Esplora online, compra in negozio: arriva l'app (italiana) del commercio ibrido

Riservata al settore moda, Winkle mette in rete i punti vendita di singole città

Esplora online, compra in negozio: arriva l'app (italiana) del commercio ibrido
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Chi l'ha detto che l'e-commerce distruggerà i punti vendita fisici? Fino a qualche anno fa, sembrava che digitale e scaffale fossero avversari. Poi è arrivato il mobile e la rotta è cambiata. Lo smartphone trasforma l'esperienza di acquisto: piattaforme online e botteghe si sostengono a vicenda. Anche l'amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, uno che di solito ci vede lungo, ha iniziato ad affiancare i bit con i mattoni: ha aperto librerie, punti di ritiro e supermercati. Anche l'Italia, nel suo piccolo, ha le sue conferme. Winkle è un'app riservata al settore moda, appena lanciata a Torino. “È un modello ibrido che permette di unire l’esperienza di ricerca online con la finalizzazione offline”, spiega il ceo Alessandro Catanzariti.

L'applicazione mette in rete i punti vendita di singole città. Gli utenti registrati possono cercare quello che vogliono, prenotarlo (senza obbligo di acquisto) e provarlo in negozio. Con sconti riservati agli iscritti. Si parte dalla Mole, con 25 negozi multimarca indipendenti, ciascuno presente con 100 capi. Una vetrina di 2500 offerte, corredate dalle informazioni sul punto vendita.

Come guadagna Winkle

Winkle guadagna attraverso un doppio canale: una sottoscrizione e una commissione sul transato. Quest'ultima, però, verrà attivata nel secondo semestre 2017, quando la piattaforma si arricchirà di nuovi servizi (consegna a domicilio, concierge, personal shopper digitale) e con un sistema di pagamento che permetterà agli utenti non solo di cercare e prenotare ma anche di pagare direttamente tramite l'app.

Winkle nasce da un'idea di Catanzariti. Durante la sua esperienza nel settore retail, si rende conto che piccoli e medi commercianti non comprendono fino in fondo le potenzialità del digitale. E inizia a costruire il progetto di una piattaforma pensata per aggregare chi non fa parte delle grandi catene.

Digitale, piccoli e grandi

“La principale differenza presente oggi sul mercato fra piccoli e grandi operatori retail – racconta Catanzariti - è la capacità di ingaggiare il consumatore con campagne di comunicazione, visibilità e servizi. Winkle è lo strumento con il quale portiamo la digital trasformation nel piccolo commercio di vicinato, valorizzando le capillarità e la professionalità dietro ogni piccola insegna”.

L'app, infatti, non è solo un collettore di negozi online. Ma “si prende cura di aspetti di marketing, visibilità, servizi accessori”. Tra le altre cose, gestisce le offerte, fornisce dati sui clienti e offre un un sistema di messaggistica che spesso i piccoli non hanno il tempo, la voglia o le risorse di sviluppare. “Così – afferma il ceo di Winkle – lasciamo ai retailer la possibilità di concentrarsi sugli aspetti commerciali della propria attività”.

Dall'idea alla costruzione del team

Catanzariti aggrega attorno a sé alcuni imprenditori e professionisti del settore IT e comunicazione. Che accettano di diventare partner. “Attualmente Winkle è interamente finanziata dai soci”, afferma il suo ideatore. “Ma vi sono già dei contatti in essere con terze parti per un primo round esterno che possa accelerare il progetto”.

Milano Firenze e Roma dopo Torino

La startup vuole ampliarsi. Il suo funzionamento è ancorato al territorio: si va quindi avanti città per città: “Il modello Winkle vuole svilupparsi in un’ottica metropolitana per garantire agli utenti del servizio un'adeguata densità di dato”, sottolinea il ceo. Il piano di espansione prevede altre tre città oltre Torino nel 2017: Milano, Firenze e Roma. Nel capoluogo lombardo, lo sbarco è pianificato per maggio: “La diffusione sulla prossima città target è già work in progress attraverso la rete vendita che gestisce i rapporti con il retail”.

Struttura snella e passi avanti cauti. Catanzariti prevede di raggiungere il punto di pareggio “a fine anno” grazie alle sottoscrizioni. E se il servizio di pagamento online dovesse dare buone risposte sin dall'inizio, “la previsione di breakeven potrebbe accorciarsi”.

Il commercio è ibrido

Il futuro dirà se le previsioni saranno centrate. Il cambiamento di scenario, intanto, è già una realtà. Secondo la Total Retail Survey 2016 di PwC, i canali dello shopping preferiti restano i negozi (per il 42% degli utenti). Ma senza dimenticare lo smartphone: il 43% si dei consumatori vuole ricevere offerte personalizzate in tempo reale all'interno del punto vendita, il 39% usa i dispositivi mobile all'interno dei negozi per cercare prodotti online (39%), leggere recensioni (30%), comparare i prezzi (27%) e accedere a coupon e codice sconto (24%). Insomma, secondo Catanzariti, “il modello che sembra delinearsi all’orizzonte racconta un futuro in cui offline e online si mescoleranno sempre più”.

L'e-commerce non ucciderà le casse: “Dopo la fuga in avanti del digitale che mirava ad eliminare la fisicità degli acquisti, oggi clienti e retailer si stanno rendendo conto che un punto di contatto basato sull'esperienza è diventata una necessità. La fruizione, tuttavia, non può più essere quella di prima. La velocità di ricerca, la possibilità di avere informazioni sui prodotti in tempo reale e la condivisione diventano gli assi portanti del processo evolutivo a cui il retail non può sottrarsi”.