'Luxus' nella storia e nella cultura. Una mostra a Milano dal 12 luglio

  • LUXUS Lo stupore della bellezza - Stanza del Giardino Segreto
     
  • LUXUS Lo stupore della bellezza - Stanza del Palazzo
     
  • LUXUS Lo stupore della bellezza - Stanza del Tesoro  
  • LUXUS Lo stupore della bellezza - Stanza della Maschera  
  • LUXUS Lo Stupore della Bellezza - Serpente 
12 luglio 2018,16:44

Allestita nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, vuole essere “un percorso di educazione estetica per comprendere la storia e il concetto di Lusso”



Abiti, porcellane, oggetti preziosi, maschere, statue, tigri e serpenti, per raccontare da un punto di vista storico e concettuale i mutamenti dell’idea di lusso. E’ ‘Luxus - Lo Stupore della Bellezza’, l’originale mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e dalla Fondazione Stefano Zecchi, che dal 12 luglio al 30 settembre 2018 aprirà al pubblico. Allestita nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, vuole essere “un percorso di educazione estetica per comprendere la storia e il concetto di Lusso”.

È questo l’obiettivo del suo curatore, Stefano Zecchi che spiega come il lusso abbia “sempre accompagnato la nostra cultura. È una continua ricerca di realizzazione di oggetti belli e preziosi che possano creare una differenza tra ciò che è ordinario e ciò che ha una sua eccezionalità”. Nulla di tutto ciò ha a che vedere con la volgarità, che è altra cosa. “Le persone sono stile – spiega - e lo stile non viene cambiato dal lusso, se una persona è volgare il lusso aumenta la volgarità”. In questa esposizione, attraverso un percorso che si snoda in 11 sale, si racconta lo sviluppo storico e concettuale del concetto di lusso, mettendo all’origine le grandi corti regali, quelle pontificie.

“E poi avanti cosi’ fino all’ingresso nella modernità – continua Zecchi - quando il lusso diventa una cosa per tutti, attraverso il sacrificio, il denaro che si ottiene attraverso le proprie attività. Questo comincia a generare quelle complessità che conosciamo: il lusso diventa la vanità”. E proprio alla vanità è dedicata una sala, allestita con la scenografia che venne fatta per la rappresentazione al Teatro alla Scala della Manon Lescaut per la regia di Liliana Cavani: una messa in scena per suggerire un’elegante idea con cui si può vivere la vanità del lusso. E la stanza si trasforma in una suite di un albergo a sette stelle, dove tra le vestaglie di seta del Vate D’Annunzio, prestito della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, e i broccati della manifattura Rubelli si consumano aperitivi tra caviale e spumante.

 Il lusso diventa bagliore nella “Stanza della Luce” dove si viene attratti dall’abito creato da Federico Sangalli, illuminato da un tessuto particolare, si tratta di ‘Dreamlux’, “un’organza percorsa da fibra ottica e smerigliata in modo casuale” che si ricarica attraverso una semplice chiavetta usb, E che fa parte del progetto ‘light my night’. “Lux e lussuria, mi piaceva spiegare come nella parola lusso c’è l’origine di lux e di lussuria , - osserva il curatore Stefano Zecchi - questo apollineo e dionisiaco che si rincorrono nella nostra esistenza, la luce che illumina il sapere. E la lussuria è il sentimento della propria capacità sensuale, dell’erotismo, che non può essere dimenticato”. 

Per Zecchi, un’attenzione particolare va data alla sala dedicata alla Natura. E spiega perché. “Per definire certi ambianti naturali si può dire lussuriosi. Ecco in questi casi non ti viene in mente un aspetto negativo, ma di una esuberanza della sua bellezza. Mi piacerebbe che questa modalità di pensiero della lussuriosità della natura che ci mette anche nella condizione di rispettare la natura, diventi anche un atteggiamento comprensibile di quello che è il nostro rapporto con le cose, con gli oggetti. Vorrei che questo fosse un percorso di educazione estetica”.

“Gli uomini hanno ‘involgarito’ il lusso perché ne fanno un oggetto di potere, esibizione, mentre la natura non ha bisogno di ostentazione. Ecco perché alla fine c’è una tigre, che per me è l’emblema di una natura selvaggia lussuriosa, e un serpente, che nella tradizione cristiana è simbolo del peccato, ma non dimentichiamo che si attorciglia al bastone di Esculapio. La tradizione nordica infatti vede nel serpente un simbolo di vitalità. Questa ambiguità che è dentro il nostro modo di conoscere il lusso la si può rappresentare nel simbolo stesso del serpente”.



