Il Pirandello giapponese è diventato un androide e fa pure lo spiritoso

Il Pirandello giapponese è diventato un androide e fa pure lo spiritoso
 pirandello giapponese androide Natsume Soseki (Afp)

Roma - E’ la storia dell’uomo che visse due volte. Nato di nuovo 100 anni esatti dopo essere morto. Anche se la seconda volta è tornato fra noi come un robot, anzi un androide. Lui si chiama, o si chiamava, Natsume Soseki, ed è considerato un gigante della letteratura giapponese. Autore di libri come “Io sono un gatto” e “il signorino” che pare siano pietre miliari per la cultura nipponica. Al punto che per una trentina di anni il volto di Natsume è stato immortalato sulla banconota da 1000 yen. E proprio quel volto è stato la base per la ricostruzione del volto del robot, avvenuta con una scansione 3D della maschera funebre dello scrittore.

Il Pirandello giapponese è diventato un androide e fa pure lo spiritoso
Il progetto, annunciato qualche mese fa da Hiroshi Ishiguro, un ricercatore dell’università di Osaka, è stato concluso ieri, il giorno prima del centesimo anniversario della morte di Natsume Soseki. La presentazione mondiale è stato uno show. Sul palco, accanto al ricercatore di robotica, c’era il nipote dello scrittore, Fusanosuke Natsume. E lui, o meglio la sua versione androide, era seduta in mezzo con un vestito di tweed, il gilet sopra la cravatta marrone, le scarpe di cuoio e sul volto i baffetti che aveva quando aveva 45 anni. Le prime parole sono state: “Ciao, scusate se resto seduto, del resto sono passati quasi cento anni giusto?”.

Ma a che serve far rivivere l’androide di un grande scrittore? Per esempio avrebbe senso fare lo stesso per Alessandro Manzoni o Luigi Pirandello o Italo Svevo? I giapponesi sono convinti che questo androide riaccenderà l’interesse delle giovani generazioni verso l’opera di Natsume Soseki. E quindi è previsto che il robot possa tenere lezioni nelle scuole e nelle università e recitare alcune opere dello scrittore nei teatri. La prima dimostrazione l’ha fatta subito leggendo dei brani di un testo poco noto, “Ten Dreaming Nights”. Poi gli è stato chiesto di ridere e la risposta, programmata, è stata: “E’ difficile ridere senza una barzelletta”.
Sarà interessante vedere come reagirà il pubblico per capire come sarà un giorno, non lontano, la vita con i robot.