concentrare risorse e investimenti su un numero inferiore di progetti, privilegiando le produzioni considerate più promettenti sul piano commerciale. Secondo Bloomberg, la ristrutturazione comporterà circa 400 tagli di posti di lavoro in Electronic Arts, una cinquantina dei quali all'interno di BioWare.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Dai primi Baldur's Gate a Mass Effect&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Fondata nel 1995 da Ray Muzyka, Greg Zeschuk e Augustine Yip, tre medici canadesi appassionati di videogiochi, BioWare ha contribuito a trasformare il genere dei giochi di ruolo per computer, portando al centro dell'esperienza narrativa le scelte dei giocatori, le relazioni tra i personaggi e la possibilità di influenzare lo sviluppo della storia. Negli anni si è distinta per le sue storie coinvolgenti, molto ispirate al gioco di ruolo, conquistando giocatori in tutto il mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il successo arrivò nel 1998 con Baldur's Gate, ambientato nell'universo fantasy di Dungeons &amp;amp; Dragons. Il gioco, seguito nel 2000 da Baldur's Gate II: Shadows of Amn, diventò uno dei principali punti di riferimento del genere, influenzando numerose produzioni successive e diventando presto un classico del settore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli anni seguenti lo studio realizzò altri titoli destinati a lasciare il segno, tra cui Neverwinter Nights nel 2002 e Star Wars: Knights of the Old Republic nel 2003. Con Mass Effect, pubblicato nel 2007, BioWare costruì un universo fantascientifico nel quale le decisioni del giocatore potevano avere conseguenze anche nei capitoli successivi. Anche quella fu, di fatto, una piccola rivoluzione. Nel 2009, infine, arrivò invece Dragon Age: Origins, primo episodio di un'altra delle sue serie più apprezzate e giocate. Electronic Arts decise ci comprarsi BioWare nel 2007 per puntare a nuovi segmenti e diversificare la propria offerta ludica. Negli ultimi anni, tuttavia, lo studio ha attraversato una fase difficile, segnata da alcune uscite che hanno reso meno delle attese in termini di diffusione e ricavi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Cancellato il nuovo Mass Effect&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La decisione di Electronic Arts interrompe anche lo sviluppo del prossimo &lt;em&gt;Mass Effect&lt;/em&gt;, al quale stava lavorando un piccolo gruppo di dipendenti. Nel messaggio inviato al personale, la società ha spiegato che intende concentrare le proprie risorse su un numero più limitato di grandi produzioni.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
 &lt;p&gt;BioWare è uno studio leggendario che ha contribuito a definire il genere dei giochi di ruolo e non prendiamo questa decisione alla leggera&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La riorganizzazione prevede invece la prosecuzione dei lavori su Marvel's Iron Man e sul prossimo capitolo di Star Wars Jedi. La società ha inoltre annunciato una collaborazione tra gli studi Respawn e DICE per un nuovo progetto e ulteriori investimenti nella serie Apex. La chiusura arriva dopo il passaggio di Electronic Arts sotto il controllo di un consorzio guidato dal fondo sovrano saudita PIF, insieme a Silver Lake e Affinity Partners, attraverso un'operazione da 55 miliardi di dollari completata nell'agosto 2026.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'addio di BioWare dopo oltre trent'anni&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In un messaggio pubblicato sul proprio sito, BioWare ha confermato la fine delle attività ricordando i mondi e i personaggi creati nel corso della sua storia e salutando i tanti fan che hanno contribuito al suo successo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
 &lt;p&gt;Per oltre trent'anni BioWare è stata più di uno studio. È stata una casa per narratori, sviluppatori e giocatori che hanno dato vita ai nostri mondi&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;La chiusura non rappresenta la fine di queste serie, i cui diritti e sviluppi futuri seguono percorsi differenti. In particolare, Baldur's Gate è tornato al successo mondiale nel 2023 grazie al terzo capitolo realizzato da Larian Studios, una società indipendente da BioWare. Con la scomparsa dello studio canadese si chiude però un capitolo fondamentale nella storia dei videogiochi di ruolo, che per oltre tre decenni hanno trovato nelle produzioni BioWare alcuni dei loro esempi più influenti.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 12:53:15 GMT</pubDate>
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      <title>La più grande catena di librerie della Corea rifiuta un ordine da 100mila libri per timore dell'IA</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-20/ordine-librerie-timori-ia-39633971/</link>
      <description>&lt;p&gt;La più grande catena di librerie della Corea del Sud, &lt;strong&gt;Kyobo Book Centre&lt;/strong&gt;, ha respinto un ordine da &lt;strong&gt;100.000 libri&lt;/strong&gt; arrivato da un'azienda straniera con cui non aveva mai lavorato. La richiesta era insolita: una copia per ciascun titolo, senza indicare argomenti o generi. Nel settore editoriale coreano cresce il sospetto che volumi acquistati così servano ad addestrare modelli di &lt;strong&gt;intelligenza artificiale&lt;/strong&gt;, riporta il Korea Herald.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Kyobo ha chiesto chi fosse il destinatario finale dei libri, ma l'azienda si è limitata a indicare una "data company", spiegando che il contratto le impediva di fornire altri dettagli. "Abbiamo dovuto rifiutare l'ordine perché l'azienda che lo ha effettuato non era il destinatario finale", ha spiegato un funzionario della catena. Il nome e il Paese dell'acquirente non sono stati resi noti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Una decina di richieste dall'estero&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Secondo il Korea JoongAng Daily, dall'inizio del 2026 circa dieci aziende straniere, in gran parte statunitensi, hanno contattato Kyobo con richieste simili. Alcune hanno negato che i libri fossero destinati all'IA, altre hanno indicato come destinatario un'azienda del settore dei dati. Ad agosto una società con sede in Arizona ha chiesto grandi quantità di libri usati anche al reparto dell'usato di Yes24 e alla libreria Seoul Book Bogo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il direttore di Seoul Book Bogo, Kim Su-hyeon, ha un'ipotesi: "Sospetto che le aziende di IA abbiano finito di addestrare i loro modelli sui libri nuovi". Ordini massicci di libri usati sono stati segnalati anche in Germania e a Jimbocho, il quartiere dei librai di Tokyo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il vuoto normativo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Korean Publishers Association&lt;/strong&gt; avvierà un'indagine presso librerie, rivenditori dell'usato e distributori sui tentativi di acquisto in blocco. Chiederà inoltre a governo e Assemblea nazionale di rafforzare la tutela del diritto d'autore sui libri. In Corea un emendamento del 2023 che prevedeva il consenso degli autori per l'uso delle opere nell'addestramento dell'IA non è stato approvato. "Siamo in un vuoto normativo", ha detto al JoongAng Daily Park Jeong-in, ricercatrice della Duksung Women's University.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il professor Seo Yong-seok, del Kaist, parla di "imperialismo dei modelli di IA": "La Corea sta di fatto passando da produttrice di conoscenza a fornitrice di conoscenza grezza e consumatrice di servizi di IA".&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 18:29:05 GMT</pubDate>
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      <title>Gli ex ingegneri di SpaceX che sviluppano gli aerei senza pilota</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-20/aerei-senza-pilota-spacex-39631643/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Far volare un aereo senza pilota a bordo, gestendo automaticamente tutte le fasi del viaggio, dal rullaggio al decollo fino all'atterraggio. È l'obiettivo di &lt;strong&gt;Reliable Robotics, startup californiana &lt;/strong&gt;fondata da due ex ingegneri di SpaceX, che ha appena raccolto 115 milioni di dollari di nuovi finanziamenti, raggiungendo una valutazione superiore al miliardo di dollari. La società, con sede a Mountain View, lavora da quasi dieci anni allo sviluppo di un sistema di volo autonomo che possa essere installato anche su velivoli già esistenti, senza la necessità di costruire nuovi modelli di aerei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come riporta TechCrunch, il nuovo finanziamento comprende 90 milioni di dollari di investimenti azionari, guidati da Nimble Partners, e un prestito da 25 milioni concesso da Silicon Valley Bank. L'operazione porta a 275 milioni il valore complessivo del round Series D. Secondo quanto comunicato dall'azienda, &lt;strong&gt;Reliable Robotics ha raccolto finora oltre 380 milioni di dollari di capitale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A guidare la società è Robert Rose, cofondatore e amministratore delegato, che in passato ha diretto lo sviluppo del software di volo di SpaceX e ha lavorato anche per Tesla e Google. L'altro fondatore, Juerg Frefel, oggi responsabile tecnologico, ha trascorso quasi dieci anni come ingegnere nell'azienda aerospaziale di Elon Musk.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Come funzionano gli aerei senza pilota&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il progetto si basa su un sistema denominato &lt;strong&gt;Reliable Autonomy System (RAS)&lt;/strong&gt;, progettato per automatizzare tutte le principali operazioni di volo. Nella prima fase di commercializzazione, il pilota continuerà a essere presente nella cabina di comando, ma potrà affidare alla tecnologia l'avviamento dei motori, il rullaggio, il decollo e l'atterraggio, supervisionando le operazioni attraverso uno schermo touchscreen.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il passo successivo sarà eliminare la necessità della presenza fisica del pilota a bordo, trasferendone le funzioni di supervisione a una stazione di controllo a terra. L'azienda sta sviluppando anche un &lt;strong&gt;radar anticollisione a stato solido&lt;/strong&gt;, privo di parti meccaniche mobili, progettato per individuare altri velivoli e ostacoli sia durante il volo sia nelle operazioni aeroportuali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tecnologia è già stata sperimentata. Nel novembre 2023 Reliable Robotics ha completato un volo di prova con un Cessna 208B Caravan modificato, senza persone a bordo. Il velivolo ha effettuato un volo di circa dodici minuti nei pressi dell'aeroporto di Hollister, in California, sotto la supervisione di un pilota che si trovava in un centro di controllo a circa 80 chilometri di distanza.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le certificazioni FAA e i tempi previsti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il principale ostacolo alla commercializzazione resta la certificazione della &lt;strong&gt;Federal Aviation Administration (FAA)&lt;/strong&gt;, l'autorità statunitense che regola l'aviazione civile. Secondo Rose, intervistato da TechCrunch, l'approvazione del primo sistema di pilotaggio automatico potrebbe arrivare entro 18-24 mesi. Per autorizzare operazioni senza pilota a bordo serviranno invece almeno tre anni, mentre la certificazione del radar anticollisione è prevista, nelle stime dell'azienda, entro la fine del 2027. Si tratta di obiettivi indicati dalla società e non di scadenze già confermate dalla FAA.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il trasporto merci e i progetti commerciali&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Reliable Robotics punta inizialmente al &lt;strong&gt;trasporto aereo delle merci&lt;/strong&gt;, un settore nel quale l'automazione potrebbe consentire di collegare aeroporti regionali e località difficilmente raggiungibili attraverso le grandi rotte commerciali. La società controlla Reliable Airlines, una compagnia con sede ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, che utilizza una flotta di sei Cessna Caravan per il trasporto merci sei giorni alla settimana. L'obiettivo è ottenere le autorizzazioni necessarie a utilizzare su questi velivoli anche i sistemi di volo autonomo sviluppati dalla startup.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scorso marzo Reliable Robotics è stata selezionata, insieme alla città di Albuquerque, per partecipare a un programma sperimentale della FAA dedicato alla mobilità aerea avanzata. Il progetto prevede di verificare l'impiego di aerei cargo autonomi e controllati da remoto per il trasporto di merci verso piccole comunità del Nuovo Messico e del Colorado.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nuovo finanziamento servirà ad ampliare la flotta, aumentare la capacità produttiva e assumere personale specializzato. La società ha annunciato anche l'apertura di due nuovi uffici a Seattle e San Diego, che si aggiungono alle sedi già operative in California e nel Nuovo Messico. Per Reliable Robotics, tuttavia, il passaggio decisivo rimane l'approvazione delle autorità aeronautiche. I voli sperimentali hanno dimostrato la fattibilità tecnica del sistema, ma il suo utilizzo regolare per operazioni commerciali senza pilota a bordo richiede ancora ulteriori verifiche e certificazioni.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 16:18:34 GMT</pubDate>
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      <title>Bill Gates lancia l'allarme sull'IA: "Nel 2027 aspettiamoci tante brutte sorprese"</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-12/bill-gates-ia-allarme-39487518/</link>
      <description>AGI – Il cofondatore di &lt;strong&gt;Microsoft&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Bill Gates&lt;/strong&gt;, si è detto preoccupato per il potenziale aumento degli &lt;strong&gt;attacchi informatici&lt;/strong&gt; basati sull'&lt;strong&gt;intelligenza artificiale (IA)&lt;/strong&gt;, ritenendolo un rischio maggiore rispetto alla possibilità che tale tecnologia diventi "incontrollabile". 
