Guerra e pace con gli oggetti, ma perché parliamo con loro (e a volte ci litighiamo) 

Secondo gli studiosi è la voglia di lottare contro la solitudine. Gli 'amici' di Facebook funzionano in modo simile: come il pallone del naufrago impersonato da Tom Hanks nella pellicola "Cast Away" 

Guerra e pace con gli oggetti, ma perché parliamo con loro (e a volte ci litighiamo) 
Foto: Archives du 7eme Art / Photo12 
Tom Hanks in “Cast away” 

Oggi parlare con il proprio telefono o con un dispositivo non è più considerata una stranezza. Lo facciamo con Siri, che ci aiuta a cercare indirizzi e numeri nella rubrica telefonica. E c’è Alexa, la ‘donna’ di Amazon che accende il forno e i riscaldamenti al posto nostro, tanto per fare un esempio. Ma la tendenza a parlare con gli oggetti e a umanizzarli è molto più vecchia della nascita degli aiutanti digitali. E in alcuni casi è collegata a un senso di solitudine.

Abbiamo tutti il nostro Wilson

Secondo un articolo pubblicato da 'The Atlantic', “spesso umanizziamo gli oggetti perché ci sentiamo soli”. Lo dimostrano alcuni esperimenti secondo cui “quando le persone si sentono isolate sono più propense a attribuire caratteristiche e sentimenti umani alle cose”. In altre parole, a creare il proprio Wilson: il pallone che il naufrago Tom Hanks in “Cast Away” trasformò nel suo migliore amico, con tanto di occhi, bocca e capelli.  E funziona: lo stesso esperimento dimostra che farlo aiuta le persone a sentirsi meno sole. Ma ecco altri esempi:

Gli ‘amici’ di Facebook

Quando gli studenti del college si sentono esclusi, messi in disparte, tendono a stringere amicizia con più persone possibile su Facebook. Non sono, ovviamente, amici reali, ma in quel momento lo smartphone rappresenta per loro una fonte di conforto.

Il pc? “Fa quel che vuole...”

In altri casi tendiamo a personificare elettrodomestici e dispositivi per comprenderli meglio. O per spiegare il motivo per cui non riusciamo a raggiungere un risultato. E’ questo, ad esempio, il caso del pc che “ha desideri propri” e “fa quello che vuole”.

Ma c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: quando umanizziamo i prodotti diventa più difficile separarci da loro. Dopo aver chiesto a un campione di persone come descrivevano la personalità della propria auto, in pochi si sono detti pronti a venderla.

Il cuore e le tasche

In parte, come già spiegato, per il bisogno di sentirci meno soli. Ma in alcuni casi – ed è quello che avviene con le aziende - è anche una strategia di marketing per raggiungere il cuore e le tasche dei consumatori. E’ questo il caso ad esempio di People (l’uomo della Marlboro) o di Larry Bird (l’uccellino di Twitter). 



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