#internetday: l’Italia e il digitale tra apocalittici e integrati

AGI e Censis hanno presentato la prima edizione del Diario dell’Innovazione, dal titolo “Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale”.

#internetday: l’Italia e il digitale tra apocalittici e integrati

Sull’innovazione l’Italia sembra divisa tra “apocalittici” e “integrati”, secondo la celebre formula di Umberto Eco. I più giovani guardano con ottimismo alla rivoluzione digitale che li vede “nativi”, mentre le fasce più deboli della popolazione temono che, con l’automazione, i robot ruberanno loro il lavoro. C’è invece più consenso nel Paese sulla necessità di una ‘web tax’ sui colossi di internet e un contesto più favorevole alle startup, viste come una dinamo irrinunciabile per la popolazione. Mentre l’ombra del terrorismo rende sempre più persone disposte a sacrificare la privacy in nome della sicurezza. Questi i principali temi di discussione che al Maxxi di Roma hanno coinvolto imprenditori, innovatori, politici e giornalisti durante l’#internetday organizzato da AGI e Censis, che hanno presentato la prima edizione del Diario dell’Innovazione, dal titolo “Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale”.

"L'innovazione”, spiega Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, “in particolare spaventa i più deboli". Si guarda soprattutto all'allarme lavoro: "spaventa il tema dell'occupazione e della tutela personale. Le donne e i più giovani che abitano nelle città più piccole hanno più difficoltà ad accettare" questi cambiamenti. "In questo rapporto", prosegue De Rita, "cerchiamo di capire l'altro lato della metabolizzazione. La tecnologia corre ma la società ha ritmi diversi di adattamento. Più del 90% dei ragazzi di 14 anni ha lo smartphone ed è connesso a internet". L'obiettivo del Diario dell'innovazione, dice ancora De Rita "guarda a tre aspetti: la reazione del sistema paese, come gli italiani guardano a se stessi, e in che termini le politiche pubbliche rispondono".

Due le star indiscusse dell’evento: il presidente della Casaleggio associati, Davide Casaleggio, e il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Due personalità schierate su fronti diversi in politica ma altrettanto sensibili alle tematiche dell’innovazione, e concordi nell’obiettivo di portare l’Italia a superare il ‘digital gap’ che ancora la divide da altre economie sviluppate.

#internetday: l’Italia e il digitale tra apocalittici e integrati
 Carlo Calenda

Calenda: le transizioni non possono essere brutali

"Le transizioni non possono essere fatte in modo brutale" e non su "una base ideologica ma pragmatica", ha sottolineato Calenda, "Il tasso di cambiamento deve essere accettabile per le persone". "Oggi - prosegue Calenda - siamo in una grandissima fare di reflusso. L'innovazione per prima volta è sentita da una parte della popolazione come un pericolo. Questi fenomeni non vanno interpretati in modo ideologico né in un senso né nell'altro: bisogna studiarli, governandoli, e bisogna spiegarli ai cittadini come sono, non come vorremmo che fossero". E' indubbio, secondo il ministro che "l'innovazione e la globalizzazione fratturano le società in modo fortissimo tra vincitori e vinti. L'anno scorso abbiamo fatto il record assoluto di export: +150 miliardi di euro da quando la Cina è entrata nel Wto. Va tutto bene? No perche' abbiamo perso il 25% di base manifatturiera". E le due cose stanno insieme, secondo Calenda, proprio per "il principio della frattura". "La globalizzazione - dall'altro canto - ha tirato fuori 1 miliardo di persone dalla povertà, che credo sia una cosa straordinaria".

La tecnologia, prosegue Calenda, "opera nello stesso modo: distingue con grandissima chiarezza chi ha possibilità di educarsi non solo nelle competenze tecniche e chi ha la possibilita' di investire". La tecnologia infine, secondo Calenda, porta anche a un cambiamento di paradigma del lavoro che "può anche essere negativo, noi non lo sappiamo: la verità è che dipende da cosa facciamo noi per renderlo positivo o negativo".

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 Davide Casaleggio

Casaleggio: Rousseau ha creato un'intelligenza collettiva

Casaleggio ha presentato la piattaforma Rousseau che supporta il Movimento 5 Stelle, “un unicum al mondo dal punto di vista delle attivita'". La piattaforma "ha permesso alle persone di mettersi insieme e di creare un'intelligenza collettiva", ha sottolineato, "Rousseau ha permesso diverse attivita' che non erano mai state fatte al mondo on line da parte di un movimento politico, per esempio la scelta di candidati on line", ha aggiunto.

Casaleggio ha quindi preso ad esempio il Parlamento europeo "ma anche in quello italiano. Nel Parlamento europeo abbiamo avuto circa 80 mila persone che potevano candidarsi. Cinquemila che si sono candidate, 80 che sono finite nelle liste, 15 parlamentari europei, semplicemente da una selezione on line su cui c'e' stata una partecipazione collettiva. Stiamo creando il programma on line anche in queste settimane col coinvolgimento di decine di migliaia di iscritti che ogni volta partecipano alla costituzione di questo programma", ha detto Casaleggio spiegando che su Rousseau c'è anche il programma Lex per dare al possibilità ai cittadini di presentare proposte di legge.

#internetday: l’Italia e il digitale tra apocalittici e integrati

"Serve un piano Marshall per il digitale"

"L'Italia soffre ancora di un gap antico tra cultura umanistica e scientifica. Risale ai tempi di Benedetto Croce e c'è tuttora. Investiamo poco in ricerca e sviluppo e questo crea un circolo vizioso perche' meno ricerca vuol dire oggi frenare lo sviluppo e la crescita del Paese", ha detto Paola Bonomo, consigliere indipendente e business angel, "per questo serve un piano Marshall per il digitale e la tecnologia. Penso che l'Italia non dovrebbe essere soltanto un consumatore di tecnologia, ma diventare un produttore. Per farlo serve capire che la tassazione finora è stata legata al territorio. Si tassano i redditi e i consumi di un determinato territorio nazionale. Abbiamo cercato di applicare poi questi criteri anche alle cose che non riguardano il territorio, come internet. Ma bisogna capire che il capitale e il lavoro saranno sempre più mobili. E tassarli rischia di diventare un flop. Dobbiamo tassare cose che non si muovono, come la prima casa, le successioni. Di qui si possono prendere i soldi per finanziare la ricerca e lo sviluppo".

"Cambio di passo con l'Industria 4.0"

L'Italia è in ritardo sul fronte dell'innovazione ma negli ultimi 12 mesi c'è stato un cambio di passo, coinciso con l'introduzione del piano Industria 4.0, avverte invece Elio Catania presidente di Confindustria Digitale, concludendo la manifestazione. "Abbiamo accumulato ritardo e tanto - afferma - anche perché la leadership del Paese non ha capito cosa internet stava portando all'economia, ma qualcosa eècambiato negli ultimi 12 mesi". Catania si riferisce "al momento in cui il sistema imprese e governo, grazie al lavoro di Calenda ma non solo a lui, hanno capito che se vuoi fare un salto" devi metterti insieme. "Avevamo bisogno di messaggi forti e il piano Calenda è un grosso lavoro fatto insieme, uno shock forte. Si è messo in movimento qualcosa. E' la prima volta che io vedo la politica industriale centrata sull'innovazione e come ha detto Calenda il pallino è in mano agli imprenditori".