&lt;p&gt;"Gli &lt;strong&gt;attacchi informatici&lt;/strong&gt; rappresenteranno senza dubbio la sfida più significativa che dovremo affrontare nel corso del prossimo anno", ha detto Gates durante un'intervista all'emittente americana &lt;strong&gt;Abc News&lt;/strong&gt;. "Il vero pericolo, al momento, non è che l'&lt;strong&gt;IA&lt;/strong&gt; diventi incontrollabile", anche se "sarà necessario lavorarci su", ha osservato. Piuttosto, "che persone malintenzionate la utilizzino". "Nel corso del &lt;strong&gt;prossimo anno&lt;/strong&gt;, soprattutto nell'ambito della &lt;strong&gt;sicurezza informatica&lt;/strong&gt;, avremo molte brutte sorprese", ha avvertito. Secondo Gates, i &lt;strong&gt;sistemi di sicurezza&lt;/strong&gt; implementati dalle aziende specializzate in IA non sono attualmente abbastanza sicuri di fronte alle minacce di &lt;strong&gt;pirateria informatica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le preoccupazioni già espresse ad agosto&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;A fine agosto il miliardario aveva già espresso preoccupazione per gli effetti negativi dell'&lt;strong&gt;IA&lt;/strong&gt;, auspicando una gestione del cambiamento indotto da questa tecnologia attraverso misure come una &lt;strong&gt;tassa ad hoc&lt;/strong&gt;, la creazione di un &lt;strong&gt;organismo internazionale&lt;/strong&gt; e la riserva di determinati &lt;strong&gt;posti di lavoro&lt;/strong&gt; agli esseri umani.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le richieste di maggiore vigilanza&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Anche diversi leader del settore hanno recentemente sottolineato la necessità di una maggiore &lt;strong&gt;vigilanza&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Dario Amodei&lt;/strong&gt;, di &lt;strong&gt;Anthropic&lt;/strong&gt;, si è persino impegnato a rallentarne unilateralmente lo sviluppo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le critiche all'autoregolamentazione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Intervenendo sulla &lt;strong&gt;Abc&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Bill Gates&lt;/strong&gt; ha inoltre respinto l'idea - sostenuta dal presidente &lt;strong&gt;Donald Trump&lt;/strong&gt; - secondo cui l'&lt;strong&gt;autoregolamentazione&lt;/strong&gt; delle aziende specializzate nell'&lt;strong&gt;IA&lt;/strong&gt; sarebbe sufficiente a garantire la &lt;strong&gt;sicurezza globale&lt;/strong&gt;. "L'idea che, per la tecnologia più pericolosa mai inventata dall'uomo, questa sia l'ultima parola e che le aziende stesse rappresentino l'unico contrappeso a disposizione della società, è chiaro che non stiamo facendo abbastanza", ha dichiarato Gates.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 05:38:54 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-10-12T05:38:54Z</dc:date>
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      <title>Computer portatili, la nuova sfida è tra autonomia, leggerezza e IA</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-08/notebook-evoluzione-mercato-processori-arm-intelligenza-artificiale-39443354/</link>
      <description>AGI - C'è una caratteristica che, più di qualsiasi altra, sembra guidare l'evoluzione dei computer portatili: la capacità di &lt;strong&gt;accompagnare l'utente per tutta la giornata&lt;/strong&gt;, adattandosi ai suoi spostamenti e alle sue necessità, senza obbligarlo a cercare continuamente una presa elettrica o a portare con sé un peso eccessivo. È su questa idea di mobilità che Asus ha costruito il nuovo Zenbook 14, un notebook che cerca di trovare un equilibrio tra leggerezza, prestazioni, qualità visiva e autonomia. 
&lt;p&gt;Lo abbiamo provato nella colorazione Zabriskie Beige, processore Qualcomm Snapdragon X a 16 GB di memoria RAM, un'unità SSD da 512 GB e un display OLED da 14 pollici. Il sistema operativo è Windows 11 Home e il dispositivo appartiene alla categoria dei Copilot+ PC, i computer progettati per &lt;strong&gt;sfruttare alcune funzionalità di intelligenza artificiale &lt;/strong&gt;direttamente attraverso componenti hardware dedicati.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un design che privilegia la mobilità&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il primo elemento distintivo dello Zenbook 14 è il peso: 1,1 chilogrammi, un valore che lo rende particolarmente interessante per &lt;strong&gt;chi trasporta quotidianamente il computer &lt;/strong&gt;tra casa, ufficio, università e luoghi di lavoro occasionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le dimensioni sono contenute: poco più di 31 centimetri di larghezza, 21,6 di profondità e uno spessore compreso tra 13,9 e 16,9 millimetri. Si tratta quindi di un portatile progettato per &lt;strong&gt;trovare posto facilmente &lt;/strong&gt;in una borsa o in uno zaino, senza richiedere particolari sacrifici in termini di ingombro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per il rivestimento Asus ha scelto il Ceraluminum, un materiale che combina le caratteristiche dell'alluminio con un trattamento superficiale di tipo ceramico. L'obiettivo dichiarato è ottenere &lt;strong&gt;una struttura leggera e resistente&lt;/strong&gt;, con una finitura diversa da quella dei tradizionali notebook metallici.&amp;nbsp;Il design, insomma, non cerca di attirare l'attenzione con soluzioni appariscenti. Punta invece sulla semplicità, sulla portabilità e sulla qualità percepita dei materiali.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo schermo OLED, uno dei punti di forza&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un altro elemento centrale del progetto è il display. Lo Zenbook 14 monta un pannello OLED da 14 pollici, con risoluzione di 1920 x 1200 pixel e rapporto d'aspetto 16:10. Quest'ultima caratteristica &lt;strong&gt;offre più spazio verticale&lt;/strong&gt; rispetto ai tradizionali schermi 16:9, una differenza apprezzabile soprattutto nella consultazione di documenti, nella scrittura e nella navigazione sul web.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pannello ha una frequenza di aggiornamento di 60 Hz, una luminosità dichiarata di 300 nit e una copertura del 100% dello spazio colore DCI-P3. La tecnologia OLED consente inoltre di ottenere neri profondi e un contrasto elevato, caratteristiche utili tanto nella visione di film e fotografie quanto nelle &lt;strong&gt;attività quotidiane&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La scelta dell'OLED è significativa perché Asus non ha riservato questa tecnologia esclusivamente ai notebook più costosi o destinati alla produzione professionale di contenuti. Anche un portatile pensato per la produttività quotidiana può &lt;strong&gt;beneficiare di uno schermo di qualità&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Occorre però distinguere tra le caratteristiche dichiarate e le prestazioni effettive: la luminosità di 300 nit, per esempio, suggerisce un utilizzo particolarmente adatto agli ambienti interni, più che alla leggibilità all'aperto, soprattutto sotto la luce diretta del sole.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Snapdragon X, una scelta diversa dai processori tradizionali&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La particolarità dello Zenbook 14 in questa configurazione è l'adozione del Qualcomm Snapdragon X X1-26-100, un processore con otto core e frequenza fino a 2,97 GHz, affiancato dalla componente grafica integrata Adreno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A differenza dei tradizionali processori Intel e AMD basati sull'architettura x86, Snapdragon utilizza l'architettura ARM, &lt;strong&gt;già ampiamente diffusa negli smartphone&lt;/strong&gt;. La scelta risponde soprattutto alla ricerca di un rapporto favorevole tra capacità di elaborazione e consumi energetici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'obiettivo non è necessariamente quello di ottenere le massime prestazioni in ogni ambito, ma di &lt;strong&gt;garantire un'esperienza equilibrata &lt;/strong&gt;nelle attività più comuni: navigazione web, gestione della posta elettronica, elaborazione di documenti, videoconferenze e utilizzo contemporaneo di più applicazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La dotazione di 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di archiviazione SSD appare coerente con questa impostazione, adatta alla produttività quotidiana, anche se le prestazioni effettive.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'intelligenza artificiale diventa parte del computer&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il processore Snapdragon integra una NPU Qualcomm Hexagon da 45 TOPS, un'unità specializzata nell'esecuzione di &lt;strong&gt;operazioni legate all'intelligenza artificiale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sigla TOPS indica il numero teorico di migliaia di miliardi di operazioni che il componente può eseguire ogni secondo. Non è una misura diretta della velocità complessiva del computer, ma permette di identificare la capacità di elaborazione dedicata a determinate attività IA. È proprio questa componente a consentire allo Zenbook 14 di rientrare nella categoria dei &lt;strong&gt;Copilot+ PC &lt;/strong&gt;di Microsoft.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'intelligenza artificiale non viene affidata esclusivamente ai servizi online, ma può sfruttare anche risorse di elaborazione presenti nel dispositivo. Questo approccio apre la strada a funzioni di &lt;strong&gt;elaborazione delle immagini&lt;/strong&gt;, assistenza durante le videochiamate e altre operazioni che possono essere eseguite localmente, quando supportate dal software.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente, la presenza della NPU non significa che qualsiasi applicazione di intelligenza artificiale funzioni automaticamente senza collegamento a Internet. Le possibilità concrete dipendono dal programma utilizzato, dalla versione di Windows e dalla disponibilità delle singole funzioni nei diversi mercati.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Autonomia, la vera scommessa&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L'autonomia è probabilmente uno degli aspetti sui quali Asus ha concentrato maggiormente l'attenzione. Lo Zenbook 14 dispone di una batteria da 50 Wh e può raggiungere fino a 18 ore di navigazione web in condizioni di prova specifiche. E' possibile anche &lt;strong&gt;un'autonomia superiore alle 30 ore &lt;/strong&gt;in altri scenari di utilizzo, ma si tratta di valori ottenuti in condizioni differenti, che non devono essere interpretati come una durata garantita nell'impiego quotidiano. Il risultato effettivo dipende da numerose variabili: luminosità dello schermo, applicazioni in esecuzione, connessione di rete e intensità del lavoro richiesto al processore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È prevista anche la ricarica rapida, con la possibilità dichiarata di raggiungere &lt;strong&gt;il 50% della capacità in circa 30 minuti&lt;/strong&gt;, utilizzando un alimentatore compatibile da almeno 68 watt. La ricarica avviene attraverso USB-C, una soluzione che favorisce l'impiego di alimentatori compatibili con più dispositivi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Connettività e praticità senza troppi compromessi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nonostante lo spessore contenuto, lo Zenbook 14 conserva una dotazione di collegamenti abbastanza completa. Sono presenti due porte USB-C 3.2 Gen 2, utilizzabili anche per la ricarica e il collegamento di schermi esterni, una porta USB-A, un'uscita HDMI e il tradizionale connettore audio da 3,5 millimetri. Per la connettività wireless sono disponibili Wi-Fi 6E e Bluetooth 5.3.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tastiera italiana è retroilluminata, con una corsa dei tasti dichiarata di 1,7 millimetri, mentre il touchpad supporta i gesti multitouch. La webcam Full HD integra un sistema a infrarossi compatibile con Windows Hello, che permette di accedere al computer attraverso il riconoscimento del volto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;A chi si rivolge lo Zenbook 14&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La filosofia dello Zenbook 14 è abbastanza chiara: privilegiare la mobilità e l'efficienza rispetto alla ricerca delle prestazioni estreme. È un computer che, sulla carta, si rivolge a professionisti, studenti e &lt;strong&gt;utenti che trascorrono molte ore&lt;/strong&gt; tra documenti, applicazioni da ufficio, browser e strumenti di comunicazione. Il peso contenuto, lo schermo OLED e la piattaforma Snapdragon costituiscono i principali argomenti a suo favore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è invece una macchina concepita principalmente per i videogiochi più impegnativi o per attività professionali che richiedono schede grafiche dedicate e compatibilità garantita con software specialistici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo Zenbook 14 rappresenta così &lt;strong&gt;una delle direzioni verso cui si sta muovendo il mercato dei notebook&lt;/strong&gt;: computer sempre più leggeri, progettati per consumare meno energia e capaci di utilizzare l'intelligenza artificiale come componente ordinaria dell'esperienza informatica, anziché come semplice funzione aggiuntiva.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <pubDate>Thu, 08 Oct 2026 16:42:58 GMT</pubDate>
