Il primo Starbucks italiano (a Milano) in 14 immagini

  • Starbucks Milan Reserve Roastery 
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06 settembre 2018,15:34

Tubi di rame che corrono sul soffitto, e poi il caldo colore del legno, ottone e vetri di Murano intorno alle colonne, un'illuminazione non invadente che ricorda quella del Castello Sforzesco, marmi di Carrara ovunque, come quelli usati per la costruzione del Duomo. È il primo Starbucks italiano, una torrefazione, una Reserve Roastery che omaggia la nostra tradizione, e dal 7 settembre apre i battenti a Milano nello storico ex palazzo della Posta di piazza Cordusio.

L'uomo che fortemente ha voluto tutto ciò, sfidando le polemiche dei tradizionalisti amanti del rito della 'tazzulella', che già fioccarono copiose lo scorso febbraio quando la catena americana annuncio' l'apertura milanese, è il patron della multinazionale Howard Schultz. Non a caso Schultz ha subito precisato: "Non vogliamo insegnare agli italiani a fare il caffè, siamo qui con umiltà e sappiamo bene che dobbiamo tributare il massimo rispetto al caffè italiano".

In effetti nel Starbucks Reserve Roastery c'è tanto del Bel Paese. Non solo una miscela ad hoc, un blend di caffè pensato per il gusto nostrano, ma la gastronomia di Rocco Princi con la sua bakery, con forno a legna, rivestito da Porfido della Lombardia. Varcata la soglia il primo pensiero va a Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il film di Tim Burton interpretato da uno spettacolare Johnny Depp. Sembra di essere sul set di quel film.

Anche se in questo caso, la fabbrica non è di cioccolato ma di caffè. E l'aroma nell'aria non lascia incertezze. Al centro dell'enorme salone, in tutto 2.300 mq, fa bella mostra di sè una grande tostatrice Scolari. Tutto il procedimento è a vista. La macchina per la torrefazione in pochi minuti trasforma i chicchi verdi del caffè in un colore bruno scuro, raggiungendo la tostatura. Poi il tutto passa nel vassoio di raffreddamento prima di finire in un tamburo di bronzo alto 7 metri, in attesa di essere imbustato e impacchettato e viaggiare verso gli store di tutta Europa, Medio Oriente e Africa. Non tutto, certo: parte del caffè sfreccia sulle teste dei clienti attraverso i tubi di rame per finire nei silos posizionati nei diversi bar delle Roastery.

Qui si 'degusta'. E si acquista. Ci sono 6 tipologie di caffè in vendita, con diversa provenienza. Il più prelibato è l'Hawai Kau, sempre primo nelle competizioni mondiali (39 euro per 100 grammi). Mentre per incontrare il gusto italiano è stata creata una miscela di 3 caffe', il Pantheon blend vintage 2018 Milano con note di cioccolato, toffee e uva sultanina (9 euro per 100 grammi).



06 settembre 2018,15:34

Tubi di rame che corrono sul soffitto, e poi il caldo colore del legno, ottone e vetri di Murano intorno alle colonne, un'illuminazione non invadente che ricorda quella del Castello Sforzesco, marmi di Carrara ovunque, come quelli usati per la costruzione del Duomo. È il primo Starbucks italiano, una torrefazione, una Reserve Roastery che omaggia la nostra tradizione, e dal 7 settembre apre i battenti a Milano nello storico ex palazzo della Posta di piazza Cordusio.

L'uomo che fortemente ha voluto tutto ciò, sfidando le polemiche dei tradizionalisti amanti del rito della 'tazzulella', che già fioccarono copiose lo scorso febbraio quando la catena americana annuncio' l'apertura milanese, è il patron della multinazionale Howard Schultz. Non a caso Schultz ha subito precisato: "Non vogliamo insegnare agli italiani a fare il caffè, siamo qui con umiltà e sappiamo bene che dobbiamo tributare il massimo rispetto al caffè italiano".

In effetti nel Starbucks Reserve Roastery c'è tanto del Bel Paese. Non solo una miscela ad hoc, un blend di caffè pensato per il gusto nostrano, ma la gastronomia di Rocco Princi con la sua bakery, con forno a legna, rivestito da Porfido della Lombardia. Varcata la soglia il primo pensiero va a Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il film di Tim Burton interpretato da uno spettacolare Johnny Depp. Sembra di essere sul set di quel film.

Anche se in questo caso, la fabbrica non è di cioccolato ma di caffè. E l'aroma nell'aria non lascia incertezze. Al centro dell'enorme salone, in tutto 2.300 mq, fa bella mostra di sè una grande tostatrice Scolari. Tutto il procedimento è a vista. La macchina per la torrefazione in pochi minuti trasforma i chicchi verdi del caffè in un colore bruno scuro, raggiungendo la tostatura. Poi il tutto passa nel vassoio di raffreddamento prima di finire in un tamburo di bronzo alto 7 metri, in attesa di essere imbustato e impacchettato e viaggiare verso gli store di tutta Europa, Medio Oriente e Africa. Non tutto, certo: parte del caffè sfreccia sulle teste dei clienti attraverso i tubi di rame per finire nei silos posizionati nei diversi bar delle Roastery.

Qui si 'degusta'. E si acquista. Ci sono 6 tipologie di caffè in vendita, con diversa provenienza. Il più prelibato è l'Hawai Kau, sempre primo nelle competizioni mondiali (39 euro per 100 grammi). Mentre per incontrare il gusto italiano è stata creata una miscela di 3 caffe', il Pantheon blend vintage 2018 Milano con note di cioccolato, toffee e uva sultanina (9 euro per 100 grammi).