Archeologia: robot acquatico per ricerche reperti nell'Oristanese

(AGI) - Oristano, 19 apr. - I ricercatori che lo stanno mandando avanti lo accre...

Archeologia: robot acquatico per ricerche reperti nell'Oristanese
 Robot acquatico

(AGI) - Oristano, 19 apr. - I ricercatori che lo stanno mandando avanti lo accreditano come il primo esperimento del genere in Europa: un moderno robot acquatico impiegato nelle ricerche archeologiche, capace di vedere col sistema dell'ecoscandaglio sino a dieci metri di profondita' dal livello di un fondale. I test vengono eseguiti nello stagno di Santa Giusta grazie a una collaborazione che riunisce l'Ismar Cnr di Bologna, il Consorzio Pro ambiente, l'Iamc di Torre Grande, l'Universita' di Cagliari, la Sovrintendenza della Sardegna e il Comune di Santa Giusta. Non a caso e' stato scelto lo stagno: gia' negli anni scorsi proprio Universita' e Sovrintendenza in quelle acque avevano fatto importanti scoperte archeologiche, riconducibili all'antica citta' fenicia di Othoca e alla probabile presenza di un porto. Il robot acquatico, simile a un catamarano in miniatura, monta una strumentazione sofisticata ed e' programmato per essere pilotato da riva, dove trasmette in diretta le immagini acquisite col meccanismo delle onde sonore. Dati che vengono immagazzinati ed utilizzati per disegnare mappe tridimensionali, che, come ha spiegato Carla Del Vais, dell'Universita' di Cagliari, "potranno essere di grande aiuto nello studio dell'evoluzione di questi luoghi, molto importante nella nostra ricerca". La sperimentazione di Santa Giusta richiama quella col georadar attuata nel sito di Mont'e Prama, nel Sinis di Cabras, per la ricerca delle statue dei giganti. Il meccanismo e' simile: si guarda laddove l'occhio umano non puo' vedere per capire se ci siano rilievi indentificabili come reperti. "Il robot acquatico e' un apparecchio costruito utilizzando tecnologia tutta open", hanno spiegato stamane i ricercatori Fabrizio del Bianco, del Consorzio Pro ambiente, e Giuseppe Stanghellini, dell'Ismar, l'Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna. "Nasce come strumento per la geofisica, per lo studio delle stratificazioni del fondale e che adesso ha anche questa importante applicazione nel campo della ricerca archeologica". In questi giorni i test hanno dato esito positivo e, a quanto si e' appreso, hanno consentito di recuperare dal fondale dello stagno di Santa Giusta alcune grandi anfore. Sono state svuotate e spedite a Cagliari insieme al materiale contenuto (in una di queste anche una testa di agnello) per le analisi e gli studi piu' appropriati. (AGI)
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