Ilva: La Via (Ue), tutela salute e fattibilita' interventi

Ilva: La Via (Ue), tutela salute e fattibilita' interventi
stabilimento Ilva, Taranto (agf) 

Taranto - "La tutela della salute dei cittadini e' sicuramente un principio non negoziabile ma non si puo' nemmeno pensare che interventi di grande complessita' progettuale e tecnica come quelli relativi al risanamento dell'Ilva di Taranto possono essere fatti con la bacchetta magica che peraltro nessuno ha". Lo ha affermato a conclusione della visita in Puglia il presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, Giovanni La Via, che ha guidato la delegazione di eurodeputati che dopo aver incontrato nei giorni scorsi il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, ieri e' stata a Taranto dove ha svolto una serie di audizioni e visitato anche gli impianti Ilva, ed oggi ha incontrato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. "Siccome per l'Ilva gli organi europei hanno sollevato il problema degli aiuti di Stato a proposito delle misure adottate, penso che adesso si debba trovare una giusta formulazione - spiega il presidente La Via - che da un lato tenga conto della necessita' di dare risposte efficaci alla domanda di salute e di ambiente che viene dalle popolazioni che vivono e risiedono attorno all'Ilva e dall'altro consideri le dimensioni eccezionali, davvero uniche, dell'impianto siderurgico di Taranto". Interpellato circa il fatto che, rispetto ai mesi scorsi, gli organi europei adesso non sembrano piu' pressare il Governo italiano, La Via ha detto "penso che pure a Bruxelles si siano resi conto della complessita' del caso". Spiegando poi le iniziative che adottera' la commissione Ambiente, La Via ha parlato anzitutto "di un report che verra' fatto a settembre. Poi ci potra' essere una risoluzione al Parlamento europeo che indica delle proposte alla Commissione europeo, ma non escludiamo anche di intervenire nel processo legislativo in corso per la qualita' dell'aria e di rivedere la stessa direttiva europea emissioni tenendo appunto conto della specificita' costituita da una situazione come quella di Taranto".
"Quando si afferma che il siderurgico di Taranto deve copiare i modelli organizzativi gia' applicati da acciaierie in Germania ed Austria - ha aggiunto La Via - non ci si rende conto che il paragone vale sino ad un certo punto. In quei paesi europei parliamo di impianti piu' piccoli e di approvvigionamento di materiali che viene fatto con le chiatte attraverso i fiumi. A Taranto, invece, parliamo di un impianto gigantesco, a ciclo integrale, dove le materie prime, una volta giunte via mare, hanno bisogno di chilometri di nastri trasportatori per essere trasferite nei luoghi della produzione. Ecco, l'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nel 2012 - ha sottolineato ancora il presidente della commissione Ambiente del parlamento europeo - non ha considerato, in alcuni casi, la complessita' degli interventi quando ha posto una scadenza di mesi per coprire 80 chilometri di nastri". "Dal bilancio che possiamo fare - ha rilevato ancora La Via - le gestioni passate hanno pensato soprattutto a massimizzare i ritorni economici piuttosto che a dare una prospettiva di futuro e di sostenibilita' ambientale all'impianto. La qualita' dell'aria e' migliorata, ma si deve pure considerare che prima l'Ilva produceva 8 e piu' milioni di tonnellate d'acciaio l'anno, nel 2015 ha invece chiuso a 4,6 e quest'anno, che il mercato sta andando un po' meglio, dovrebbe attestarsi a 6 milioni di tonnellate. Sul piano delle prescrizioni ambientali, e' poi evidente -ha proseguito - che sono state attuate tutte quelle gestionali e di minore impatto economico, mentre restano in stand bay tutte quelle piu' costose, come, per esempio, la copertura dei parchi, ed e' altrettanto evidente che in tale stato di stand bay rimarranno sin quando non sapremo che modello produttivo l'Ilva adottera' .Penso che fattibilita' tecnica, realizzabilita' e efficacia sul piano del risultati siano e restano i riferimenti da tener presenti". "Infine - ha concluso La Via - non trascuriamo nemmeno che alcuni interventi di bonifica non si possono fare perche' sulle aree vige il sequestro penale. E' il caso, per esempio, di un pontile Ilva dove l'azienda ha pure acquistato i materiali per l'intervento e li tiene stoccati, ma non puo' aprire il cantiere perche' a distanza di anni quell'area resta sequestrata". (AGI)