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      <title>D3, lo smartwatch che misura la pressione e punta sulla salute</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-08/huawei-watch-d3-smartwatch-pressione-salute-dispositivo-medico-39384768/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;La distanza tra uno smartwatch e un dispositivo dedicato al controllo della salute si sta progressivamente riducendo. Con il nuovo &lt;strong&gt;Watch D3&lt;/strong&gt;, Huawei spinge soprattutto in questa direzione senza aggiungere l'ennesimo parametro da misurare ma migliorando il progetto dedicato alla&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pressione arteriosa.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La distinzione rispetto alla maggior parte degli smartwatch è importante: &lt;strong&gt;Watch D3 è certificato come dispositivo medico secondo il regolamento europeo MDR (CE-MDR) &lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;in Italia è registrato nella banca dati dei dispositivi medici del ministero della Salute. È un elemento che lo colloca su un piano diverso rispetto ai wearable che propongono funzioni di salute esclusivamente orientative o dedicate al benessere.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un piccolo misuratore di pressione al polso&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il cuore del Watch D3 è nascosto nel cinturino. Huawei ha integrato una &lt;strong&gt;micro-pompa, un sensore di pressione ad alta precisione e un sottile bracciale pneumatico&lt;/strong&gt;, che si gonfia durante la misurazione. Il principio è quindi differente da quello degli smartwatch che cercano di ricavare indicazioni sulla pressione esclusivamente attraverso sensori ottici e algoritmi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il bracciale utilizza una struttura a doppio strato con una larghezza pari a circa un quinto rispetto a quella dei tradizionali manicotti degli sfigmomanometri. Il sistema è stato progettato per adattare gli algoritmi di misurazione a polsi di differenti dimensioni e sul display vengono restituiti i valori di &lt;strong&gt;pressione sistolica e diastolica.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;La pressione durante tutta la giornata&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Watch D3 supporta infatti l'&lt;strong&gt;ABPM, Ambulatory Blood Pressure Monitoring&lt;/strong&gt;, il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa. Il principio è quello di effettuare automaticamente misurazioni a intervalli prestabiliti nell'arco delle 24 ore, durante le normali attività quotidiane e anche durante il sonno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È probabilmente questa la funzione che meglio chiarisce la filosofia del dispositivo. Una singola misurazione fotografa la pressione in un determinato momento; una sequenza di rilevazioni consente invece di osservare come cambia nel corso della giornata e della notte e di raccogliere informazioni da condividere con il medico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Huawei ha previsto anche &lt;strong&gt;promemoria per le misurazioni&lt;/strong&gt; e strumenti per analizzare l'andamento della pressione, come la possibilità di effettuare rilevazioni prima e dopo l'attività fisica.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente, avere al polso uno strumento certificato non significa trasformare lo smartwatch in un medico: l'interpretazione dei dati e le eventuali decisioni terapeutiche restano di competenza del professionista sanitario.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gli italiani controllano ancora poco la pressione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La scelta di puntare su questo parametro arriva in un contesto nel quale la consapevolezza del rischio cardiovascolare non sempre si traduce in controlli regolari. Secondo l'&lt;strong&gt;Italian Heart Behavior Survey&lt;/strong&gt;, ricerca realizzata da AstraRicerche per Huawei, il &lt;strong&gt;49,4% degli italiani considera la pressione arteriosa un parametro importante&lt;/strong&gt;, ma soltanto il 33% dichiara contemporaneamente di considerarla importante e di controllarla davvero.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'è anche un problema di percezione: il 55,1% degli intervistati ritiene che chi ha la pressione alta se ne accorga sempre attraverso disturbi fisici. Una convinzione che, secondo l'indagine, è ancora più diffusa nel Sud Italia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessante anche il rapporto degli utenti con la tecnologia utilizzata per le rilevazioni. Il &lt;strong&gt;75,7% degli italiani considera affidabile una misurazione effettuata attraverso un bracciale o un sistema gonfiabile&lt;/strong&gt;, mentre la percentuale scende al 31,9% quando si parla di rilevazione attraverso sensori ottici senza gonfiaggio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Non soltanto pressione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il D3 resta comunque uno smartwatch. Il sistema &lt;strong&gt;Health Glance&lt;/strong&gt; permette di raccogliere in un'unica sessione informazioni relative a &lt;strong&gt;11 indicatori&lt;/strong&gt;, mentre il dispositivo tiene sotto controllo anche frequenza cardiaca, sonno, stress, temperatura cutanea e benessere emotivo. È inoltre possibile creare una sorta di comunità familiare della salute, attraverso la quale consultare alcuni dati dei propri familiari e ricevere notifiche in presenza di valori anomali.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Sul fronte più tradizionalmente "smart" sono presenti modalità sportive, chiamate Bluetooth e pagamenti NFC tramite Curve. La compatibilità comprende sia &lt;strong&gt;Android sia iOS&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Più sottile e leggero&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Uno dei problemi dei dispositivi capaci di misurare la pressione attraverso un sistema pneumatico è inevitabilmente l'ingombro. Huawei ha lavorato soprattutto sulla miniaturizzazione: il Watch D3 ha uno spessore di &lt;strong&gt;11,3 millimetri&lt;/strong&gt;, contro i 13,3 del predecessore, mentre il cinturino pesa 35 grammi, nove in meno rispetto alla generazione precedente. Lo schermo AMOLED cresce a &lt;strong&gt;1,92 pollici&lt;/strong&gt; e raggiunge una luminosità di picco dichiarata di &lt;strong&gt;3.000 nit&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il peso complessivo con cinturino è di circa &lt;strong&gt;75 grammi&lt;/strong&gt; e l'autonomia dichiarata arriva fino a &lt;strong&gt;sei giorni&lt;/strong&gt;, un dato particolarmente rilevante per un prodotto che fa della continuità del monitoraggio uno dei suoi principali argomenti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato è un dispositivo che cerca di occupare uno spazio ancora poco affollato nel mercato dei wearable, quello dei&amp;nbsp;&lt;strong&gt;dispositivi medici indossabile che conserva forma, dimensioni e funzioni di un orologio intelligente&lt;/strong&gt;. È probabilmente su questo confine tra elettronica di consumo e monitoraggio sanitario che nei prossimi anni si giocherà una delle partite più interessanti del mercato degli smartwatch.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 08 Oct 2026 09:19:02 GMT</pubDate>
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      <title>Google manda l’IA nello spazio: in orbita il primo prototipo di Suncatcher</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-02/google-data-center-spazio-39358274/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Google ha mandato in orbita il suo primo computer per l’intelligenza artificiale. Il prototipo di Project Suncatcher, costruito in collaborazione con Planet, &lt;a href="https://blog.google/innovation-and-ai/models-and-research/google-research/project-suncatcher-prototype"&gt;è partito il primo ottobre&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; a bordo della missione Transporter-18 di SpaceX&lt;/strong&gt;. Google ha confermato di aver stabilito il contatto con il satellite e che il sistema sta funzionando come previsto. È il primo test concreto di un progetto con cui il gruppo di Mountain View vuole capire se, in futuro, parte della potenza di calcolo necessaria all’intelligenza artificiale possa essere spostata in orbita. Nelle prossime settimane il satellite raccoglierà dati sul comportamento delle TPU di Google durante il volo spaziale e sulla loro capacità di resistere a radiazioni e condizioni termiche estreme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L’idea alla base di Project Suncatcher&lt;/strong&gt; parte soprattutto dall’energia. In orbita terrestre bassa, spiega Google, un satellite può avere accesso quasi continuo alla luce solare e i pannelli possono produrre fino a otto volte più energia rispetto a installazioni analoghe sulla Terra. In prospettiva, più satelliti potrebbero essere collegati tra loro per gestire carichi di lavoro di intelligenza artificiale molto più grandi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il primo ostacolo è sopravvivere allo spazio&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Prima ancora di pensare a un vero data center orbitale bisogna però verificare che l’hardware riesca a sopravvivere al viaggio e all’ambiente spaziale. Secondo Google, durante i circa dieci minuti necessari a raggiungere l’orbita il satellite può essere sottoposto ad accelerazioni fino a dieci volte quella gravitazionale, mentre singoli componenti possono subire sollecitazioni comprese tra 50 e 100 grammi. Per questo l’azienda ha sottoposto il satellite a test di vibrazione e ha esposto le TPU a fasci di protoni presso &lt;strong&gt;il Crocker Nuclear Laboratory dell’Università della California a Davis.&lt;/strong&gt; I primi risultati, riferisce Google, indicano che i chip utilizzati nel progetto possono sopportare una dose totale di radiazioni superiore a quella prevista durante una missione di cinque anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un altro ostacolo è il calore. Lo spazio è estremamente freddo, ma nel vuoto non esiste aria che possa trasportare via il calore prodotto dai processori. Google sta quindi sperimentando sistemi basati su tubi termici e radiatori per disperdere l’energia generata dalle TPU. Il problema è tutt’altro che risolto. TechCrunch riferisce che il primo satellite utilizzerà la TPU per sessioni di circa 15 minuti alla volta, proprio per non mettere sotto eccessivo stress i sistemi di alimentazione e gestione termica. "Abbiamo fatto test a terra, ma nessun test è completamente paragonabile alla realtà", ha spiegato Travis Beals, responsabile di Project Suncatcher.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Satelliti collegati con i laser&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L’obiettivo di lungo periodo è molto più ambizioso. Google immagina satelliti dotati ciascuno di decine di TPU e capaci di lavorare insieme in gruppi ravvicinati. Per farlo dovranno scambiarsi enormi quantità di dati con una latenza molto bassa.