Migrantes: una 'millenial' da Milano a Londra a caccia di app

Migrantes: una 'millenial' da Milano a Londra a caccia di app

Roma - Appena 30 anni e gia' con un curriculum di tutto rispetto: dall'Universita' Bicocca di Milano, al dottorato in neuroscienze al King's College di Londra. Federica La Russa e' uno di quei tanti millenianls che, secondo lo studio pubblicato da Migrantes, hanno lasciato il nostro paese per raggiungere, tra le mete preferite, Londra. Anche il suo italiano e' un po' british e per dire che "ha partecipato a un concorso" dice che "ha applicato", perche' gli inglesi fanno le application, non i concorsi. "Ho applicato - ha raccontato all'Agi - per fare parte della mia tesi specialistica all'estero, in italia ho subito dinamiche un po' piu' frustranti. Una volta a Londra ho capito come giravano le cose e ho deciso di applicare per il dottorato qui. Ho vinto una position e sono rimasta. La sensazione e' che qui se ti dai da fare, viene riconosciuto e non viene visto come un disturbo".

"Il mio progetto - spiega non nascondendo un certo orgoglio - si occupa di studiare se e come il sistema nervoso periferico, in particolare i neuroni che ci permettono di sentire il dolore sono in grado di modulare il sistema immunitario durante una risposta infiammatoria. I risultati sono incoraggianti". Nessuna paura per un eventuale impatto negativo sulla ricerca nel Regno Unito per effetto della Brexit. "La Brexit - dice - non mi preoccupa visto che la mia prospettiva sara' comunque di andarmene, il mio personale parere e' che si rivelera' una gran fregatura per la scienza britannica, perche' e' resa cio' che e' dalla combinazione di teste e preparazioni diverse, cosa che nel lungo termine si perdera'. Nel mio lab siamo in 15 al momento, quasi tutti non britannici ad esclusione del capo e di un paio di dottorandi. Nessuno sa con certezza cosa succedera' quindi non e' semplice dare una risposta". Un compagno anche lui ricercatore e uno stipendio che le permette di essere completamente autonoma e di mettere anche da parte qualcosa. La prospettiva di un rientro in Italia e' lontana. "La ricerca in Germania sta andando alla grande - spiega - soprattutto negli ultimi anni, ottima qualita' e anche disponibilita' a livello economico per quanto riguarda i soldi che i lab hanno a disposizione. Gli stipendi sono ragionevoli e la qualita' di vita buona. Inoltre noi siamo della zona di Milano, questo ci da' la possibilita' di avvicinarci a casa. Abbastanza vicini da tornare piu' spesso, sufficientemente lontani da rimanere al riparo da certe brutture". Brutture tipicamente italiane come quella di non sapere cosa scrivere sulla carta d'identita' "perche' non c'e' il termine ricercatore e allora si scrive 'impiegato'". (AGI)