12 luglio 2018,16:44

Allestita nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, vuole essere “un percorso di educazione estetica per comprendere la storia e il concetto di Lusso”



Abiti, porcellane, oggetti preziosi, maschere, statue, tigri e serpenti, per raccontare da un punto di vista storico e concettuale i mutamenti dell’idea di lusso. E’ ‘Luxus - Lo Stupore della Bellezza’, l’originale mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e dalla Fondazione Stefano Zecchi, che dal 12 luglio al 30 settembre 2018 aprirà al pubblico. Allestita nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, vuole essere “un percorso di educazione estetica per comprendere la storia e il concetto di Lusso”.

È questo l’obiettivo del suo curatore, Stefano Zecchi che spiega come il lusso abbia “sempre accompagnato la nostra cultura. È una continua ricerca di realizzazione di oggetti belli e preziosi che possano creare una differenza tra ciò che è ordinario e ciò che ha una sua eccezionalità”. Nulla di tutto ciò ha a che vedere con la volgarità, che è altra cosa. “Le persone sono stile – spiega - e lo stile non viene cambiato dal lusso, se una persona è volgare il lusso aumenta la volgarità”. In questa esposizione, attraverso un percorso che si snoda in 11 sale, si racconta lo sviluppo storico e concettuale del concetto di lusso, mettendo all’origine le grandi corti regali, quelle pontificie.

“E poi avanti cosi’ fino all’ingresso nella modernità – continua Zecchi - quando il lusso diventa una cosa per tutti, attraverso il sacrificio, il denaro che si ottiene attraverso le proprie attività. Questo comincia a generare quelle complessità che conosciamo: il lusso diventa la vanità”. E proprio alla vanità è dedicata una sala, allestita con la scenografia che venne fatta per la rappresentazione al Teatro alla Scala della Manon Lescaut per la regia di Liliana Cavani: una messa in scena per suggerire un’elegante idea con cui si può vivere la vanità del lusso. E la stanza si trasforma in una suite di un albergo a sette stelle, dove tra le vestaglie di seta del Vate D’Annunzio, prestito della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, e i broccati della manifattura Rubelli si consumano aperitivi tra caviale e spumante.

 Il lusso diventa bagliore nella “Stanza della Luce” dove si viene attratti dall’abito creato da Federico Sangalli, illuminato da un tessuto particolare, si tratta di ‘Dreamlux’, “un’organza percorsa da fibra ottica e smerigliata in modo casuale” che si ricarica attraverso una semplice chiavetta usb, E che fa parte del progetto ‘light my night’. “Lux e lussuria, mi piaceva spiegare come nella parola lusso c’è l’origine di lux e di lussuria , - osserva il curatore Stefano Zecchi - questo apollineo e dionisiaco che si rincorrono nella nostra esistenza, la luce che illumina il sapere. E la lussuria è il sentimento della propria capacità sensuale, dell’erotismo, che non può essere dimenticato”. 

Per Zecchi, un’attenzione particolare va data alla sala dedicata alla Natura. E spiega perché. “Per definire certi ambianti naturali si può dire lussuriosi. Ecco in questi casi non ti viene in mente un aspetto negativo, ma di una esuberanza della sua bellezza. Mi piacerebbe che questa modalità di pensiero della lussuriosità della natura che ci mette anche nella condizione di rispettare la natura, diventi anche un atteggiamento comprensibile di quello che è il nostro rapporto con le cose, con gli oggetti. Vorrei che questo fosse un percorso di educazione estetica”.

“Gli uomini hanno ‘involgarito’ il lusso perché ne fanno un oggetto di potere, esibizione, mentre la natura non ha bisogno di ostentazione. Ecco perché alla fine c’è una tigre, che per me è l’emblema di una natura selvaggia lussuriosa, e un serpente, che nella tradizione cristiana è simbolo del peccato, ma non dimentichiamo che si attorciglia al bastone di Esculapio. La tradizione nordica infatti vede nel serpente un simbolo di vitalità. Questa ambiguità che è dentro il nostro modo di conoscere il lusso la si può rappresentare nel simbolo stesso del serpente”.