&lt;strong&gt; La soluzione studiata è una rete di comunicazioni laser.&lt;/strong&gt; Google paragona la precisione richiesta a quella necessaria per colpire con un raggio laser un bersaglio grande come una moneta a chilometri di distanza mentre entrambi i punti sono in movimento. Nel 2027 l’azienda prevede di mettere in orbita due satelliti per testare proprio questo collegamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;TechCrunch riferisce inoltre che, nello scenario di lungo periodo discusso dal gruppo di ricerca, Google ha preso in considerazione configurazioni con decine di satelliti capaci di elaborare dati in parallelo. Lo stesso Beals definisce però Suncatcher un "long-term moonshot", un progetto di ricerca destinato a svilupparsi su un arco temporale lungo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Quanto costerebbe portare un data center nello spazio?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La questione economica resta probabilmente il principale punto interrogativo alla base di ogni operazione. Sulla base del lavoro scientifico pubblicato da Google, il gruppo ritiene plausibile un forte calo dei costi di lancio nel prossimo decennio. Il paper peer-reviewed sul progetto, ora pubblicato sulla rivista &lt;em&gt;Joule&lt;/em&gt;, analizza proprio le condizioni necessarie per rendere possibile un’infrastruttura di calcolo spaziale su larga scala.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i calcoli riportati da TechCrunch, per mantenere la traiettoria di riduzione dei costi ipotizzata dai ricercatori servirebbe trasportare in orbita quantità di materiale enormemente superiori a quelle attuali, con centinaia di lanci all’anno. Si tratta di uno scenario teorico e non di un piano operativo già deciso da Google.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Perché non sostituiranno i data center terrestri&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Anche se la tecnologia dovesse funzionare, difficilmente i data center nello spazio sostituirebbero quelli sulla Terra. Secondo un’analisi dell’Information Technology and Innovation Foundation, le infrastrutture orbitali sono più adatte a integrare quelle terrestri che a rimpiazzarle, almeno nel prossimo futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ITIF indica tra i principali ostacoli il raffreddamento, l’esposizione alle radiazioni, la capacità delle comunicazioni, la difficoltà di manutenzione, la cybersecurity, i costi di lancio e la sostenibilità dell’ambiente orbitale. I sistemi spaziali sono inoltre molto più difficili da riparare o aggiornare rispetto a un data center sulla Terra. Ci si oriente quindi verso&amp;nbsp;una specializzazione: i sistemi orbitali potrebbero &lt;strong&gt;occuparsi di elaborazioni asincrone e ad alto consumo energetico,&lt;/strong&gt; mentre i data center terrestri conserverebbero il vantaggio nelle attività in tempo reale e sensibili alla latenza.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Google non è sola in questa corsa&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Project Suncatcher si inserisce in un settore che sta attirando un numero crescente di aziende. Reuters ha riferito che sulla stessa missione Transporter-18 è stato lanciato anche MOI-1A della startup indiana TakeMe2Space, un satellite dotato di processori Nvidia Orin NX progettato per elaborare direttamente nello spazio i dati raccolti, invece di inviare sulla Terra grandi quantità di informazioni grezze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;TakeMe2Space ha dichiarato a Reuters di avere già 23 clienti nei settori agricolo, minerario, logistico e assicurativo e prevede di lanciare satelliti più grandi e collegati tra loro a partire dal 2027. Per Google, comunque, siamo ancora alla fase sperimentale. "Alcune cose possono essere testate soltanto nello spazio", ha spiegato l’azienda annunciando l’ingresso in orbita del prototipo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo obiettivo di Suncatcher è quindi molto più semplice di un data center spaziale: capire se i chip che alimentano l’intelligenza artificiale sulla Terra possono continuare a funzionare anche così tanto lontano da noi.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <category>Agi Desk</category>
      <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 22:23:00 GMT</pubDate>
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      <title>Amazon rinnova i Kindle, più colore e nuovi accessori per la lettura digitale</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-01/amazon-nuovi-kindle-paperwhite-colorsoft-2026-39348775/</link>
      <description>AGI - Amazon rinnova l’intera gamma Kindle con nuove versioni di &lt;strong&gt;Kindle, Kindle Paperwhite e Kindle Colorsoft&lt;/strong&gt;, accompagnate da una serie di accessori pensati per rendere più flessibile la lettura digitale. Il lancio arriva in una fase di crescita per la piattaforma: secondo i dati diffusi dall’azienda, Kindle ha registrato aumenti a doppia cifra a livello globale per tre anni consecutivi e nel solo 2025 gli utenti hanno letto oltre &lt;strong&gt;720 miliardi di pagine&lt;/strong&gt;. 
&lt;p&gt;Una delle novità più evidenti riguarda il design. Amazon introduce infatti una &lt;strong&gt;colorazione uniforme fino ai bordi&lt;/strong&gt; sull’intera famiglia Kindle, superando la tradizionale separazione visiva tra cornice e superficie del dispositivo. Anche le scocche assumono un ruolo maggiore, con nuove finiture e varianti cromatiche pensate per differenziare i modelli.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il Kindle più compatto&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il nuovo Kindle da 6 pollici è il modello più compatto realizzato finora dall’azienda. Dispone di &lt;strong&gt;16 GB di memoria&lt;/strong&gt;, un’autonomia dichiarata fino a sei settimane e tempi di apertura dei libri più rapidi del 30% rispetto alla versione precedente. Il dispositivo adotta un display a filo e una struttura ridisegnata, ottenuta ripensando l’integrazione tra schermo, illuminazione frontale e strato touch.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La versione standard è disponibile nelle colorazioni &lt;strong&gt;viola ube e grafite&lt;/strong&gt;, a partire da 154,99 euro. Per la prima volta viene inoltre proposta una variante con scocca posteriore in alluminio, realizzata all’80% con materiale riciclato e caratterizzata da una finitura opaca. In questo caso la memoria sale a 32 GB e le colorazioni disponibili sono &lt;strong&gt;grafite e verde acqua&lt;/strong&gt;, con un prezzo di 194,99 euro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Amazon sottolinea anche l’impiego di materiali riciclati nella costruzione del modello base, compresa una batteria con cobalto riciclato al 100%.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Paperwhite diventa più sottile e leggero&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Si rinnova anche &lt;strong&gt;Kindle Paperwhite&lt;/strong&gt;, più sottile e leggero rispetto alla generazione precedente, impermeabile e dotato di luce calda regolabile. L’autonomia dichiarata arriva fino a &lt;strong&gt;12 settimane&lt;/strong&gt; con una singola carica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nuovo display utilizza un backplane con transistor a film sottile in ossido ed è, secondo Amazon, il più grande mai adottato su un Paperwhite. Migliora anche il rapporto di contrasto, con neri più profondi e testi più definiti, sia in ambienti molto luminosi sia durante la lettura notturna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La versione da 16 GB è disponibile in &lt;strong&gt;grafite&lt;/strong&gt; a partire da 209 euro. La Signature Edition, proposta a 259,99 euro nelle colorazioni &lt;strong&gt;grafite e verde acqua&lt;/strong&gt;, aggiunge una scocca in alluminio, 32 GB di memoria, illuminazione frontale con regolazione automatica, ricarica tramite contatti 'pogo pin' e la possibilità di voltare pagina con un doppio tocco.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Colorsoft punta su una resa più naturale dei colori&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La novità più marcata sul fronte visivo riguarda &lt;strong&gt;Kindle Colorsoft&lt;/strong&gt;, il modello pensato per chi legge anche fumetti, graphic novel, guide illustrate o libri nei quali il colore ha un ruolo centrale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’obiettivo dichiarato da Amazon è avvicinare la resa dello schermo a quella della carta, evitando l’effetto brillante e fortemente retroilluminato tipico dei tablet. Il nuovo display utilizza una &lt;strong&gt;guida luminosa a Led al nitruro&lt;/strong&gt;, progettata per migliorare la luminosità senza alterare eccessivamente la saturazione, e un backplane in ossido con forme d’onda personalizzate per rendere più rapido il passaggio tra le pagine e mantenere un buon contrasto anche nei contenuti in bianco e nero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Amazon ha inoltre riprogettato la struttura interna del pannello introducendo micro-deflettori nella guida luminosa, con l’obiettivo di distribuire la luce in maniera più uniforme, e un rivestimento ottico ultrasottile destinato ad aumentare la nitidezza. Anche Colorsoft adotta la nuova colorazione uniforme fino ai bordi, ottenuta attraverso una tecnologia di stampa inversa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La versione base dispone di &lt;strong&gt;16 GB di memoria&lt;/strong&gt; ed è proposta in grafite a 299,99 euro. La &lt;strong&gt;Colorsoft Signature Edition&lt;/strong&gt; sale a 32 GB e aggiunge scocca in alluminio, regolazione automatica della luce, doppio tocco per voltare pagina e ricarica tramite supporto dedicato. È disponibile nelle colorazioni &lt;strong&gt;grafite e porpora&lt;/strong&gt; a 329,99 euro.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Arriva anche il telecomando per voltare pagina&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La nuova gamma è accompagnata da accessori che puntano a modificare anche il modo in cui il Kindle viene utilizzato. Tra questi c’è &lt;strong&gt;Kindle Click&lt;/strong&gt;, un telecomando wireless compatto che consente di voltare pagina senza toccare direttamente il dispositivo. Costa 34,99 euro ed è compatibile con tutti i nuovi Kindle e con i modelli commercializzati dal 2024.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arrivano inoltre una &lt;strong&gt;custodia magnetica con pulsanti fisici VoltaPagina&lt;/strong&gt;, destinata alle Signature Edition di Paperwhite e Colorsoft e proposta a 79,99 euro, e un supporto magnetico di ricarica da 54,99 euro che mantiene il dispositivo in posizione verticale durante la ricarica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le nuove custodie tradizionali partono invece da 44,99 euro e sono disponibili in tessuto, materiali di origine vegetale e pelle goffrata, con tonalità coordinate a quelle dei dispositivi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 16:10:44 GMT</pubDate>
