Trump non deve bloccare chi lo critica su Twitter. Glielo suggerisce un tribunale

A novembre del 2017 era stato presentato un esposto a tutela di sette utenti Twitter bloccati dal Presidente per aver criticati il suo operato.

Trump non deve bloccare chi lo critica su Twitter. Glielo suggerisce un tribunale

Un tribunale americano ha suggerito al Presidente degli Stati Uniti di silenziare gli utenti di Twitter che lo infastidiscono anziché bloccarli, come soluzione per una controversa causa iniziata cinque mesi fa dal 'Knight Institute per il Primo Emendamento' della Columbia University, come riportato da Associated Press.

A novembre del 2017 il gruppo aveva presentato un esposto in tribunale a tutela di sette utenti Twitter, bloccati dal Presidente, dopo che questi avevano espresso delle critiche sul suo operato. Secondo l’organizzazione questo costituirebbe una violazione delle prerogative del Primo Emendamento, in quanto l’account di Trump può essere considerato un luogo pubblico di dibattito.

L’azione legale è stata estesa anche al capo dell’ufficio stampa del Presidente, Sean Spicer, e al responsabile dei social media della Casa Bianca, Daniel Scavino.

“Dal modo in cui il Presidente Trump utilizza @realDonaldTrump, l’account è diventato un canale importante per essere informati sulla presidenza e sul Governo statunitense”, si legge nell’esposto. “A coloro a cui è stato interdetto l’accesso all’account è impedito di apprendere informazioni che sono condivise solo attraverso quell’account”.

Così, l’otto marzo, il giudice distrettuale Naomi Reice Buchwald ha proposto come risoluzione pacifica tra le parti che il Presidente silenziasse gli utenti che “trova personalmente offensivi”, anziché bloccarli. Gli avvocati delle parti sottoporranno ai rispettivi clienti questa soluzione. Katherine Fallow, avvocato del Knight Institute, ha commentato: “Non è una soluzione perfetta, ma certamente è una soluzione abbastanza buona”.

Il giudice del Distretto sud di New York ha inoltre precisato che la soluzione sarebbe la più saggia, perché “come in ogni caso, c’è sempre il rischio di perdere”. Se si andasse a processo, il caso potrebbe costituire un precedente importante, ed è una conseguenza di cui evidentemente il giudice vuole tenere conto.

 

 

 



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