La Maker Faire chiude i battenti. Per ora

Licenziati tutti e 22 i dipendenti dello staff. Lo ha confermato il fondatore, Dale Dougherty, aggiungendo anche la messa in pausa anche per la rivista Make. Tutto ora è legato alle negoziazioni con banche e creditori. 

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 Contrasto
 Una mano robotica presentata alla Maker Faire Roma 2018

Il più importante spettacolo al mondo sull’innovazione, la Maker Faire, e uno dei magazine più amati dagli appassionati di tecnologia , MAKE:, sono stati messi temporaneamente in pausa dalla situazione finanziaria problematica della società che li controlla, Maker Media. Tutto lo staff, composto da 22 persone, è stato licenziato. Lo riporta il sito specializzato TechCrunch, ottenendo conferma direttamente dal fondatore e CEO, Dale Dougherty.

MAKE:, nei suoi 15 anni di pubblicazione, è diventato un punto di riferimento per l’intero movimento dei maker nel mondo. Ovvero quell’insieme di persone che mettendo a disposizione le loro capacità fabbricano soluzioni e oggetti innovativi.

Dal 2006 la Maker Faire ha organizzato più di 200 eventi, alcuni organizzati direttamente altri concessi in licenza, in oltre 40 paesi sparsi in tutti i continenti. All’interno di queste fiere, fonte d’ispirazione per milioni di persone, sono state realizzate installazioni artistiche e ingegneristiche, anche di grandi dimensioni, capaci di raccontare la creatività e la genialità umana.

Intervistato da Tech Crunch, Dougherty ha spiegato che fin dalla fondazione ha dovuto lottare per rendere sostenibile un business doppiamente complicato: “Entrare nel mondo della stampa non è un grande affare per nessuno e organizzare eventi così importanti è sempre più difficile visto il calo delle sponsorizzazioni provenienti dalle aziende. Microsoft e Autodesk ad esempio, non sono ad esempio riuscite a sponsorizzare la Maker Faire di quest’anno”.

Dougherty ha anche ribadito di non volersi arrendere, soprattutto per quanto riguarda MAKE:. L’archivio del sito è rimasto online, con la volontà di mantenere i server in esecuzione, così come la possibilità di richiedere una licenza per organizzare un evento targato Maker Faire: “Non riusciremo a fare tutto quello che è stato fatto in passato ma mi impegno a mantenere in vita la rivista e il programma di concessione delle licenze”. La sopravvivenza, conferma il CEO, è legata alle negoziazioni con le banche e con i creditori che incontrerà nei prossimi giorni.

Maker Media aveva ricevuto in passato 10 milioni di dollari di finanziamento da diversi investitori il cui interesse per l’azienda era però calato negli ultimi anni. Un interesse che invece è rimasto intatto da parte del suo pubblico di lettori (più di 125 mila abbonati a pagamento per MAKE) e di appassionati (oltre un milione e mezzo di iscritti al canale YouTube). Ma gli alti costi di produzione, in città sempre più dispendiose, e la proliferazione di progetti paralleli e alternativi, spesso gratuiti, hanno messo in ginocchio Maker Media, il cui futuro oggi è davvero in bilico.  

 



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