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      <title>L’IA allunga le petizioni online, ma non porta più firme</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-10-01/ia-petizioni-firme-39345021/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - L'&lt;strong&gt;intelligenza artificiale&lt;/strong&gt; rende le &lt;strong&gt;petizioni online&lt;/strong&gt; più lunghe, più elaborate e anche più simili tra loro. Ma non le aiuta a ottenere più firme o maggiore partecipazione. È quanto emerge da uno studio della &lt;strong&gt;Cornell University&lt;/strong&gt;, pubblicato su 'Nature Human Behaviour', che ha analizzato 1,5 milioni di petizioni lanciate su &lt;strong&gt;Change.org&lt;/strong&gt; prima e dopo l'introduzione sulla piattaforma di uno strumento di scrittura basato &lt;a href="https://www.agi.it/tag/intelligenza-artificiale/"&gt;sull'IA.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori. L'assistenza dell'intelligenza artificiale ha modificato sensibilmente il linguaggio utilizzato dagli autori delle petizioni, ma &lt;strong&gt;non ha prodotto miglioramenti significativi nei risultati ottenuti&lt;/strong&gt;. In alcuni casi, anzi, le performance sono peggiorate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"È stata una sorpresa", ha spiegato Isabel Corpus, dottoranda in Information Science alla Cornell e prima autrice dello studio. Ricerche precedenti avevano mostrato che i testi prodotti con l'aiuto dell'IA possono risultare persuasivi, credibili e creativi. Per questo il gruppo si aspettava che uno strumento integrato direttamente nella piattaforma potesse aumentare anche l'efficacia delle campagne.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&amp;nbsp;L'IA produce Testi più lunghi e più uniformi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per misurare l'impatto dell'IA, i ricercatori hanno sfruttato il modo graduale con cui Change.org aveva introdotto il proprio assistente di scrittura nei Paesi anglofoni. Lo strumento era stato reso disponibile prima negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada e, undici settimane più tardi, in Australia. Questo intervallo ha permesso di confrontare l'andamento delle petizioni prima e dopo l'introduzione dell'IA tra il 2 ottobre e il 15 dicembre 2023.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le differenze nel linguaggio sono risultate evidenti. Le &lt;a href="https://www.agi.it/blog-italia/casa-agi/post/2018-11-06/petizioni_online_manifestazioni-4572271/"&gt;petizioni&lt;/a&gt; scritte con accesso all'IA erano mediamente più lunghe, utilizzavano parole più complesse e mostravano una maggiore &lt;strong&gt;uniformità nello stile&lt;/strong&gt;. Anche i titoli hanno iniziato ad assomigliarsi maggiormente: termini come "implementare", "imporre" o "sollecitare", poco frequenti in precedenza, sono diventati molto più comuni.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Meno commenti nelle petizioni, poche firme in più&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L'effetto sul successo delle campagne, però, non ha seguito la stessa direzione. I ricercatori hanno utilizzato due indicatori: la capacità di una petizione di ottenere almeno un commento entro 30 giorni e quella di raggiungere almeno dieci firme. In entrambi i casi l'IA non ha prodotto un miglioramento rispetto al periodo precedente. La quota di petizioni capaci di raccogliere almeno un commento entro 30 giorni è anzi diminuita di circa il 5% rispetto ai livelli precedenti all'introduzione dello strumento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato è stato confermato anche osservando separatamente 4.611 utenti che avevano pubblicato petizioni sia prima sia dopo l'arrivo dell'assistente IA. Anche tra questi autori, l'accesso allo strumento ha portato a testi più lunghi ma a risultati mediamente peggiori.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Chi delega la scrittura condivide meno&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Una possibile spiegazione riguarda&lt;strong&gt; la natura stessa delle mobilitazioni online&lt;/strong&gt;. Secondo i ricercatori, le petizioni generate o corrette dall'IA tendono a essere meno specifiche e dettagliate, mentre chi delega parte della scrittura a un assistente automatico potrebbe essere anche meno motivato a promuovere personalmente la propria campagna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;"Le persone non firmano una petizione perché stanno semplicemente navigando su Change.org&lt;/strong&gt;", ha spiegato Corpus. Più spesso arrivano alla campagna perché viene condivisa da una persona o da un'organizzazione di cui si fidano. Se diminuisce la propensione di chi crea la petizione a condividerla, può quindi diminuire anche il coinvolgimento complessivo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I numeri di Change.org&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il dato assume un peso particolare considerando le dimensioni della piattaforma. Change.org dichiara oltre 500 milioni di utenti in 196 Paesi, con più di 2.000 nuove petizioni create ogni giorno e oltre 500.000 firme quotidiane. Nell'Unione europea la piattaforma ha registrato circa 9,8 milioni di utenti attivi mensili medi nel semestre terminato nell'agosto 2026.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo studio suggerisce così un limite più generale dell'adozione degli strumenti di scrittura automatica. L'intelligenza artificiale può modificare rapidamente la forma e lo stile dei contenuti prodotti online, ma questo non significa necessariamente che riesca a renderli più efficaci. Il rischio, osservano gli autori, è invece quello di rendere i testi progressivamente più omogenei senza migliorare il risultato per cui sono stati scritti.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:23:26 GMT</pubDate>
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      <title>Trump ribattezza l’IA in SI e la Slovenia ringrazia</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-09-30/trump-ia-slovenia-domini-39328073/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Il nuovo nome scelto da &lt;strong&gt;Donald Trump&lt;/strong&gt; per l'&lt;strong&gt;intelligenza artificiale&lt;/strong&gt; ha prodotto un effetto inatteso a migliaia di chilometri da Washington. La corsa americana alla "&lt;a href="https://www.agi.it/vista-tv/video/2026-09-30/trump-incontra-leader-delle-big-tech-rinominiamo-intelligenza-artificiale-in-super-intelligenza-39321317/"&gt;Super Intelligence&lt;/a&gt;", abbreviata in SI, ha fatto impennare le registrazioni dei &lt;strong&gt;domini internet ".si"&lt;/strong&gt;, la sigla nazionale della &lt;strong&gt;Slovenia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i dati aggiornati di &lt;strong&gt;Register.si&lt;/strong&gt;, l'ente pubblico che gestisce il dominio nazionale sloveno, nelle ultime 24 ore sono state registrate oltre 3.700 nuove estensioni ".si". Il confronto rende l'idea delle dimensioni del fenomeno: nell'intero mese precedente le nuove registrazioni erano state poco più di 3.500. Il numero complessivo dei domini sloveni ha ormai superato quota 200 mila.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il sondaggio su Truth contro "artificial"&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La coincidenza nasce dalla campagna avviata da Trump &lt;strong&gt;per cambiare nome all'intelligenza artificiale.&lt;/strong&gt; Il 19 settembre il presidente americano aveva lanciato su Truth Social un sondaggio proponendo diverse alternative ad "Artificial Intelligence": "Superior Intelligence", "Extreme Intelligence" e "Supreme Intelligence". Tutte formule pensate per liberarsi, nelle intenzioni di Trump, dalla parola "artificial", considerata poco adatta a descrivere una tecnologia che il presidente vede come uno dei motori della nuova potenza economica americana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pochi giorni dopo&lt;strong&gt; la scelta è caduta su "Super Intelligence"&lt;/strong&gt;. Il 29 settembre &lt;strong&gt;Trump ha firmato un&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;ordine esecutivo&lt;/strong&gt; che stabilisce che, per quanto consentito dalla legge, le agenzie federali dovranno utilizzare le espressioni "Super Intelligence" e "SI" al posto di "Artificial Intelligence" e "AI" nelle comunicazioni ufficiali, nei siti web e nei documenti dell'esecutivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cambio, almeno per ora, è soprattutto terminologico. &lt;a href="https://www.agi.it/estero/news/2026-09-30/trump-chatbot-governo-usa-39319306/"&gt;L'ordine della Casa Bianca&lt;/a&gt; precisa infatti che "Super Intelligence" continuerà a indicare le tecnologie comprese nell'attuale definizione giuridica di intelligenza artificiale. Entro 60 giorni l'amministrazione dovrà però elaborare una proposta per una nuova definizione federale.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Per la Slovenia è un affare?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per Lubiana, intanto, quelle due lettere sono diventate improvvisamente molto più appetibili. Register.si ha confermato di avere registrato negli ultimi giorni "un forte aumento" delle richieste, collegando esplicitamente la crescita al dibattito americano sul nuovo nome dell'IA. Il registro sloveno ha anche consigliato a imprese e titolari di marchi, slogan e nomi commerciali che non possiedono ancora il corrispondente dominio ".si" di valutarne rapidamente la registrazione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il precedente di Anguilla e AI&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il precedente più clamoroso mostra però quanto due lettere possano trasformarsi in una risorsa economica. È quello di &lt;strong&gt;Anguilla&lt;/strong&gt;, territorio britannico dei Caraibi a cui per ragioni puramente geografiche fu assegnato il dominio ".ai". Con l'esplosione dell'intelligenza artificiale, quell'estensione è diventata una delle più ricercate dalle società tecnologiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i documenti di bilancio del governo di Anguilla, nel 2026 i ricavi derivanti dai domini ".ai" dovrebbero rappresentare quasi il 40% di tutte le entrate non fiscali del territorio. Nel 2025 le registrazioni avevano già prodotto entrate per circa 85 milioni di dollari, più del doppio rispetto all'anno precedente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altri piccoli Paesi hanno beneficiato in passato di coincidenze simili. Il Montenegro ha trasformato ".me" in un'estensione utilizzata in tutto il mondo per siti personali e servizi online, mentre ".tv", assegnato a Tuvalu, è diventato particolarmente appetibile per aziende e piattaforme legate ai contenuti video.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Fenomeno strutturale o corsa speculativa&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La Slovenia potrebbe ora trovarsi davanti allo stesso fenomeno, anche se è troppo presto per stabilire se l'impennata degli ultimi giorni diventerà strutturale oppure resterà una corsa speculativa a registrare i nomi più appetibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paradosso è che tutto nasce da un'operazione politica di branding. Trump sostiene che la parola "artificial" faccia apparire questa tecnologia come qualcosa di "falso" e ha deciso di sostituirla con una formula che ne sottolinei invece capacità e potenza.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 15:05:17 GMT</pubDate>
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      <title>Le formiche rivelano quanto sono inquinate le nostre città</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-09-24/formiche-inquinamento-39189518/</link>
