Goldman Sachs si inventa il pret-a'-porter finanziario (con una app)

La banca d'affari compra Clarity Money, l'applicazione che aiuta un milione di americani a gestire i propri risparmi

Goldman Sachs si inventa il pret-a'-porter finanziario (con una app)

Goldman Sachs punta sempre di più su Main Street e s'inventa il pret-a'-porter finanziario, la banca d'investimento alla portata di tutti. Goldman ha infatti comprato un'app che sostiene di essere in grado di aiutare un milione circa di persone negli Usa a prendere decisioni finanziarie migliori. L'app si chiama Clarity Money ed è gratuita. I termini finanziari della transazione non sono stati svelati. Fondata nell'aprile del 2016, la start-up, che ha sede a New York, connette gli utenti ai loro conti e alle loro carte di credito fornendo, per esempio, suggerimenti su prestiti che potrebbero essere rifinanziati, bollette che potrebbero essere rinegoziate, o sulla gestione 'spicciola' del risparmio. Se l'utente accetta un'offerta da un gruppo diverso da quello in uso, Clarity incassa una commissione per avere messo in contatto le due parti.

L'inventore è un "fratello d'arte"

Il ceo della app, Adam Dell (il fratello più giovane di Michael, il fondatore e ceo di Dell Technologies, uno dei colossi Usa dei pc e dei servizi informatici), si unisce a Goldman nelle vesti di partner, continuerà a occuparsi della app e darà i suoi input a Marcus, la divisione di Goldman dedicata alle attività digitali e lanciata un anno e mezzo fa. La divisione, il cui nome si ispira al fondatore di Goldman, vanta circa 20 miliardi di dollari di depositi e ha emesso circa 3 miliardi di prestiti non garantiti.

Adam Dell - che ha una figlia con la modella-attrice Padma Lakshmi - lo scorso anno spiegò ai microfoni di Cnbc che Clarity punta a fornire ai clienti un "quadro olistico" di quanto pagano alla loro banca, alla loro compagnia assicurativa e al gruppo usato per le loro carte di credito. "I clienti dovrebbero stupirsi quando vedono quei numeri aggregati. La nostra speranza è gettare luce su come i clienti sono trattati dalle grandi aziende", aveva detto.

Più o meno quelli di Adam Dell sono gli stessi argomenti usati negli anni Sessanta e Settanta dagli stilisti fondatori del pret a porter, secondo i quali occorreva trovare il modo di distribuire l'alta moda a livello di massa per consentire a chiunque di indossare abiti di classe, a prezzi abbordabili. La differenza è che al posto degli abiti qui si tratta di consentire a chiunque di usare i servizi dell'alta finanza, a prezzi ragionevoli. E questi servizi non li offre uno qualsiasi, ma Goldman Sachs, una delle più grandi e prestigiose banche Usa, la quale punta a un cambiamento radicale: compensare la persistente debolezza nel suo core business, quello del trading, ampliando il settore dei prestiti. Come? Non certo in modo tradizionale.

Il colosso di Wall Street cambia pelle

Come spiega il 'Financial Times', Goldman spinge verso i prestiti in modo generalizzato: dall'unità bancaria di investimento, dove i banchieri offrono ai clienti servizi banali come le linee di credito revolving, alla divisione di private-banking, dove i gestori patrimoniali sollecitano i clienti a non intaccare i loro portafogli azionari e a prendere soldi in prestito, in modo conveniente, per acquistare quadri, gioielli, barche, o proprietà immobiliari. La virata verso i prestiti ha già avuto un effetto sul bilancio di Goldman, il quale a fine 2017 registrava 67 miliardi di dollari di prestiti totali detenuti per investimenti, oltre 10 volte il livello del 2012. Questo modello di business "va contro la sua storia, Goldman non ha alcun precedente di espansione nei servizi bancari al consumo, commerciali o aziendali", spiega al 'Financial Times' Brian Kleinhanzl, analista alla Kbw di New York. "Devono ancora dimostrare di poterlo fare", aggiunge. Tuttavia questi sforzi stanno già cambiando l'aspetto dell'azienda.

Dopo decenni di attività prevalentemente orientata sulla banca d'investimento (negoziazione e sottoscrizione di titoli e operazioni di intermediazione), Goldman ora si avvia a diventare una banca universale, cioè uno sportello unico per aziende e consumatori, sul modello di Citigroup e JPMorgan Chase. La strada però è in salita e per ora non ha dato i frutti sperati: i ricavi di Goldman si sono fermati a circa 34 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2015, prima di scivolare a 30,6 miliardi nel 2016. L'anno scorso c'è stata una ripresa e i risultati del primo trimestre di quest'anno lasciano ben sperare, ma non soddisfano i mercati, anche perché restano dopati dal trading. A gennaio il valore di mercato di Goldman è sceso sotto quello della rivale Morgan Stanley, l'unica altra banca di investimento indipendente rimasta in piedi. Anche Morgan Stanley ha puntato sui prestiti, ma non nel modo massiccio di Goldman, la quale nel 2017 ha creato una divisione consumer e una banca commerciale, che fornisce prestiti al consumo al dettaglio, cioè ti presta fino a 40.000 dollari per rinnovare casa.

In realtà ancora oggi il grosso dell'attività della banca arriva dai prestiti ai clienti super-ricchi della banca privata, quelli con almeno 50 milioni di dollari in portafoglio. Tuttavia la banca punta ora ad attirare clienti un po' meno facoltosi, quelli con un patrimonio inferiore a 10 milioni, offrendogli prestiti da 75.000 a 25 milioni di dollari, garantiti dai portafogli di investimento.

La sfida di Marcus

Per ampliare l'orizzonte dei suoi prestiti, Goldman ha utilizzato finora uno strumento molto poco digitale, quello della posta diretta, cioè ha acquistato gli elenchi dei possibili clienti da agenzie di credito come Equifax ed Experian e poi ha inviato offerte alle famiglie in giro per gli Stati Uniti. L'anno scorso Goldman ha inviato circa 200 milioni di richieste di prestiti, circa 800.000 al giorno. Ora però ha Marcus, la banca priva di filiali, puramente digitale, in cui Goldman ha investito almeno 500 milioni di dollari.

Marcus attualmente ha circa mezzo milione di clienti e punta a raggiungere le linee di credito, le carte di credito, la gestione patrimoniale e gli account pensionistici di milioni di consumatori e di risparmiatori. In che modo? Con le app. Ovviamente non è la sola, Citibank, Wells Fargo, Chase hanno anch'esse annunciato piani per il lancio di nuove divisioni bancarie digitali, o per sviluppare le app che dovranno integrare e migliorare i loro servizi basati sulle filiali. È il pret-a'-porter finanziario, e Clarity è lo strumento di cui Goldman si è dotata. La sfida è grossa, non solo perché si tratta di un settore culturalmente del tutto diverso dalle tradizioni di Goldman, ma anche perché il mondo finanziario va verso una stretta monetaria, la quale farà lievitare la volatilità dei mercati, il rischio di turbolenze e quindi anche il pericolo di una fuga dagli investimenti. Proprio in una fase come questa Goldman sui gioca la carta del pret-a'-porter finanziario. È un rischio ma, come spiega al 'Financial Times' Marty Mosby analista di Vining Sparks, "occorre dargli il beneficio del dubbio, perché è Goldman".



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