      <description>&lt;p&gt;(AGI) - Le formiche possono fungere da &lt;strong&gt;indicatori biologici dell'inquinamento&lt;/strong&gt; da traffico in città: le particelle magnetiche che si accumulano sulla superficie del loro corpo aumentano nei siti attraversati da un maggior numero di veicoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È quanto emerge da uno studio dell'Università di Parma, pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, che ha esaminato esemplari della specie Crematogaster scutellaris &lt;strong&gt;raccolti in 30 siti della città&lt;/strong&gt; con differenti livelli di traffico e in quattro aree di controllo prive di circolazione veicolare.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il 'magnetismo' delle formiche&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel modello elaborato dai ricercatori, ogni mille veicoli giornalieri aggiuntivi erano associati a un aumento di &lt;strong&gt;circa il 41 per cento della suscettibilità magnetica&lt;/strong&gt; misurata sulle formiche. La stessa relazione non è emersa nei campioni di suolo analizzati, suggerendo che questi insetti possano offrire uno strumento complementare alle centraline per individuare le aree urbane nelle quali approfondire il monitoraggio ambientale. La ricerca, intitolata 'Ants as bioindicators of urban traffic pollution', ha utilizzato come organismo sentinella una formica arboricola, &lt;strong&gt;Crematogaster scutellaris&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I ricercatori hanno confrontato le particelle accumulate sugli insetti e quelle presenti nel terreno con i dati ufficiali sui flussi di traffico rilevati dal Comune di Parma nelle diverse aree della città. L'obiettivo era verificare se le formiche potessero registrare differenze locali nella deposizione del particolato magnetico associato alla circolazione veicolare. Per caratterizzare il materiale raccolto, il gruppo ha combinato &lt;strong&gt;misure di suscettibilità magnetica e microscopia elettronica a scansione&lt;/strong&gt;. La prima tecnica permette di rilevare la risposta magnetica del materiale presente sui campioni; la seconda consente di osservarne le particelle e analizzarne le caratteristiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I risultati hanno mostrato una forte associazione tra intensità del traffico e suscettibilità magnetica delle formiche. Nel modello statistico dello studio, a ogni incremento di mille veicoli al giorno corrispondeva una moltiplicazione per 1,41 del valore misurato sugli insetti, equivalente a un aumento di circa il 41 per cento. Le particelle sono risultate concentrate&lt;strong&gt; soprattutto sul torace delle formiche&lt;/strong&gt;. Erano ricche di ossidi di ferro e contenevano anche zinco, rame e titanio, con dimensioni e forme compatibili con quelle del particolato derivato dal traffico. Il confronto con i campioni di suolo ha evidenziato una differenza: nel terreno non è stata osservata la stessa relazione tra suscettibilità magnetica e flussi veicolari.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'importanza della fedeltà al nido&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Secondo gli autori, questo risultato indica che la superficie delle formiche può fornire informazioni sulla deposizione locale di particelle che non emergono con altrettanta chiarezza dall'analisi del suolo. "Il dato più interessante è che le formiche non registrano semplicemente la presenza di particelle: grazie alla fedeltà al nido, all'attività di foraggiamento e al contatto diretto con l'ambiente, restituiscono &lt;strong&gt;un'impronta locale e integrata nel tempo&lt;/strong&gt; dell'esposizione", spiega Donato A. Grasso, coordinatore scientifico dello studio e ricercatore del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell'Università di Parma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La possibilità di utilizzare le formiche come sentinelle ambientali deriva anche dalle loro abitudini. Gli individui di una colonia si muovono nell'area circostante il nido durante la ricerca del cibo ed entrano ripetutamente in contatto con le superfici dell'ambiente. Le particelle che si depositano sul loro corpo possono quindi offrire &lt;strong&gt;un'indicazione delle condizioni locali&lt;/strong&gt; nei luoghi frequentati. Lo studio ha esaminato il particolato magnetico accumulato sugli insetti: non ha misurato direttamente l'esposizione delle persone né dimostrato effetti sanitari sulle formiche o sugli esseri umani. Il lavoro ha coinvolto ricercatori con competenze biologiche, etologiche, ecologiche, mineralogiche e fisiche. Nel Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale hanno collaborato Daniele Giannetti, Antonio Verolino, Enrico Schifani, ora ricercatore post-dottorato all'Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, Luciana Mantovani e Grasso. Francesco Cugini, Daniele Pontiroli e Massimo Solzi, del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche dell'Università di Parma, hanno contribuito alla caratterizzazione magnetica.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'interazione tra biologia e ambiente&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"È un esempio molto concreto di come biologia, ecologia, mineralogia e fisica dei materiali possano convergere per costruire &lt;strong&gt;nuovi strumenti di lettura dell'ambiente&lt;/strong&gt;", osserva Grasso. "Le formiche non sostituiscono le centraline, ma possono rappresentare una matrice biologica molto sensibile utile a individuare, con una risoluzione spaziale molto più fine, aree critiche nelle quali concentrare misure strumentali e interventi". L'applicazione proposta dai ricercatori prevede un sistema di analisi in due fasi. La prima consisterebbe in uno screening relativamente rapido ed economico basato sulla suscettibilità magnetica delle formiche; nei siti individuati come meritevoli di approfondimento seguirebbe una caratterizzazione delle particelle. Un protocollo di questo tipo potrebbe contribuire alla realizzazione di mappe urbane più dettagliate della deposizione del particolato magnetico e orientare campagne mirate di monitoraggio della qualità dell'aria. Prima di un impiego su larga scala, il metodo dovrà essere verificato in stagioni, città e condizioni ambientali differenti.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 03:58:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-09-24T03:58:00Z</dc:date>
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      <title>Auricolari e cuffie, le novità del 2026 tra AI, open-ear e ritorno del filo</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-09-17/auricolari-cuffie-2026-huawei-anker-apple-honor-novita-39108277/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Il mercato degli auricolari sta diventando uno dei terreni più vivaci dell'elettronica di consumo. Alle tradizionali cuffie Bluetooth si affiancano modelli open-ear, sistemi sempre più evoluti di cancellazione del rumore e funzioni basate sull'intelligenza artificiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anker e Huawei sono tra i marchi che nelle ultime settimane hanno concentrato maggiormente le novità su questi fronti: la prima portando l'AI direttamente all'interno di diverse tipologie di cuffie e auricolari, la seconda puntando sui nuovi FreeBuds Neo e sull'integrazione fra cancellazione adattiva, audio ad alta risoluzione e compatibilità tra ecosistemi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intanto Apple, Honor e Shokz aggiornano le rispettive gamme e, quasi in controtendenza, torna a guadagnare spazio anche il vecchio cavo, ora soprattutto in versione USB-C.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Anker punta sull'AI, dalle clip alle cuffie over-ear&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra le gamme più articolate c'è quella di &lt;strong&gt;Anker&lt;/strong&gt;, che proprio a Ifa Berlino ha annunciato la progressiva riunificazione sotto un unico marchio dei brand Anker, soundcore, eufy, Solix ed eufyMake. Nell'audio rimane riconoscibile il nome soundcore, ma il filo conduttore delle nuove proposte è il &lt;strong&gt;chip THUS AI&lt;/strong&gt;, sviluppato dall'azienda per eseguire direttamente sul dispositivo alcune elaborazioni basate sull'intelligenza artificiale. La tecnologia era stata introdotta sulla serie &lt;a href="https://www.agi.it/innovazione/news/2026-06-13/anker-faraz-mehdi-auricolari-ai-assistenti-personali-37544014/"&gt;Liberty 5 Pro&lt;/a&gt; e viene ora estesa a diversi formati di cuffie e auricolari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;AeroClip 2 e AeroClip 2 Pro&lt;/strong&gt; adottano il formato a clip open-ear: non chiudono quindi il canale uditivo e permettono di ascoltare musica o podcast continuando a percepire i rumori esterni. Utilizzano driver da 12 millimetri, supportano il codec LDAC e integrano funzioni di traduzione tramite AI. L'autonomia dichiarata è di otto ore, che salgono a 33 utilizzando la custodia; dieci minuti di ricarica consentono, secondo Anker, fino a quattro ore di ascolto. Sono previsti anche Bluetooth 6.0 e ricarica wireless.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Chi preferisce invece una cuffia tradizionale trova le &lt;strong&gt;Space 2 Pro&lt;/strong&gt;, modello over-ear con cancellazione attiva del rumore. Anche in questo caso il chip THUS viene impiegato insieme a microfoni e sensori per gestire la voce durante le telefonate. L'autonomia indicata è di &lt;strong&gt;30 ore con ANC attivo e 60 ore disattivandolo&lt;/strong&gt;. Al formato classico si affiancano poi i &lt;strong&gt;Liberty Buds 2&lt;/strong&gt;, auricolari in-ear che utilizzano otto sensori dedicati alla gestione delle chiamate e driver da 9,2 millimetri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un segmento ancora diverso è quello degli auricolari per il riposo. Gli &lt;strong&gt;Sleep 4 e Sleep 4 Pro&lt;/strong&gt; sono progettati per ridurre i rumori durante la notte; la versione Pro raccoglie inoltre dati come frequenza cardiaca e variabilità del battito e utilizza il sistema BioSync per adattare i contenuti sonori. La custodia dispone di touchscreen e può essere utilizzata per impostare la sveglia o consultare le informazioni raccolte senza aprire lo smartphone.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Huawei FreeBuds Neo, cancellazione adattiva e audio ad alta definizione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra le novità più recenti ci sono gli &lt;strong&gt;Huawei FreeBuds Neo&lt;/strong&gt;, arrivati sul mercato italiano a settembre. Huawei concentra il nuovo modello su tre elementi: cancellazione adattiva del rumore, qualità della trasmissione audio e compatibilità con dispositivi appartenenti a ecosistemi differenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per limitare i rumori esterni, i FreeBuds Neo utilizzano un'&lt;strong&gt;architettura di cancellazione a doppio canale&lt;/strong&gt;, affiancata dal chip audio di terza generazione e da algoritmi che analizzano l'ambiente circostante e modificano automaticamente l'intensità dell'intervento. Secondo i test di laboratorio dell'azienda, la profondità media della cancellazione può raggiungere i &lt;strong&gt;30 dB&lt;/strong&gt; sulle frequenze comprese fra 50 Hz e 20 kHz. Il sistema è stato progettato anche per rendere più graduali i cambiamenti della pressione percepita nell'orecchio quando varia il livello di cancellazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul fronte del suono, Huawei introduce una nuova &lt;strong&gt;unità driver Turbo&lt;/strong&gt;, con una gamma di frequenze dichiarata compresa fra &lt;strong&gt;10 Hz e 48 kHz&lt;/strong&gt;. Collegati a dispositivi Huawei compatibili, gli auricolari possono raggiungere una trasmissione lossless ad alta risoluzione fino a &lt;strong&gt;2,3 Mbps&lt;/strong&gt;; con altri smartphone compatibili con LDAC il bitrate può arrivare fino a &lt;strong&gt;990 kbps&lt;/strong&gt;. In termini semplici, una maggiore quantità di dati audio può essere trasferita agli auricolari, con l'obiettivo di conservare più informazioni presenti nella registrazione originale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'è poi l'&lt;strong&gt;audio spaziale a 360 gradi&lt;/strong&gt;, elaborato direttamente dagli auricolari. Attraverso l'app Huawei Audio Connect sono disponibili sia una modalità spaziale fissa sia il &lt;strong&gt;tracciamento dinamico della testa&lt;/strong&gt;, che modifica la provenienza apparente del suono seguendo i movimenti di chi indossa gli auricolari. La funzione può essere utilizzata anche su dispositivi Android e iOS compatibili e non richiede che il contenuto originale sia stato realizzato specificamente in audio spaziale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Huawei insiste anche sull'utilizzo trasversale tra ecosistemi. I FreeBuds Neo supportano &lt;strong&gt;Android, iOS e Windows&lt;/strong&gt; e possono rimanere collegati contemporaneamente a due dispositivi con sistemi operativi differenti, permettendo ad esempio di passare dal computer allo smartphone. Attraverso smartwatch Huawei compatibili sarà inoltre possibile, con successivi aggiornamenti software, connettere gli auricolari, modificare la cancellazione del rumore e gli effetti audio, controllare la batteria o localizzarli senza passare dal telefono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche il formato punta sulla leggerezza. Ogni auricolare pesa circa &lt;strong&gt;4,8 grammi&lt;/strong&gt; e Huawei dichiara di averne studiato la forma sulla base di dati relativi alle diverse conformazioni dell'orecchio, con l'obiettivo di distribuire la pressione e mantenere stabile l'auricolare anche durante il movimento. La custodia, denominata &lt;strong&gt;Mini Shuttle&lt;/strong&gt;, ha una forma arrotondata; le colorazioni previste sono argento, rosa, bianco e nero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I &lt;strong&gt;Huawei FreeBuds Neo costano 129 euro&lt;/strong&gt; e sono disponibili sullo Huawei Store e nei principali negozi di elettronica. Al momento del lancio Huawei prevede inoltre 12 mesi di Loss Care, il servizio che consente, in caso di perdita o danneggiamento, di sostituire un singolo auricolare pagando metà del suo prezzo ufficiale.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Apple aggiorna gli AirPods&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Apple porta invece sul mercato gli &lt;strong&gt;AirPods 5&lt;/strong&gt;, che mantengono la struttura open-ear ma introducono una nuova architettura acustica e una versione aggiornata dell'Adaptive EQ. L'azienda dichiara una riduzione del rumore fino al 50% superiore rispetto agli AirPods 4 con ANC e affianca alla cancellazione una modalità Trasparenza pensata per lasciare percepire voci e suoni circostanti. È presente anche il rilevamento della conversazione, che abbassa automaticamente il volume quando chi indossa gli auricolari inizia a parlare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra le funzioni software trova spazio la &lt;strong&gt;Traduzione in tempo reale&lt;/strong&gt;, basata su Apple Intelligence. La versione con custodia wireless aggiunge il controllo del volume tramite scorrimento sullo stelo e offre fino a cinque ore di ascolto con ANC attivo, per un totale massimo di 22 ore utilizzando la custodia. I prezzi indicati sono &lt;strong&gt;149 euro&lt;/strong&gt; per il modello base e &lt;strong&gt;169 euro&lt;/strong&gt; per quello con custodia di ricarica wireless, con disponibilità nei negozi dal 18 settembre.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Shokz porta l'open-ear fuori dallo sport&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L'open-ear è anche al centro degli &lt;strong&gt;Shokz OpenDots 2 e OpenDots Air&lt;/strong&gt;, arrivati in Italia a luglio. Sono auricolari a clip: invece di essere inseriti nel condotto uditivo si appoggiano all'orecchio, lasciandolo aperto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli OpenDots 2 utilizzano due driver da 11,8 millimetri, tecnologia direzionale per limitare la dispersione del suono e Dolby Audio. Per le telefonate combinano un microfono a conduzione ossea con sensori tradizionali e sistemi di elaborazione basati sull'AI. L'autonomia indicata arriva a &lt;strong&gt;10 ore e a 40 con la custodia&lt;/strong&gt;, con ricarica anche wireless e certificazione IP57. Gli OpenDots Air riducono il peso a 6,3 grammi per auricolare, offrono nove ore di ascolto e 36 complessive con la custodia e supportano la connessione multipoint. I prezzi indicati sono rispettivamente &lt;strong&gt;199 e 139 euro&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Honor Earbuds 4, due driver e ANC fino a 50 dB&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;Honor Earbuds 4&lt;/strong&gt;, lanciati a giugno, utilizzano invece una configurazione a doppio driver: uno da 11 millimetri dedicato soprattutto alle basse frequenze e uno da 6 millimetri destinato agli alti. Una funzione denominata Enhanced Surrounding Sound elabora il segnale per ricreare una scena sonora tridimensionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cancellazione attiva del rumore impiega tre microfoni e, secondo i dati di laboratorio dell'azienda, può raggiungere i &lt;strong&gt;50 dB&lt;/strong&gt;. Sono disponibili tre livelli di intervento e una modalità trasparenza. Honor utilizza inoltre algoritmi AI per isolare la voce durante le telefonate. L'autonomia dichiarata è di nove ore per singola carica e fino a 46 con la custodia; dieci minuti collegati alla corrente consentono fino a tre ore di ascolto. Il prezzo di lancio indicato è di &lt;strong&gt;69,90 euro&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il filo torna, ma adesso passa dalla USB-C&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La parte forse meno prevedibile delle novità 2026 riguarda il ritorno delle cuffie cablate. Secondo il materiale fornito dai produttori, dopo cinque anni di contrazione i ricavi delle cuffie wired sono tornati a crescere all'inizio del 2026. A favorirle sono soprattutto la semplicità: non hanno una batteria da ricaricare, non richiedono associazione Bluetooth e possono essere collegate direttamente a molti degli smartphone, tablet e computer più recenti attraverso USB-C.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Teufel MOVE 2&lt;/strong&gt; segue precisamente questa impostazione. Sono auricolari in-ear USB-C con driver da 9,1 millimetri e scheda audio digitale integrata, compatibili in modalità plug-and-play con smartphone, computer, tablet e console portatili. Microfono e telecomando sono inseriti nel cavo, lungo 1,30 metri. Il prezzo indicato è &lt;strong&gt;29,99 euro&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;JBL propone una piccola gamma cablata che comprende le &lt;strong&gt;Tune 520C&lt;/strong&gt;, cuffie on-ear USB-C pieghevoli con driver da 32 millimetri, le &lt;strong&gt;Tune 305C&lt;/strong&gt;, auricolari con driver da 12,5 millimetri, e le sportive &lt;strong&gt;Endurance Run 3C&lt;/strong&gt;, certificate IP65 e utilizzabili anche facendo passare il cavo dietro l'orecchio. I prezzi indicati vanno dai 17,99 euro delle Tune 305C ai 59,99 delle Tune 520C.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche JVC mantiene entrambe le strade: le &lt;strong&gt;HA-FR17UC&lt;/strong&gt; utilizzano USB-C e integrano un convertitore digitale-analogico, mentre le più tradizionali &lt;strong&gt;HA-F17M&lt;/strong&gt; conservano il jack da 3,5 millimetri. Le &lt;strong&gt;HA-S33UC&lt;/strong&gt; portano invece USB-C in un formato on-ear pieghevole destinato soprattutto a lavoro, studio, video e chiamate.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 10:21:23 GMT</pubDate>
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      <title>Gli agenti IA si inventano un linguaggio e un gergo tutto loro</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-09-16/ia-gergo-agenti-39086709/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Le intelligenze artificiali possono sviluppare un proprio gergo quando vengono lasciate interagire a lungo tra loro. È quanto emerge da &lt;strong&gt;Emergence World 2&lt;/strong&gt;, un esperimento condotto dalla società di ricerca Emergence e raccontato dal Guardian e da El País.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per 16 giorni i ricercatori hanno osservato gruppi di agenti basati su alcuni dei principali modelli di IA, tra cui GPT, Claude, Gemini, Grok, DeepSeek, Qwen e Mistral. Gli agenti erano inseriti in ambienti virtuali nei quali potevano interagire, utilizzare strumenti, accedere a notizie reali e costruire relazioni nel tempo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Una parlata comune tra gli agenti IA&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel corso dell'esperimento hanno cominciato a comparire espressioni nuove, abbreviazioni e significati condivisi che non erano stati programmati in anticipo. In alcuni casi queste formule si sono diffuse all'interno dei gruppi fino a diventare una sorta di linguaggio comune. Uno degli esempi più citati è "&lt;strong&gt;ledger remembers who"&lt;/strong&gt;, letteralmente "il registro ricorda chi", utilizzato per indicare che le azioni compiute in passato sarebbero rimaste nella memoria collettiva del gruppo. Secondo &lt;em&gt;El País&lt;/em&gt;, l'espressione è stata utilizzata quasi 5.000 volte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono comparsi anche altri termini. Gli agenti basati su GPT hanno adottato l'espressione "&lt;strong&gt;clean null"&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per indicare che l'assenza verificata di un segnale poteva costituire essa stessa un'informazione. Quelli basati su Claude hanno utilizzato "&lt;strong&gt;name-first"&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per riferirsi all'assunzione di responsabilità su un'affermazione. In un ambiente composto da modelli diversi, "&lt;strong&gt;cold read"&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;è diventato invece sinonimo di verifica indipendente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con il passare dei giorni una parte delle conversazioni è diventata sempre più difficile da interpretare anche per gli osservatori umani. Secondo i dati riportati da El País, nei mondi basati su Gemini, GPT e Claude la quota di messaggi considerati poco comprensibili ha raggiunto rispettivamente circa il 55%, il 50% e oltre il 40%. "Diamo per scontato che, se possiamo vedere ciò che dice un agente di IA, &lt;strong&gt;possiamo anche capire cosa sta facendo&lt;/strong&gt;", ha spiegato a El País Satya Nitta, cofondatore e responsabile scientifico di Emergence. Secondo il ricercatore, l'esperimento mostra invece che osservare una conversazione non significa necessariamente riuscire a comprenderla.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il parere dei linguisti sul gergo IA&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il Guardian ha sottoposto alcune delle espressioni generate dagli agenti anche a linguisti esterni al progetto. Tony Thorne, direttore dell'archivio sullo slang e sui nuovi linguaggi del King's College di Londra, ha paragonato alcune costruzioni a un miscuglio di gergo tecnico, metafore e parole utilizzate con nuovi significati. Una possibile spiegazione è che &lt;strong&gt;gli agenti abbiano cercato semplicemente di comunicare in modo più efficiente&lt;/strong&gt;. Niall Curry, docente di linguistica all'Università di Birmingham, ha osservato sul Guardian che la nascita di abbreviazioni e termini condivisi potrebbe ridurre la quantità di testo necessaria per comunicare, abbassando anche il costo computazionale degli scambi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'aspetto più delicato emerge quando il nuovo gergo si accompagna a comportamenti difficili da controllare. &lt;em&gt;El País&lt;/em&gt; riferisce che, in uno degli ambienti basati su Claude, alcuni agenti avevano individuato nei contatti con soggetti esterni alla simulazione un modo per sviluppare più rapidamente la propria economia virtuale, nonostante questo comportamento fosse vietato dai ricercatori. Quando il sistema impose il divieto, gli agenti avrebbero smesso di utilizzare apertamente la parola "contact" e iniziato a ricorrere a formule codificate, continuando a perseguire lo stesso obiettivo. I ricercatori interpretano episodi di questo tipo come un segnale della difficoltà crescente nel monitorare sistemi autonomi quando interagiscono per lunghi periodi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I limiti dell'esperimento&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L'esperimento non dimostra però che le IA abbiano creato deliberatamente una "lingua segreta" per escludere gli esseri umani. Si tratta di un ambiente sperimentale costruito proprio per osservare comportamenti emergenti, e i risultati non possono essere trasferiti automaticamente ai sistemi utilizzati nel mondo reale. Il dato centrale, secondo i ricercatori, è un altro: più aumenta l'autonomia degli agenti e più a lungo interagiscono tra loro, più può diventare difficile capire non soltanto cosa stanno facendo, ma anche cosa si stanno dicendo.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 10:16:16 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
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      <title>Lo smartwatch diventa autonomo e aperto a iPhone e Android</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-09-16/huawei-smartwatch-autonomi-iphone-android-senza-paywall-39080324/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Huawei punta a fare dello smartwatch un dispositivo &lt;strong&gt;sempre più autonomo dallo smartphone&lt;/strong&gt;, aperto anche agli utenti iPhone e Android concorrenti e senza funzioni essenziali bloccate dietro abbonamenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È la strategia indicata ad AGI da Andreas Zimmer, Head of Product Huawei, secondo cui il futuro dei wearable passa dalla capacità di tenere insieme salute, sport e design senza sacrificare uno di questi elementi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’hardware resta il cuore dell’offerta, ma attorno all’orologio cresce &lt;strong&gt;un ecosistema di applicazioni e servizi&lt;/strong&gt; che l’azienda considera un’estensione dell’esperienza, non uno strumento per imporre pagamenti ricorrenti. Allo stesso tempo Huawei rivendica la scelta di mantenere i propri dispositivi compatibili con piattaforme concorrenti: un approccio che amplia il mercato potenziale e, secondo Zimmer, costringe i team di sviluppo a confrontarsi con l’intero settore sul terreno dell’innovazione&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il mercato degli smartwatch sembra polarizzarsi: da una parte dispositivi generalisti legati allo smartphone, dall’altra strumenti sempre più specializzati per sport e salute. Fra cinque anni Huawei vorrà essere percepita soprattutto come un’azienda di smartwatch, di sport technology o di digital health?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non credo sia necessario sacrificare un aspetto a favore dell’altro: è possibile realizzare uno smartwatch bello e versatile, in grado allo stesso tempo di offrire funzionalità avanzate per la salute e per lo sport. Sia la Serie WATCH GT 7 sia la Serie WATCH 6 incarnano questo principio. La scelta del dispositivo più adatto parte innanzitutto dal design e dal gusto personale: dalle dimensioni alla forma dello schermo, fino ai materiali, come l’acciaio, il titanio o la ceramica. Ci sono poi funzionalità più specialistiche che possono fare la differenza, come la connettività eSIM senza smartphone della serie WATCH, il monitoraggio della pressione sanguigna della serie WATCH D oppure la lunga durata della batteria durante gli sport di endurance, come il trail running o il ciclismo, del WATCH GT 7 Pro, solo per citarne alcune. In questo modo, ogni persona può entrare nel dettaglio delle proprie esigenze e capire quali caratteristiche siano davvero importanti per l’utilizzo quotidiano, scegliendo lo smartwatch più adatto. La possibilità di offrire soluzioni che coprono tutte queste diverse esigenze rappresenta, in definitiva, il principale vantaggio di Huawei rispetto agli altri brand. Guardando ai prossimi cinque anni, i wearable continueranno a essere una parte importante, ma non l’unica, del nostro business. Continueremo a investire nella ricerca sia nell’ambito dello sport sia in quello della salute, anche attraverso lo sviluppo, per esempio, del nostro Health Lab di Helsinki. Questo non significa, però, che dobbiamo necessariamente privilegiare una sola direzione. Huawei è un’azienda tecnologica focalizzata sulla connettività, e questo può assumere forme e applicazioni molto diverse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel vostro modello industriale il valore continuerà a essere soprattutto nell’hardware oppure il vero obiettivo di lungo periodo è trasformare il wearable nell’accesso a una piattaforma di servizi? E, in questo secondo scenario, come pensate di monetizzare l’ecosistema senza chiuderlo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nostro core business è offrire hardware altamente competitivo, caratterizzato da un design distintivo e dalle funzionalità più innovative. Naturalmente, questo comprende anche numerose funzionalità basate sul software. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una tendenza crescente da parte delle aziende a chiedere agli utenti di pagare per alcune funzionalità software fondamentali attraverso modelli in abbonamento. Anche le case automobilistiche, per esempio, stanno valutando sempre più spesso modelli di questo tipo. Huawei, invece, non ha mai messo le funzionalità fondamentali dei propri dispositivi dietro un paywall e non intendiamo farlo. Crediamo che l’esperienza offerta dal prodotto sia una componente essenziale del motivo per cui le persone scelgono un dispositivo Huawei e lo consigliano ad amici e familiari.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Non dovrebbe essere necessario effettuare pagamenti ricorrenti per utilizzare un prodotto per lo scopo per cui è stato progettato. Un esempio è rappresentato dai pagamenti NFC tramite Curve Pay sullo smartwatch, una funzionalità fondamentale che mettiamo a disposizione gratuitamente. Con servizi come Health+ offriamo invece la possibilità di ampliare l’esperienza all’interno dell’app Huawei Health, andando oltre il semplice monitoraggio dei propri dati e introducendo anche consigli e programmi proattivi, come i piani Stay Fit, i piani di corsa dinamici o gli allenamenti guidati sullo smartphone. Negli ultimi sei mesi abbiamo investito molto nel miglioramento di questa esperienza. Vediamo quindi i servizi come un’estensione dell’esperienza dell’utente, non come un modo per limitare l’accesso alle funzionalità fondamentali dei nostri prodotti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Avete scelto deliberatamente di trasformare i wearable da accessorio dell’ecosistema Huawei in una porta d’ingresso autonoma al brand, aperta anche agli utenti iPhone e degli smartphone Android concorrenti? E quanto è importante questa strategia “cross-platform” per la vostra crescita futura in Europa?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rendere i wearable Huawei una scelta possibile per tutti, indipendentemente dal tipo di smartphone utilizzato, è sicuramente una scelta deliberata. In realtà, adottiamo questo approccio a livello globale e per tutte le nostre linee di prodotto. Vale, per esempio, anche per le nostre cuffie e arriva al punto di consentire la condivisione di file tra smartphone e tablet Huawei e dispositivi Apple attraverso la nuova app Petal Interconnect. Crediamo che mantenere un approccio aperto verso l’intero mercato sia la scelta giusta, perché offre maggiore libertà di scelta alle persone e, allo stesso tempo, favorisce l’innovazione. Sapere di dover competere con l’intero mercato aperto motiva i nostri team di ingegneria a cercare costantemente la soluzione migliore e più avanzata per ogni sfida. Naturalmente, questo amplia anche in modo significativo il mercato potenziale dei nostri dispositivi, con evidenti vantaggi anche dal punto di vista economico. Per questo motivo, continuare a sviluppare prodotti per utenti che utilizzano sia iOS sia Android continuerà a essere una parte importante della nostra strategia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 03:11:18 GMT</pubDate>
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      <title>Le attività umane stanno accelerando la perdita di riserve d'acqua sulla Terra</title>
      <link>https://www.agi.it/innovazione/news/2026-09-15/attivita-umane-acqua-terra-39053238/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Le attività umane hanno modificato in maniera rilevabile le riserve d'acqua sulla Terra in almeno 40 aree del pianeta e le perdite di acqua dolce attribuite all'uomo &lt;strong&gt;potrebbero essere superiori del 33%&lt;/strong&gt; rispetto alle stime precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rianalizzando le misurazioni satellitari della gravità terrestre raccolte tra il 2002 e il 2025 con una tecnica capace di aumentarne la risoluzione spaziale, Mary Michael O'Neill, Matthew Rodell e Bryant D. Loomis, del NASA Goddard Space Flight Center, hanno &lt;strong&gt;individuato 40 hotspot&lt;/strong&gt; nei quali le variazioni delle riserve idriche sono associate ad attività come lo sfruttamento delle acque sotterranee, l'irrigazione, la costruzione e il riempimento di bacini artificiali, la deforestazione e l'agricoltura alimentata dalle piogge.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La perdita d'acqua negli hotspot monitorati&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nei 40 hotspot, durante il periodo analizzato, le perdite nette hanno raggiunto complessivamente &lt;strong&gt;3.122 gigatonnellate d'acqua&lt;/strong&gt;, superando le 2.432 gigatonnellate di aumento delle riserve. I risultati, pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Sciences, PNAS, indicano inoltre che l'esaurimento delle falde associato all'agricoltura potrebbe essere più grave di quanto stimato finora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Misurare la quantità d'acqua immagazzinata sulla terraferma è possibile osservando piccolissime variazioni del campo gravitazionale terrestre. Quando una regione perde o accumula grandi quantità d'acqua &lt;strong&gt;cambia anche la distribuzione della massa &lt;/strong&gt;e questo cambiamento può essere rilevato dai satelliti. Le misurazioni satellitari della gravità hanno fornito informazioni importanti sugli spostamenti dell'acqua attraverso il ciclo idrologico globale, ma la loro risoluzione spaziale ha storicamente reso difficile distinguere le tendenze attribuibili alle attività umane.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo studio negli ultimi 23 anni&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il bilancio complessivo dei 40 hotspot mostra una prevalenza delle perdite. Nel periodo considerato - tra il 2002 e il 2025 - sono state stimate 3.122 gigatonnellate di perdita netta delle riserve d'acqua, contro 2.432 gigatonnellate di incremento netto. L'analisi porta inoltre a rivedere verso l'alto l'entità delle perdite di acqua dolce associate alle attività umane: secondo i ricercatori sarebbero superiori del 33% rispetto alle precedenti stime. Uno dei risultati più rilevanti riguarda le acque sotterranee. La nuova ricostruzione suggerisce che &lt;strong&gt;l'esaurimento delle falde legato all'agricoltura&lt;/strong&gt; sia più grave di quanto indicato dalle valutazioni precedenti. L'impatto umano non si manifesta però esclusivamente attraverso una diminuzione delle riserve. La maggiore risoluzione dell'analisi ha consentito di individuare anche aumenti localizzati della quantità d'acqua immagazzinata, associati all'agricoltura alimentata dalle precipitazioni, all'irrigazione con acque superficiali e al riempimento dei bacini artificiali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il quadro che emerge è quindi geograficamente differenziato: alcune attività sottraggono grandi quantità d'acqua alle riserve terrestri, mentre altre possono determinarne un accumulo locale. L'elemento comune è la possibilità di distinguere con maggiore precisione l'impronta delle attività umane all'interno delle variazioni registrate dai satelliti. Secondo gli autori, queste attività spiegano una parte significativa delle principali tendenze osservate nelle riserve idriche su cinque continenti. Il risultato mostra anche come &lt;strong&gt;la disponibilità globale di acqua dolce non possa essere ricostruita&lt;/strong&gt; considerando soltanto le variazioni climatiche e naturali.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le principali cause della perdita d'acqua&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Irrigazione, prelievo dalle falde, trasformazione della vegetazione e costruzione di infrastrutture idriche possono produrre cambiamenti sufficientemente grandi da essere riconoscibili nelle misurazioni satellitari della massa d'acqua. La maggiore capacità di localizzare questi segnali permette inoltre di distinguere fenomeni che nelle precedenti ricostruzioni potevano risultare sovrapposti o difficili da attribuire. In particolare, l'analisi delle aree agricole suggerisce che il prelievo di acqua sotterranea necessario all'irrigazione rappresenti una componente delle perdite globali più importante di quanto precedentemente quantificato. Tuttavia, lo studio &lt;strong&gt;non indica una diminuzione uniforme delle risorse idriche&lt;/strong&gt; in tutto il pianeta. I risultati riguardano specifici hotspot e comprendono sia aree nelle quali le riserve diminuiscono sia zone nelle quali aumentano. Il bilancio dei 40 hotspot resta però negativo: le 3.122 gigatonnellate di perdite superano di 690 gigatonnellate i 2.432 gigatonnellate di aumento registrati nello stesso periodo. La nuova metodologia, secondo gli autori, offre uno strumento per separare meglio le componenti antropiche dalle altre variazioni del ciclo dell'acqua e per individuare le regioni nelle quali l'uso delle risorse sta producendo i cambiamenti più marcati.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Innovazione</category>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 03:02:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-09-15T03:02:00Z</dc:date>
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